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Bomba carta contro la parrocchia di Lido. Don Sebastiano: "Hanno distrutto l'ingresso. Spero nelle telecamere"

A don Sebastiano la solidarietà dei suoi parrocchiani che sono scesi in strada assieme a lui alle 3 del mattino. “Quello è un punto a imbuto quindi il botto si è sentito molto bene e anche lontano".

donsebastiano


FERMO - Un boato in piena notte: l'orologio faceva alle 3. Don Sebastiano stava dormendo quando il botto l’ha svegliato. “Sono sceso subito in strada e ho visto la porta della parrocchia completamente distrutta”. Una bomba carta potente posizionata chissà da chi solo per fare danni, non volevano entrare ma solo creare problemi alla parrocchia di Lido San Tommaso. “La cosa che mi preoccupa di più – sottolinea il parroco – è che l’attentato arriva dopo quanto successo al Duomo a fine febbraio. Non so più se è un gesto isolato o se qualcuno ce l'ha contro la chiesa”.

Don Sebastiano non ha problemi, anche se gestisce l'area più complessa della diocesi: Lido Tre Archi, Lido San Tommaso, parrocchie complicate dove c'è una grande ricerca di integrazione. “Mi rispettano tutti - ribadisce il parroco - quindi non credo che sia stato qualcosa contro di me. Avrebbero fatto una scelta diversa”.

Ora si spera che i carabinieri riescano a raggiungere i colpevoli. La Chiesa è dotata di telecamere e nella zona ce ne sono diverse, le imamgini sono già in possesso dei Carabinieri di Porto San Giorgio. A don Sebastiano la solidarietà dei suoi parrocchiani che sono scesi in strada assieme a lui alle 3 del mattino. “Quello è un punto a imbuto quindi il botto si è sentito molto bene e anche lontano. Ma io non mi preoccupo, oggi si riprende tutto come se non fosse successo”.

Raffaele Vitali

Il Fermano dopo Tipicità ha due obiettivi: più grano Jervicella e impianti fotovoltaici

Gli impianti fotovoltaici hanno raggiunto nelle Marche quota 19.827. Nel Fermano se ne contano 2.103, contro i 6.318 della provincia di Ancona, i 4.540 di Macerata, i 4.373 di Pesaro e i 2.493 attivati ad Ascoli Piceno.

tipicitabio


FERMO – Da Fermo è partito il suo rilancio, grazie a un manipolo di imprenditori che hanno trovato in Confindustria il partener con cui entrare sui tavoli internazionali. Hanno affascinato Expo, hanno creato prodotti. Il tutto con un ingrediente dimenticato: il grano jervicella. Ed è a lui che la Coldiretti ha promesso impegno per far sì che il grano autoctono prenda piede non solo nel Fermano. Nota già nel XVI secolo e ampiamente usata nell’Ottocento per la produzione dei cappelli nella zona di Montappone, dopo gli anni sessanta la coltivazione è stata abbandonata e la Jervicella è stata salvata dall’estinzione grazie all’impegno di pochi agricoltori.

“Una produzione dalle grandi potenzialità, sia in termini di reddito per gli agricoltori che per le creazione di sinergie con il settore artigiano, per dare opportunità di sviluppo al nostro territorio” ha spiegato Paolo Mazzoni, presidente di Coldiretti Ascoli Fermo. A ripercorrere la storia del grano è stata Giulia Iervicella, storica e figlia di Giuseppe Iervicella, da cui questa varietà di frumento ha preso il nome, affiancata da Dino Roso, “agricoltore custode” incaricato dall’Assam. Pane e pasta sono i primi due alimenti che usano la Jervicella, ma poi ci sono scarpe e cappelli, come ha ribadito Paolo Marzialetti, presidente nazionale del Settore Cappello della Federazione Tessili Vari.

Si pensa a Tipicità, anche al futuro energetico del Paese. Coldiretti ha firmato un accordo con la cooperativa sociale Meridiana, sotto il cappello della Regione. Gli impianti fotovoltaici hanno raggiunto nelle Marche quota 19.827. Nel Fermano se ne contano 2.103, contro i 6.318 della provincia di Ancona, i 4.540 di Macerata, i 4.373 di Pesaro e i 2.493 attivati ad Ascoli Piceno, secondo l’analisi Coldiretti su dati Gse. Quasi la metà (49 per cento) degli impianti è di dimensione medio-piccola (da 3 a 20 kilowatt di potenza), mentre un 34 per cento è rappresentato da quelli piccoli, fino a 3 kw.

L’intesa presentata a Tipicità, alla presenza del presidente di Coldiretti marche, Tommaso Di Sante, e del direttore Enzo Bottos prevede un insieme di consulenze e servizi che Meridiana mette a disposizione delle aziende iscritte a Coldiretti, nell’ambito della tutela ambientale e dello sviluppo sostenibile, in particolare del risparmio energetico e della realizzazione di sistemi per la produzione di energia pulita, autoprodotta a chilometri zero.

Uno stand a Tipicità: operazione vincente per imprese e Comuni, se non si lascia lo spazio vuoto

 Se il mulino Agostini vende chili di pane è perché è buono, ma anche perché sono in quattro dietro il bancone a spiegarti cosa stai per comprare. E così per i salumi e i formaggi dei Sibillini fino ad arrivare alle confetture di San Michele.

uranostand


FERMO – Tipicità funziona. La folla che ha invaso i corridoi, costringendo gli organizzatori anche a chiudere per un’oretta l’accesso al Fermo Forum ieri pomeriggio, lo dimostra. Parlando con chi vende, la soddisfazione aumenta. Soprattutto se presentavi prodotti facilmente trasportabili, come una barattolo di marmellata ad esempio. Ci sono aziende che, ricevute alla mano, hanno incassato duemila euro in poco più di 24 ore.

Diverso il discorso per un’altra ala di Tipicità, ovvero quella legata ai comuni. Il senso della presenza va ricercato con il lumicino. C’è chi partecipa perché tra i Comuni fondatori, chi perché crede che davvero sia un veicolo di promozione per le manifestazioni comunali, chi forse per farsi vedere. Ma come partecipare è il punto. Ha ancora senso uno stand come quello di Porto San Giorgio, che sarà anche grande ma che resta vuoto per il 70% del Festival? Perché uno dovrebbe fermarsi in uno spazio vuoto, in cui a dominare sono manifesti e brochure. Allora, più senso ha la strategia di Porto Sant’Elpidio, che in uno stand che è meno della metà inserisce stuzzichini di pesce che attirano e ha sempre persone presenti per dare informazioni. O, meglio ancora, psgstandMonte Urano, che i soldi per l’allestimento li ha ben spesi, realizzando un maxi libro che racconta la storia della città, come se fosse una favola. Nello stand i ragazzi del servizio civile e quelli della Pro Loco. Risultato, tanti che si fermano e ammirano i protagonisti sfogliare e spiegare la città. La stessa Sant’Elpidio a Mare, incastrata tra il Monte e il porto, si difende con la sua storia affidandosi a due manichini che vivono della luce dei vicini di corridoio. Insomma, se ci si deve essere a Tipicità, non basta il nome, serve il fisico. E stamattina, girando per i padiglioni, vedere stand istituzionali costati migliaia di euro ai cittadini completamente lasciati a se stessi non è stata una bella pagina.

Gli organizzatori di Tipicità offrono l’opportunità, a fronte di un consistente obolo, ma poi sta ai comuni trasformarla in vantaggio. Se il mulino Agostini vende chili di pane è perché è buono, ma anche perché sono in quattro dietro il bancone a spiegarti cosa stai per comprare. E così per i salumi e i formaggi dei Sibillini fino ad arrivare alle confetture di San Michele. Spirito imprenditoriale, quello che anche ai Comuni ogni tanto farebbe bene provare a usare.

Raffaele Vitali

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Terremoto, un anno dopo ho i corpi davanti agli occhi

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