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La domenica di Fermo: inquilini a messa, ladri in casa. Inquilini a pranzo fuori, ladri in dispensa

Sei appartamenti ripuliti in poche ore in zona Caldarette.

polizia di notte


FERMO – Le preghiere aiutano l’anima, ma non fermano i ladri. Una domenica da dimenticare per gli abitanti di una palazzina lungo la provinciale Valdete che al rientro dalla messa hanno trovato il caos dentro casa. Un ladro scaltro, che ha studiato bene il colpo e le abitudini, con gli abitanti della palazzina che la domenica vanno a mesa insieme e poi al cimitero. Solo un appartamento è stato risparmiato, quello in cui si trova uno studio legale, che la domenica è chiuso.  

Ma non bastavano quattro appartamenti ai ladri. Altri due sono stati colpiti poco distante: uno in contrada Ete Caldarette dove i ladri rubato generi alimentari, e uno in contrada Camera di Fermo, dove hanno rubato soldi, entrando anche nel laboratorio sotto l’abitazione. Indaga la Polizia.

Silvana Zechini alla guida della commissione Pari opportunità della provincia di Fermo

“La commissione Pari opportunità è una delle funzioni fondamentali rimaste in capo alla Provincia di Fermo".

zechini


FERMO – Dopo aver assegnato la delega alle pari Opportunità al consigliere massimo Silvestrini, esponente di Porto San Giorgio, la Provincia ha completato l’iter con la riunione della commissione e l’elezione della presidente.

Silvana Zechini, Antonella Orazietti , Sabrina Petrelli, Elisabetta Squadroni,  Laura Gaspari, Massimo Silvestrini e Barbara Ermini hanno scelto di affidare la guida alla Zechini, ex assessore ai servizi sociali nella giunta Brambatti. “La commissione Pari opportunità è una delle funzioni fondamentali rimaste in capo alla Provincia di Fermo e ha l’obiettivo di garantire la rimozione delle discriminazioni e degli ostacoli alla parità di genere” sottolineano i vertici dell’Ente.

Longevità e alimentazione, la dieta mediterranea (sorpasso Usa) fa riflettere Tipicità

C'è poco da stupirsi, allora, se un terzo delle malattie croniche e tumori, secondo l'Oms, potrebbero essere evitati con il cibo.

tipicita fila


FERMO - In una Regione in cui sono sempre più numerosi i centenari e ultracentenari – sono oltre 600 - parlare di una longevità da mantenere anche per il prossimo futuro, significa mettere insieme due fattori: l'innovazione scientifica e le tradizioni rurali, oltre ad uno stile di via più a misura d'uomo.

Una tematica che ben si prestava ad essere trattata a Tipicità dove l'Inrca ha organizzato un convegno dal titolo 'Dieta Mediterranea e civiltà rurale: viatico per i centenari marchigiani': un'occasione per il direttore generale, Gianni Genga, per ribadire come le tematiche dell'invecchiamento siano da sempre al centro dell'attenzione dell'Istituto di riposo e cura anziani.

Uno dei motivi della longevità dei marchigiani è dato dalla qualità della vita in una regione in cui va sviluppato “il tema dell'agricoltura sociale attraverso progettualità dedicate all'anziano che non si possono affrontare senza un valido contributo scientifico” ha affermato Anna Casini (vicepresidente della Regione Marche con delega all'agricoltura), riferendosi al progetto Inrca – Regione su 'Logenvità Attiva in ambito rurale'.

Il confronto con i territori che non godono della stessa qualità di vita per riconoscere la longevità tipica delle Marche è da considerare come un punto di forza secondo il sindaco di Fermo, Paolo Calcinaro.

Vero, ma non sarà così a lungo. Con gli Stati Uniti che hanno sorpassato l’Italia per consumi di prodotti della dieta mediterranea, dal pomodoro al vino, e sempre più consumatori nel mondo attenti ai principi della sana alimentazione, “la creazione di filiere della salute basate sulle produzioni agricole rappresenta un’opportunità di reddito e sviluppo per l’economia del nostro territorio” ribadisce la Coldiretti.

Per una vecchiaia in salute, occorre tenere sotto controllo i cambiamenti nello stile di vita e il fatto che negli ultimi 50 anni sia cambiato e di molto, il modo di alimentarsi. “Prima del boom economico, la dieta era quella mediterranea e i pasti un'occasione di convivialità – ha esordito Leonardo Seghetti (docente di chimica e trasformazione degli alimenti dell'Istituto tecnico agrario Ulpiani di Ascoli) – e gli attuali centenari provengono da quella cultura rurale. Oggi, più di 30 milioni di italiani mangiano soli, fuori casa, molti prodotti già pronti per il consumo, con un forte impoverimento delle proprietà nutritive”.

C'è poco da stupirsi, allora, se un terzo delle malattie croniche e tumori, secondo l'Oms, potrebbero essere evitati con il cibo.

Pietro Scendoni (responsabile reumatologia dell'Inrca di Fermo) parlando della prevenzione dell'osteoporosi ha chiarito: “Non c'è una dieta specifica, ma bisogna puntare su una dieta ricca di vitamina D e Calcio di cui sono ricchi pesce azzurro e frutta secca”.

Bruno Mistretta (medicina riabilitativa Inrca di Fermo) ha fornito dati utili a comprendere la portata del fenomeno 'osteoporosi' che in Italia colpisce “circa 5milioni di persone colpite, il 50% sopra gli 80 anni, ed è la principale causa di invalidità negli anziani”.

Un aiuto può venire da una corretta nutrizione, come ha spiegato Paolo Orlandoni (Nutrizione clinica) parlando di un adeguato apporto calorico e proteico, alternato a una costante attività fisica. Sempre restando in tema di longevità, di tradizioni rurali che vanno dalla cucina all'artigianato, Tipicità è stata l'occasione più opportuna per l'Inrca per sottolineare un altro concetto, apparentemente scontato ma che tale non è: il rapporto tra nonni e nipoti, il fare vedere, fare insieme e lasciar fare.

Tramandare una cultura rurale dai nonni ai nipoti significa non perdere del tutto certi valori e certi stili di vita che sono uno dei motivi principali per i quali il vivere nelle Marche ha un alto livello qualitativo. “Giovani e meno giovani, un tempo, erano impegnati in attività comuni che non consentiva di avvertire mai la solitudine” ha spiegato Scendoni. Anche l'Oms ha riconosciuto tra i fattori che incidono positivamente sulla longevità, la relazioni sociali e la dimensione familiare.

redazione@laprovinciadifermo.com 

Nuovi passaggi pedonali illuminati e colorati: Fermo investe sulla sicurezza

La ditta Violoni dovrà potenziare gli attuali percorsi pedonali, creare nuovi percorsi pedonali, nuovi marciapiedi e adeguare le intersezioni con la creazione di attraversamenti bicolori a contrasto e illuminati.

Pedestrian allert


FERMO – Partono i cantieri dopo l’aggiudicazione dei lavori alla ditta Violoni di Altidona, guidata dal giovane imprenditore che guida gli edili di Confindustria Fermo.

Priorità al progetto pedone sicuro, che prevede numerosi interventi in modo da “favorire il miglioramento della sicurezza stradale nelle aree urbane attraverso la tutela e messa in sicurezza degli utenti deboli e migliorare la sicurezza della mobilità ciclo-pedonale attraverso la creazione di percorsi protetti e riservati”.

Violoni dovrà potenziare gli attuali percorsi pedonali, creare nuovi percorsi pedonali, nuovi marciapiedi e adeguare le intersezioni con la creazione di attraversamenti bicolori a contrasto e illuminati. Queste le vie che saranno interessate da questi interventi: Via Tirassegno; Via Salvo D’Acquisto / Via Speranza; Via Salvo D’Acquisto, Via Diaz; Largo San Giuliano (Rotatoria) / Viale  Trento Nunzi, Viale della Carriera / Largo Manara, Via Crollalanza / Largo Manara, Viale Trieste, Via Pompeiana, Via Zeppilli / Viale Trento, Via Adriatica.

La zanzara colpisce: primo caso di Zika a Fermo. L'Asur: "Dieci giorni di cure, è già a casa"

“Un caso chiuso, quindi, senza problemi. Tra l’altro – ribadisce il direttore dell'Area Vasta, Licio Livini – non parliamo di una malattia trasmettibile con facilità. Noi abbiamo fatto quanto dovuto, allertando anche il Ministero della Salute del caso". 


di Raffaele Vitali

FERMO -  Primo caso di Zika, prima guarigione. Tutto all’interno dell’ospedale Murri di Fermo. La zanzara che sta ‘uccidendo’ il sud America ha colpito un fermano che si trovava a Santo Domingo. Al rientro ha accusato diversi sintomi. Nulla di preoccupante, ma abbastanza per andare in ospedale a farsi controllare. “Aveva un po’ di febbre, le ghiandole ingrossate” spiega il direttore dell’Area Vasta 4 di Fermo, Licio Livini.

Arrivato al Murri, è stato preso in consegna dal professor Amadio, primario di infettologia. “E’ stato bravo a leggere sintomi di per sé normali” prosegue Livini. L’uomo è rimasto ricoverato per dieci giorni, poi, il 29 febbraio è uscito ed è potuto tornare a casa sua.

“Un caso chiuso, quindi, senza problemi. Tra l’altro – ribadisce Livini – non parliamo di una malattia trasmettibile con facilità. Noi abbiamo fatto quanto dovuto, allertando anche il Ministero della Salute del caso. La prontezza ha permesso all’uomo di evitare danni maggiori, anche se i pericoli principali li corrono le donne incinta”.

Sarebbe stato più preoccupante se il caso fosse capitato d’estate. Perché l’eventuale zanzara si sarebbe potuta riprodurre con maggior facilità arrivando in Italia. Cosa invece impossibile con le temperature invernali. “Un caso già risolto quindi. Anzi, un caso che non esiste più. Grazie alla prontezza del dottor Amadio, che ha fatto analizzare i prelievi e ha avuto conferma che fosse davvero Zika, ma grazie anche all’intelligenza del paziente che si è presentato in ospedale poco dopo essere tornato dal sud America”.

redazione@laprovinciadifermo.com 

Praga, prove di gemellaggio con la pallavolo: 80 atleti scelgono Fermo per giocare a beach volley

Alloggeranno nel camping di Loro e proveranno l'accoglienza, cosa ha da offrire questo territorio. E sicuramente resteranno stupiti perché guardandosi dietro le spalle vedranno i monti mentre davanti avranno il mare.

calcinaro testabassa


Fermo - Ci sono viaggi che dimostrano dopo poco la loro utilità. Non capita spesso, ma in questo caso il sindaco Paolo Calcinaro ha avuto ragione. E’ partito assieme all'assessore Torresi e al consigliere d'opposizione Sonia Marrozzini ed è arrivato a Praga. Non in centro, Praga 7, un po' fuori come se fosse un quartiere di Milano. Lì ha incontrato le istituzioni, gli imprenditori, le realtà del territorio ceco, sportive e sociali.

Ed è tornato poi a Fermo. Un viaggio di piacere, una semplice vacanza? Non certo questo l'obiettivo, anche perché i costi sono stati quasi irrisori. Dopo poco, sono passate un paio di settimane, è arrivata la conferma di un primo accordo.

Ad aprile 80 giovani pallavolisti, che vogliono giocare a beach volley e che solitamente andavano verso nord, verso Lignano Sabbiadoro e ancora ci andranno perché li hanno un progetto che coinvolge 400 persone, hanno scelto di provare e vedere come si troveranno a Fermo, convinti anche dalle ottime squadre di pallavolo che godono di stima a livello internazionale.

Alloggeranno nel camping di Lido e proveranno l'accoglienza, cosa ha da offrire questo territorio. E sicuramente resteranno stupiti perché guardandosi dietro le spalle vedranno i monti mentre davanti avranno il mare. Insomma un'operazione durata poco più di un weekend che ha già portato vantaggi per le strutture ricettive, quella che ad aprile sta aperta, e sicuramente anche per ristoranti e musei.

r.vit.

70 milioni, 250 posti letto, 900 giorni di lavori: è il nuovo ospedale di Fermo

Due anni e mezzo a partire dalla firma del contratto tra la Regione Marche (cui l'Asur ha affidato la gestione della pratica) e le ditte Carron (Treviso) e Termigas (Bergamo).

firmaospedale


FERMO - Due anni e mezzo: questo il tempo previsto per far sorgere il nuovo ospedale unico provinciale di Fermo in località Campiglione. Due anni e mezzo a partire dalla firma del contratto tra la Regione Marche (cui l'Asur ha affidato la gestione della pratica) e le ditte Carron (Treviso) e Termigas (Bergamo), il raggruppamento temporaneo di imprese cui è stata aggiudicata definitivamente la gara per la nuova struttura ospedaliera.

Saranno 250 i posti letto disponibili in un ospedale per il quale sono state impegnate somme importanti, 70milioni di euro, 39 milioni di fondi stati e 31 regionali. Cifre e numeri che, presumibilmente entro il 2018, sono destinati a diventare realtà, dotando il territorio fermano di un servizio sanitario come agognava da tempo, che ha fatto tanto discutere ma il cui iter, nonostante le difficoltà a reperire le risorse economiche, è andato avanti nonostante tutto e, dopo un lungo standby, è arrivato alla conclusione.

Bomba carta contro la parrocchia di Lido. Don Sebastiano: "Hanno distrutto l'ingresso. Spero nelle telecamere"

A don Sebastiano la solidarietà dei suoi parrocchiani che sono scesi in strada assieme a lui alle 3 del mattino. “Quello è un punto a imbuto quindi il botto si è sentito molto bene e anche lontano".

donsebastiano


FERMO - Un boato in piena notte: l'orologio faceva alle 3. Don Sebastiano stava dormendo quando il botto l’ha svegliato. “Sono sceso subito in strada e ho visto la porta della parrocchia completamente distrutta”. Una bomba carta potente posizionata chissà da chi solo per fare danni, non volevano entrare ma solo creare problemi alla parrocchia di Lido San Tommaso. “La cosa che mi preoccupa di più – sottolinea il parroco – è che l’attentato arriva dopo quanto successo al Duomo a fine febbraio. Non so più se è un gesto isolato o se qualcuno ce l'ha contro la chiesa”.

Don Sebastiano non ha problemi, anche se gestisce l'area più complessa della diocesi: Lido Tre Archi, Lido San Tommaso, parrocchie complicate dove c'è una grande ricerca di integrazione. “Mi rispettano tutti - ribadisce il parroco - quindi non credo che sia stato qualcosa contro di me. Avrebbero fatto una scelta diversa”.

Ora si spera che i carabinieri riescano a raggiungere i colpevoli. La Chiesa è dotata di telecamere e nella zona ce ne sono diverse, le imamgini sono già in possesso dei Carabinieri di Porto San Giorgio. A don Sebastiano la solidarietà dei suoi parrocchiani che sono scesi in strada assieme a lui alle 3 del mattino. “Quello è un punto a imbuto quindi il botto si è sentito molto bene e anche lontano. Ma io non mi preoccupo, oggi si riprende tutto come se non fosse successo”.

Raffaele Vitali

Il Miti risorge: il museo tecnologico passa in gestione al Montani: "Aperto 100 giorni all'anno"

Francesco Trasatti: "Una struttura oggi non valorizzata. Noi integreremo il Miti all’interno dell’offerta museale cittadina”.

Fermo duomo aerea


FERMO – Un anno di vita. Poi si vedrà. “Giornata bella, dopo mesi arriva la firma della convenzione tra la Provincia e l’Iti Montani per la gestione della struttura del museo Miti”. Dopo l’inaugurazione e la chiusura obbligata, nasce un comitato scientifico per coordinare il recupero. A farne parte: presidente della Provincia, dirigente patrimonio, dirigente del Montani e direttore del museo, che verrà nominato. “Il comitato programmerà l’attività che poi sarà guidata dal direttore” spiega Stefano Pompozzi, consigliere provinciale delegato alla Cultura. Il Comune di Fermo è attore non protagonista, ma entra nel comitato tecnico scientifico come invitato permanente

“Da oggi riapriamo e rilanciamo il museo, che è una eccellenza di questo territorio. All’interno della convenzione, oltre a tutto ciò che si andrà a fare all’interno, c’è l’impegno assunto di tenerlo aperto per almeno 100 giorni che il Comitato scientifico individuerà”. L’estate per attirare turisti, il giovedì per portarci la gente che va al mercatino, le gite e le visite delle scuole come base di partenza.

La Provincia per molti è ormai defunta, ma “è evidente che non è così. Abbiamo cominciato con l’attivazione dei corsi professionali dell’Ipsia, primi in tutta al regione a spendere fondi Fse nella formazione. Abbiamo riattivato al commissione pari opportunità e oggi – ribadisce il presidente Perugini - siamo qui a siglare la ripartenza di una struttura importante, pur senza risorse economiche”.

Questo il Miti fino a oggi: 2013-2014 aperto nei fine settimana, 2015 chiuso. Come avere – sottolinea Perugini - una Ferrari parcheggiata in garage perché non ha il tagliando e la benzina”. La benzina ora la metterà la preside Margherita Bonanni: “Un museo che racconta la storia di Fermo. Tutte le strutture metalliche che riempiono l’Italia sono state fuse nei nostri laboratori. Per noi è una sfida. Il 19 e il 20 marzo subito apriremo”. L’ingegner Rotunno ha formato 50 ragazzi in modo che possano guidare durante la giornata del Fai i turisti al museo. “E faranno da guide anche in inglese”.

Una delle forze del Montani è il ruolo che giocano gli ex allievi, oltre ai 200 insegnanti attualmente in funzione: “Sono tutti entusiasti di questo ritorno a casa, seppur per un anno, delle attrezzature della scuola. Chi ha frequentato il Montani sente di avere ricevuto molto e oggi ha voglia di ridare. Per questo sono convinta che le risorse per gestirlo arriveranno”.

A Fermo, come Comune, il compito di mettere il Miti in rete con le altre strutture museali, in primis quelle legate alla Scienza e la tecnica. “Vorremmo dei collegamenti con l’Europa, penso alla Francia con cui abbiamo un legame speciale” ribadisce la Bonanni.

Francesco Trasatti crede nei musei e nella cultura e quindi con gioia accoglie il Miti: “Essere nel comitato come membro permanente è fondamentale per poter dare il contributo. Una struttura oggi non valorizzata. Noi integreremo il Miti all’interno dell’offerta museale cittadina”. Si prende l’impegno del potenziamento dei musei scientifici: penso al museo Zavatti, al polo di Villa Vitali, che il Comune vuole riconfigurare per renderlo più appetibile, “a fine anno scade anche l’appalto con Sistema Museo e rivedremo il piano di gara”, e ora al Miti.

La scuola pagherà: “Le risorse umane e professionali le abbiamo e non credo di doverle pagare. Riaprendo qualche entrata ci sarà con convegni, biglietti e iniziative”. La Provincia neonata seppe terminarlo, evitando l’ennesima incompiuta, la Provincia per tanti morente lo rimette in vita: Miti sono gli amministratori, almeno nel fermano, che ci provano a fare il loro dovere aiutati da validi dirigenti come Borraccini, Babini e i fidati Pagani e Vallasciani.

r.vit.

Il Fermano dopo Tipicità ha due obiettivi: più grano Jervicella e impianti fotovoltaici

Gli impianti fotovoltaici hanno raggiunto nelle Marche quota 19.827. Nel Fermano se ne contano 2.103, contro i 6.318 della provincia di Ancona, i 4.540 di Macerata, i 4.373 di Pesaro e i 2.493 attivati ad Ascoli Piceno.

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FERMO – Da Fermo è partito il suo rilancio, grazie a un manipolo di imprenditori che hanno trovato in Confindustria il partener con cui entrare sui tavoli internazionali. Hanno affascinato Expo, hanno creato prodotti. Il tutto con un ingrediente dimenticato: il grano jervicella. Ed è a lui che la Coldiretti ha promesso impegno per far sì che il grano autoctono prenda piede non solo nel Fermano. Nota già nel XVI secolo e ampiamente usata nell’Ottocento per la produzione dei cappelli nella zona di Montappone, dopo gli anni sessanta la coltivazione è stata abbandonata e la Jervicella è stata salvata dall’estinzione grazie all’impegno di pochi agricoltori.

“Una produzione dalle grandi potenzialità, sia in termini di reddito per gli agricoltori che per le creazione di sinergie con il settore artigiano, per dare opportunità di sviluppo al nostro territorio” ha spiegato Paolo Mazzoni, presidente di Coldiretti Ascoli Fermo. A ripercorrere la storia del grano è stata Giulia Iervicella, storica e figlia di Giuseppe Iervicella, da cui questa varietà di frumento ha preso il nome, affiancata da Dino Roso, “agricoltore custode” incaricato dall’Assam. Pane e pasta sono i primi due alimenti che usano la Jervicella, ma poi ci sono scarpe e cappelli, come ha ribadito Paolo Marzialetti, presidente nazionale del Settore Cappello della Federazione Tessili Vari.

Si pensa a Tipicità, anche al futuro energetico del Paese. Coldiretti ha firmato un accordo con la cooperativa sociale Meridiana, sotto il cappello della Regione. Gli impianti fotovoltaici hanno raggiunto nelle Marche quota 19.827. Nel Fermano se ne contano 2.103, contro i 6.318 della provincia di Ancona, i 4.540 di Macerata, i 4.373 di Pesaro e i 2.493 attivati ad Ascoli Piceno, secondo l’analisi Coldiretti su dati Gse. Quasi la metà (49 per cento) degli impianti è di dimensione medio-piccola (da 3 a 20 kilowatt di potenza), mentre un 34 per cento è rappresentato da quelli piccoli, fino a 3 kw.

L’intesa presentata a Tipicità, alla presenza del presidente di Coldiretti marche, Tommaso Di Sante, e del direttore Enzo Bottos prevede un insieme di consulenze e servizi che Meridiana mette a disposizione delle aziende iscritte a Coldiretti, nell’ambito della tutela ambientale e dello sviluppo sostenibile, in particolare del risparmio energetico e della realizzazione di sistemi per la produzione di energia pulita, autoprodotta a chilometri zero.

Picchiato con spranghe di ferro, 40enne rapinato al benzinaio di Girola

A terra ferito, l’uomo con le poche forze rimaste si è trascinato fino alla strada. Qui, con il volto sanguinante si è sbracciato chiedendo aiuto. Ma nessuna macchina si è fermata.

polizia di notte


FERMO – Il distributore di benzina Tamoil in zona Girola non era l’obiettivo della rapina, ma il luogo di una aggressione con rapina che sa di regolamento di conti. Perché il 40enne fermano picchiato a sangue conosceva i suoi aggressori. E lo ha confermato alla Polizia.

Una vicenda inquietante per la violenza. Il 40enne arriva al benzinaio, scende per fare il pieno e viene aggredito. Un agguato in piena regola con tanto di spranghe. A terra ferito, l’uomo con le poche forze rimaste si è trascinato fino alla strada. Qui, con il volto sanguinante si è sbracciato chiedendo aiuto. Ma nessuna macchina si è fermata.

Alla fine sono stati tre ragazzi a raccoglierlo e a portarlo al Commissariato. Poi la corsa al pronto soccorso per ricucire le ferite su volto e testa che sanguinavano. Indaga ora la polizia che cerca due nordafricani e l’auto del 40enne, rubata dopo il pestaggio.

Uno stand a Tipicità: operazione vincente per imprese e Comuni, se non si lascia lo spazio vuoto

 Se il mulino Agostini vende chili di pane è perché è buono, ma anche perché sono in quattro dietro il bancone a spiegarti cosa stai per comprare. E così per i salumi e i formaggi dei Sibillini fino ad arrivare alle confetture di San Michele.

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FERMO – Tipicità funziona. La folla che ha invaso i corridoi, costringendo gli organizzatori anche a chiudere per un’oretta l’accesso al Fermo Forum ieri pomeriggio, lo dimostra. Parlando con chi vende, la soddisfazione aumenta. Soprattutto se presentavi prodotti facilmente trasportabili, come una barattolo di marmellata ad esempio. Ci sono aziende che, ricevute alla mano, hanno incassato duemila euro in poco più di 24 ore.

Diverso il discorso per un’altra ala di Tipicità, ovvero quella legata ai comuni. Il senso della presenza va ricercato con il lumicino. C’è chi partecipa perché tra i Comuni fondatori, chi perché crede che davvero sia un veicolo di promozione per le manifestazioni comunali, chi forse per farsi vedere. Ma come partecipare è il punto. Ha ancora senso uno stand come quello di Porto San Giorgio, che sarà anche grande ma che resta vuoto per il 70% del Festival? Perché uno dovrebbe fermarsi in uno spazio vuoto, in cui a dominare sono manifesti e brochure. Allora, più senso ha la strategia di Porto Sant’Elpidio, che in uno stand che è meno della metà inserisce stuzzichini di pesce che attirano e ha sempre persone presenti per dare informazioni. O, meglio ancora, psgstandMonte Urano, che i soldi per l’allestimento li ha ben spesi, realizzando un maxi libro che racconta la storia della città, come se fosse una favola. Nello stand i ragazzi del servizio civile e quelli della Pro Loco. Risultato, tanti che si fermano e ammirano i protagonisti sfogliare e spiegare la città. La stessa Sant’Elpidio a Mare, incastrata tra il Monte e il porto, si difende con la sua storia affidandosi a due manichini che vivono della luce dei vicini di corridoio. Insomma, se ci si deve essere a Tipicità, non basta il nome, serve il fisico. E stamattina, girando per i padiglioni, vedere stand istituzionali costati migliaia di euro ai cittadini completamente lasciati a se stessi non è stata una bella pagina.

Gli organizzatori di Tipicità offrono l’opportunità, a fronte di un consistente obolo, ma poi sta ai comuni trasformarla in vantaggio. Se il mulino Agostini vende chili di pane è perché è buono, ma anche perché sono in quattro dietro il bancone a spiegarti cosa stai per comprare. E così per i salumi e i formaggi dei Sibillini fino ad arrivare alle confetture di San Michele. Spirito imprenditoriale, quello che anche ai Comuni ogni tanto farebbe bene provare a usare.

Raffaele Vitali

L'accusa di Donati, Cisl: "Potes e servizi, la sanità fermana depredata nel silenzio"

Contesta le scelte, contesta il silenzio, contesta il piano. Donati ne ha per tutti: “Quella dello spostamento diurno della Potes da P.S.Giorgio a Fermo è propaganda pura, niente più".

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FERMO – “Il volere di coloro che si dovrebbe rappresentare, è molto distante dalla visione della giunta regionale e dei Direttori di Area Vasta”. Inizia così la disamina di Giuseppe Donati, il segretario regionale della Cisl Fp che di Fermo è la voce più critica sulla riorganizzazione e lo stato della sanità.

“La volontà di mettere mano per forza al sistema dell’emergenza porterà gravi ripercussioni al territorio sia costiero sia montano dell’Area Vasta 4” secondo Donati. E questo avviene nel silenzio. Come CISL FP non comprendiamo come la Conferenza dei Sindaci abbia potuto avvallare le scelte a dir poco incomprensibili dell’ASUR. L’Amministrazione di Porto San Giorgio, ad esempio, come fa a stare tranquilla e zitta, sapendo che a breve la postazione del 118, nelle ore diurne si trasferirà a Fermo? Un comprensorio costiero che d’estate triplica la sua popolazione, assiste allo scippo della postazione del 118 senza fiatare? Rimaniamo basiti”.

Contesta le scelte, contesta il silenzio, contesta il piano. Donati ne ha per tutti: “Quella dello spostamento diurno della Potes da P.S.Giorgio a Fermo è propaganda pura, niente più. Tutti gli addetti ai lavori conoscono perfettamente le cause dei tempi di attesa nel Pronto Soccorso di Fermo. Agire, ad esempio, sulla disponibilità effettiva di posti letto in ospedale o avere strutture per post-acuti, sarebbe di grande aiuto ma purtroppo questo problema rimane irrisolto. L’Area Vasta 4, nonostante le recenti aperture di strutture di lungodegenza e cure intermedie, rimane la cenerentola delle Marche per il rapporto popolazione- posti letto per acuti e per residenze. Del resto, come la CISL FP aveva pronosticato, i posti letto per acuti, persi per la riconversione delle medicine di Sant’Elpidio a Mare e Montegiorgio, non sono stati recuperati. Troppi ed incontrollati, infine, gli accesi impropri al Pronto Soccorso di Fermo. Questi sono destinati ad aumentare a causa della chiusura dei P.P.I. che avverrà a seguito della visionaria riorganizzazione della Giunta Ceriscioli. I Punti di Primo Intervento verranno, infatti, trasformati in semplici ambulatori per prestazioni programmate. Ne faranno le spese le periferie e l’entroterra montano del fermano, con un sostanziale depauperamento della presenza sanitaria vera e propria in favore di ambulatori che nulla hanno a che vedere con la risposta all’emergenza”.

A riprova della riforma fallace, per Donati ci sono i ricorsi: “Sono stati coraggiosi sia i Sindaci che alcune comunità marchigiane, nel prendere una posizione forte. Purtroppo, invece, come avvenuto nel passato, la frammentazione, la divisione, se non la semi sudditanza della politica locale del fermano nei confronti del capo di turno sta prevalendo sul bene comune e rischia ancora una volta di far pagare ai cittadini, soprattutto quelli meno tutelati perché lontani dal centro, le conseguenze di una politica della sanità che ad oggi ha né capo né coda”.

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Molotov contro i vigili di Fermo, il sindaco: "Chi sa, parli"

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