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Disturbi psichiatrici, duemila casi nel Fermano. E sempre più giovani. 'Il sistema funziona: dai farmaci al ritorno al lavoro'

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“Ci sono ancora criticità. La prima è che siamo sottodotati come personale dedicato a questo settore. La seconda è legata ai ricoveri dei minori, degli adolescenti perché mancano strutture che possano far rispondere compiutamente a questa domanda dal territorio” aggiunge.

FERMO – Quarant’anni dopo, come vive il mondo della psichiatria il post Basaglia. “Il 1978 è stato un anno importante per la sanità: legge Basaglia, riforma del sistema sanitario nazionale, la 194” esordisce Licio Livini, direttore Asur 4.

Parte dal teatrino di via Zeppilli, quando dall’inizio del 900 fino al 1978 c’era la sede del manicomio: “Anni difficili con internamenti e segregazioni. Ogni persona con problemi mentali, finivano all’interno di queste strutture, magari solo per problemi di ordine pubblico con gli psichiatri che fungevano da giudici a inizio 900 o da ‘ripulitori’ sociali durante il fascismo” prosegue Livini. Erano gli anni in cui il lato mentale diventava una categoria comoda per marginalizzare i problemi. Dal 1978 è stata ridata invece dignità al malato psichiatrico e al posto dei manicomi sono arrivati servizi e strutture, con ricoveri volontari e mirati, salvo l’obbligo per i casi più complessi. Oggi, con la chiusura anche degli ospedali giudiziari psichiatrici, il percorso si è completato nel 2000.

“Ci sono ancora criticità. La prima è che siamo sottodotati come personale dedicato a questo settore. La seconda è legata ai ricoveri dei minori, degli adolescenti perché mancano strutture che possano far rispondere compiutamente a questa domanda dal territorio” aggiunge. La primaria Mara Palmieri, insieme all’associazione dei familiari Psiche 2000, apre le porte del dipartimento. Il numero che torna sempre è la 180: “Ha ridato dignità parlando di persona e non di malato, ha introdotto la continuità assistenziale del percorso di cura che mira a ridare autonomia e inclusione. “Questo seguendo percorsi terapeutici individualizzati per far vivere al soggetto in maniera piena le proprie capacità” spiega la Palmieri

Angela Pallotti, Nicola Marziali per Psiche 2000 e gli operatori dell’equipe multidisciplinare del dipartimento: assistente sociale Cinzia Scaramelli, educatrice Annamaria Ciccarelli, coordinatrice infermieri Antonella De Carolis, Sabrina Petrelli sociologa e Stefania Zummo direttor della struttura riabilitativa residenziale del dipartimento. “Siamo passati dall’esclusione all’inclusione di chi è affetto da disagio mentale.

“L’età di esordio è sempre anticipata. Serve prevenzione, che è difficile ma legata all’informazione, e servono azioni mirate per l’adolescenza. Stress crescenti, società competitiva, fragilità fanno aumentare i sintomi di disagio. E spesso si abbina l’uso di sostanze o alcool, ma non da parte di soggetti dipendenti, ma di chi vive un momento di disagio”. Alla psichiatria non servono tecnologie, ma una rete di intervento che crei un progetto di cura attorno al paziente. Fermo in questo è stata antesignana, anche nella chiusura del manicomio: strutture riabilitative, centri diurni (Petritoli e Porto Sant’Elpidio), comunità alloggio, centro di salute mentale che ha sedi periferiche ambulatoriali nei distretti. “Viviamo l’inclusione sociale in piena autonomia, sapendo sempre che il servizio è vicino

“Riabilitazione, autonomia e inclusione sociale: tre parole chiave della legge 180. Abbiamo una struttura sanitaria al 100% con all’interno un centro diurno e abbiamo la comunità protetta, struttura socio assistenziale con 40 posti letto” precisa la Zummo. Nel 2004 il progetto obiettivo da parte della regione ha dato linfa al sistema di sostegno extra ospedaliero. “Ricerca della normalità, ma con grandi difficoltà per quanto riguarda l’inserimento lavorativo. Questo non dipende da noi, ma da una rete sociale che deve crescere ribadisce la responsabile della Srr. Mancano i fondi a livello regionale, ribadiscono i membri dell’equipe.

Fondamentale il rapporto con le famiglie, da qui l’inclusione di Psiche 2000. “Nasciamo da un bisogno con il tentativo di aiutare il paziente a reintegrarsi nel sociale. Dopo i farmaci, il lavoro per non rinchiudersi dentro un letto” prosegue Angela Pallotti. Percorsi di vita verso un’autonomia possibile con le famiglie: “Orto terapia, corsi, progetto colombo e tanto altro grazie anche alla 3Elle di Stefano Luzi che ne sta facendo lavorare alcuni”.

Cinzia Scaramelli arriva da Bologna ed è l’assistente sociale: “Sono rimasta sorpresa dal livello culturale all’avanguardia rispetto all’Emilia Romagna. Sono arrivata nel 1996, con il manicomio che stava chiudendo e il centro di ricerca e formazione che cresceva, puntando anche sull’educatore professionale, formato nell’ambito della psichiatria”. Anche la dottoressa torna su Basaglia, sul suo concetto di lavoro di comunità e umanizzazione dell’uomo: “Oggi viviamo nei contesti di vita, guardando il vicino negli occhi, capendo che l’esperienza è spesso più importante della parola”. Social housing e borse lavoro sono due strade che il dipartimento sta seguendo, oltre all’impegno degli utenti nelle aree del sisma dove hanno potuto distribuire pacchi e portare un contributo. A Fermo è anche partito l’affidamento familiare per adulti con disabilità e interagendo con il Comune abbiamo ottenuto le prime due adozioni”.

La chiusura è affidata alla sociologa Sabrina Petrelli, responsabile di alcuni progetti riabilitativi: Sono il drone che studia e raccoglie dati. Negli ultimi tempi è cresciuta la richiesta di avviare percorsi di residenzialità leggera. È nata la domiciliarità protetta. Il primo progetto ha riguardato tre persone con problemi gravi, inserendo una figura riabilitativa che integrava il nostro lavoro quando gli uffici sono chiusi. I primi risultati visibili sono arrivati dai minori ricoveri, anche grazie a un finanziamento ministeriale di 80 mila euro grazie al progetto pensato che è basato su tre moduli da 4-6-12 mesi, legandoci al servizio sollievo degli Ambiti”.

Anello di congiunzione tra i diversi mondi legati al dipartimento di salute mentale, sono 14 educatori professionali. “Professionisti ad hoc nati dopo la legge Basaglia che puntano alla riabilitazione, ovvero al recupero delle abilità che il paziente psichiatrico ha perso”. Il dipartimento, fosse anche solo per un consulto, ha incontrato 2500 persone, fosse anche per un semplice attacco di panico. I pazienti in carico oggi sono 2300, il 45% psicotici. L’incidenza nel fermano è del 13 per mille. Si è abbassata l’età di chi chiede aiuto, anche se ancora solo il 7% occupa la fascia 15-24 “ma perché prima non venivano registrati, mentre oggi le linee guida ci permettono di effettuare degli screening anticipati grazie a protocolli con la neuropsichiatria infantile” conclude la primaria.

Raffaele Vitali

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