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"L'uomo prima di tutto". Il cambio di marcia,e le novità, del Murri nelle parole dei primari di Oncologia, Ortopedia e Psichiatria

Si investe in tecnologie, spazi e strumenti, “ma l’investimento più importante è quello sulle persone, partendo proprio dai direttori dei servizi”. Giovani, è una speranza, esperti e capaci la certezza di ogni nomina.

primarimurridi Raffaele Vitali

FERMO – Tre nuovi primari per l’ospedale Murri e il direttore dell’Area Vasta Licio Livini li fa sedere uno al fianco dell’altro: Oncologia con Renato Bisonni, Ortopedia con Federico Lamponi, Psichiatria con la dottoressa Mara Palmieri. “Oggi facciamo tredici. Perché con i nuovi direttori delle aree operative complesse arrivo alla tredicesima nomina del mio mandato” esordisce Licio Livini. Non è superstizioso il direttore dell’Asur 4 e dal 13 riparte per una volta sorridente. “Tre servizi chiave che devono diventare riferimenti importanti e diretti per i bisogni che la comunità presenta”.

Si investe in tecnologie, spazi e strumenti, “ma l’investimento più importante è quello sulle persone, partendo proprio dai direttori dei servizi”. Giovani, è una speranza, esperti e capaci la certezza di ogni nomina. “Un pensiero al dottor Mancini, che ha retto per diversi anni l’Ortopedia, il mio pensiero va a Bascioni che da un anno guida Oncologia e il mio grazie va invece alla dottoressa Palmieri che ha retto il reparto e oggi entra d primario” prosegue Livini.

“Nuove figure professionali danno spinta al lavoro che stiamo facendo all’insegna dell’appartenenza all’azienda, che ha al centro dell’operatività il paziente. La competenza umana è fondamentale, perché il soggetto della medicina sono le persone” aggiunge Andrea Vesprini, dirigente dell’Unità complessa del Murri, in accordo con il dottor Polci della direzione sanitaria.

Ortopedia

Il dottor Lamponi è stato il primo nominato, superando la selezione più di un mese fa. Ortopedia conta di 32 posti letto: laurea a Roma, specializzazione a Pavia in Ortopedia e Traumatologia. Francia, “con cui ha collaborazioni aperte a livello ospedaliero”, Usa, Spagna e Roma prima di approdare all’Asur di Rimini come responsabile del pronto soccorso ortopedico. Numerose pubblicazioni e una casistica operatoria di ottimo livello. “Entra in servizio il primo luglio, per fagli completare il lavoro a Rimini” aggiunge Livini. “Nel nostro lavoro è importante ragionare in equipe, comunicare tra professionisti. Dobbiamo sempre metterci nei panni del paziente che spesso viene decentralizzato. Se io dopo 12 ore di sala operatoria incontro uno che si lamenta, bisogna pensare che lui è il centro della nostra attività. Noi esistiamo per farlo stare meglio, non dobbiamo mai dimenticarlo” spiega Lamponi. Che viene dal mondo della traumatologia e quindi dall’urgenza: “La competenza ortopedica principale è l’anca. Me ne occupo a 360 gradi, dall’adolescenza alle protesi”. Voleva tornare a casa, lui è di Porto San Giorgio: “Il Murri non ha una valenza traumatologica, ma dopo anni all’estero per trattare un certo tipo di patologie, so di poter ampliare il mio mondo. So di poter affrontare ogni problematica. Quindi dovremo dividere il periodo estivo dall’invernale. È da settembre che dovremo essere bravi a programmare patologie generative che sono in costante crescita”. Per questo crescerà la collaborazione con l’Inrca, con l’ingresso dentro al Murri della geriatria.

Oncologia

Renato Bisonni è entrato in servizio dal primo maggio. Laurea a Bologna, specializzazione alla Politecnica, corso di alta formazione manageriale all’Uniurb. Docente presso la scuola di specializzazione di Oncologia all’Università Politecnica delle Marche, relatore a convegni e seminari. “E’ un riferimento regionale per l’Oncologia, con la rete realizzata grazie al Marcangolo, un congresso itinerante che tocca ogni anno un luogo diverso della Regione”. Per lui numerose pubblicazioni scientifiche e studi clinici. Il primo grazie Bisonni lo dà a Giustini, “che ha creato una grande equipe”, poi ad Acito, “che ci ha supportato sempre”, e a Bascioni, “che ha traghettato il reparto con capacità”. Poi ci sono i colleghi “che si sono caricati molto lavoro durante quest’ultimo periodo”. Oncologia è un reparto di punta: “Se da un punto di vista scientifico non abbia particolari vulnus, dobbiamo migliorare sull’accoglienza al paziente e alla vicinanza alle famiglie”. Per farlo però il Murri non basta: “Dobbiamo integrarci con la regione Marche. La rete oncologica cresce, anche sulla carta. Noi vogliamo ampliarla, per evitare i viaggi della speranza che coinvolgono i pazienti in cerca della miglior risposta. Che invece noi possiamo dare. E spero che con l’aiuto dei miei colleghi saremo sempre più bravi, proseguendo il lavoro che Giustini ha brillantemente condotto”. Sul reparto Bisonni chiede: “Abbaiamo 40 day hospital al giorno con punte di 55. Concentrati in una sola giornata pazienti e familiari gli spazi sono angusti. So che c’è un progetto e da domani lo seguirò. Con il dottor Livini lo porteremo a compimento. Tornando all’accoglienza, la riorganizziamo grazie all’Anpof, che da tre anni lavora con noi alleviando i tempi di attesa. Ma cercheremo anche di mitigare i tempi organizzando in maniera diversa, grazie a uno studio realizzato dai dottori Acito e Basiconi, il servizio”.

Psichiatria

La dottoressa Mara Palmieri dal 16 maggio sarà ufficialmente primario. Laurea a Chieti, specializzazione alla Politecnica, master in management alla facoltà di Economia. Anni di lavoro Servizio dipendenze patologiche, poi area psichiatria e dal 2009 è stata responsabile anche di una unità psichiatrica territoriale. È docente di corsi di formazione. “In questi anni abbiamo costruito un gruppo efficiente. Condividiamo la cura che mette il paziente al centro dei suoi bisogni per ridurre la disabilità e accrescere l’inclusione sociale”. La dottoressa parla dei 40anni della legge Basaglia: “Ho iniziato a lavorare con i ricoverati ancora chiusi in stanze, ma anche con i primi progetti riabilitativi che hanno permesso a molti di loro di tornare a casa, sempre con una assistenza”. La legge Basaglia ha segnato il mondo psichiatrico, “siamo passati dall’esclusione all’inclusione, con interventi individuali”. Nella sanità della Palmieri il reparto è il luogo in cui inizia il percorso terapeutico, non è qualcosa di chiuso. È dove si passa dall’equipe ospedaliera a quella territoriale “garantendo la continuità assistenziale che permette una riduzione della cronicità e della disabilità”. Per raggiungere l’obiettivo, il gruppo di lavoro diventa determinante: “Dare risposte al momento delle angosce, del suo essere frammentato. Un ambiente conflittuale non dà una risposta significativa” prosegue. “Nel fermano c’è un aumento di angoscia, ansia e fragilità. Abbiamo un grande accesso al pronto soccorso di utenti giovani e minori con problematiche di bisogni generali. Serve una rete di supporto emotivo in cui poter realizzare un progetto terapeutico singolo e familiare”. A livello di territorio sono 2500 i pazienti in carico: 42% per psicosi, che è la diagnosi più grave. Nel reparto ci sono 50 ricoveri annui, per una media di dieci giorni. C’è l’accesso via pronto soccorso con una prima valutazione, poi c’è il centro di salute mentale che è la parte territoriale, con sede a Fermo e ambulatori nei vari distretti con equipe specifiche con medico, educatore, infermiere e assistente sociale. “Questo garantisce la presa in carico del paziente”. Infine c’è l’area riabilitativa con una struttura H24 con pazienti inviati dal territorio dove possono rimanere fino a tre anni”. Abbiamo anche tre centri diurni, Fermo, Petritoli e Porto Sant’Elpidio. “Grazie a questa direzione sanitaria abbiamo avviato il progetto Beautiful Mind dove siamo arrivati quinti in tutta Italia che prevede la presenza di un educatore a domicilio i nuclei familiari problematici o utenti. Con questo servizio abbiamo ridotto ricoveri usando al meglio il budget”.

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