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Chi è Antonio Marinucci, primo comandante provinciale dei carabinieri? Dal Kosovo a Fermo per far sentire sicuri cittadini e imprese

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Si presenta così Antonio Marinucci, classe 1973 e un lungo curriculum. Esperienze diverse, che l’hanno portato a muoversi dal sud, Calabria, al nord, Bergamo, Italia, ma anche all’estero: Kosovo e Iraq. Un carabiniere che il comando generale di Roma ha scelto senza esitare per guidare il nascente presidio.

di Raffaele Vitali

FERMO – Il nuovo comandante provinciale dei carabinieri, il primo della storia di Fermo, parte da un caffè, come ogni buon inizio di giornata, preso con i giornalisti: “Un onore e una sfida, per tutti. Per noi come arma dei carabinieri, per i cittaidni che devono stare al nostro fianco”.

Si presenta così Antonio Marinucci, classe 1973 e un lungo curriculum. Esperienze diverse, che l’hanno portato a muoversi dal sud, Calabria, al nord, Bergamo, Italia, ma anche all’estero: Kosovo e Iraq. Un carabiniere che il comando generale di Roma ha scelto senza esitare per guidare il nascente presidio provinciale. disponibile, con il sorriso chiede collaborazione e con il sorriso ha iniziato a girare, in borghese, il fermano passando da una pizza a Fermo a un caffè a Servigliano: “Mi piace capire subito il territorio e pian piano lo girerò tutto” aggiunge.

“Istituire un comando significa avviare un presidio sul territorio in termini di prevenzione e sicurezza”. Con lui sono arrivati questura e comando provinciale della Finanza, “qualcosa di storico e unico” ribadisce, anche perché avere i vertici ha un significato ben preciso: “Massimo impegno per costruire sicurezza. Noi ci sentiamo costruttori di sicurezza per cui la incrementeremo e la rafforzeremo sul territorio”. Provincia che Marinucci ha già capito essere laboriosa, “impressionante il numero di piccole aziende” e per questo meritevole di controllo: “Uno dei motivi per cui è arrivato il comando provinciale è proprio il tessuto imprenditoriale. Diventare comando aumenta mezzi e personale, uno sforzo importante perché si punta a valorizzare il polo. Cominceremo a farlo prevenendo”.

Si definisce un fautore della prevenzione: “Se riesco a evitare il furto a casa, ho fatto dieci volte meglio il mio lavoro rispetto a quando arresto il delinquente”. Del resto un obiettivo è mantenere la qualità della vita del Fermano, che è buona, soprattutto vista da chi a Roma aveva sotto controllo i dati di tutta Italia: “Tutto è perfettibile, ma si parte bene. E il comando provinciale ci consentirà di migliorare la qualità della vita dal punto di vista di riflessi sulla quotidianità”.

Ma sia chiaro, che se non si previene, scatta la repressione: “Non ci sono isole felici, luoghi dove non accade nulla. E dove accade qualcosa, noi interverremo per reprimere. E più riusciremo a lavorare in maniera coordinata con le altre forze e meglio riusciremo. E poi abbiamo il prefetto D’Alessandro che ha già dimostrato in pochi incontri che saprà guidarci”.

Ma chi è il nuovo comandante? Scuola militare, accademia, laurea, primo incarico a Roma, poi in Kosovo, Bergamo, Matera, Iraq e Anzio. Infine al comando generale dell’Arma dei carabinieri ricoprendo diversi incarichi all’interno dello Stato maggiore. E per non farsi mancare nulla, un periodo in Calabria.

Dal comandante un plauso al capitano Roland Peluso: “Ha fatto bene, ma ora potrà fare meglio”. 40 Comuni, 16 stazioni, arriveremo ad avere sui 250 uomini, oggi sono circa 190. Si sta per chiudere la scuola e quindi nuovi militari arriveranno già a settembre, “entro 6-8 mesi saremo al completo”. Intanto, 39 uomini in più fino al 30 agosto. “Da Roma c’è la massima attenzione. Per l’Arma dei carabinieri è un punto d’onore questa nascita. Ci supportano in tutti i modi possibili”. Lo sappia il Fermano, ci saranno sempre più macchine e uomini in giro per il territorio, con un rafforzamento di tutte le stazioni e dei due comandi, Fermo e Montegiorgio, che saranno sempre più interconnessi grazie al cappello provinciale del colonnello Marinucci: “Ma è fondamentale la vicinanza dei cittadini. Il mio compito è portare l’arma dentro le case delle persone, questo darà più garanzie e più sicurezza”.

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