07222018Dom
Last updateSab, 21 Lug 2018 6pm

facebook gplus 32 twitter  RSS icon

VTEM Banners
VTEM Banners
VTEM Banners

Intervista. il 5 luglio di Baba Sissoko: 'Canto la pace, la paura è una malattia. I razzisti sono pochi cattivi, l'Italia non va lasciata sola'

babazechini

Il musicista del Mali alla festa del Comitato 5 luglio al Girfalco: “L’immigrazione è sempre così. Però prima di dare colpa agli italiani o agli europei che respingono, la responsabilità è dei leader africani".

di Raffaele Vitali

FERMO – Il sorriso è contagioso, il ritmo trascinante, ma è quando parla che Baba Sissoko si dimostra speciale. Sarà perché vive da quasi vent’anni in Italia, sarà perché del Mali è uno degli ultimi eredi delle tradizioni, sarà perché quando sale su un palco ha un solo obiettivo. Integrare e combattere la paura. È arrivato a Fermo tre giorni fa per dire ‘no al razzismo’, ma soprattutto per unire. E anche per questo si lascia intervistare a poche ore dal concerto dedicato a Emmanuel, il profugo nigeriano che il 5 luglio 2016 è stato ucciso sul belvedere di Fermo.

Baba Sissoko, suonare per ricordare una tragedia, con quale spirito?

“Sapendo che la vita è un passaggio. Quindi se guardiamo un lato fa male, se guardiamo l’altro dobbiamo cercare il sorriso. Il dolore rimane come un ricordo e al contempo un consiglio. Noi dobbiamo continuare ad andare avanti, significa saper vivere con e nel mondo”.

Un mondo sempre più complicato dove aumenta il razzismo, non crede?

“Mondo significa tante cose: è l’Europa, ma anche l’Africa. Vede, ci saranno sempre cattive persone. noi dobbiamo salvare la nostra libertà. Per questo dobbiamo imparare a vivere insieme. Solo unendo tutti i colori possiamo sconfiggere la paura”.

A parole sembra facile, ma come riuscirci?

“Per salvare la libertà serve collaborazione. La differenza di colore e di genere è nella vita, ma non significa che non si può vivere insieme. In fin dei conti io e Zechini sul palco siamo l’esempio”.

Emmanuel è un simbolo, ma è anche un nome che divide. Come superare questa situazione?

“Bisogna andare avanti senza rabbia. Deve finire la guerra delle parole. Noi dobbiamo far capire ai razzisti che la terra è di tutti e che tutti siamo immigrati sulla terra. Sappiamo dove siamo nati, ma nessuno sa dove finirà. Siamo tutti immigrati”.

C’è più paura in Italia oggi?

“No, il problema non sono gli italiani, sono i cattivi. La malattia fa male ancora di più quando non sai cosa sia. Quando la conosci si può trovare il dottore. Noi abbiamo capito, il problema non sono gli italiani, ma i cattivi. La paura dobbiamo sconfiggerla con l’esempio. Sono pochi i cattivi. È pieno di buoni”.

Lei crede nei giovani?

“Dobbiamo aiutarli. Qui davanti a me ci sono guerrieri che hanno affrontato deserto e mare. Io ringrazio chi aiuta i giovani, che sono il futuro dell’umanità. Quindi dirò sempre grazie Italia”

Sono troppi gli immigrati?

“L’immigrazione è sempre così. Però prima di dare colpa agli italiani o agli europei che respingono, la responsabilità è dei leader africani. È colpa loro se i giovani lasciano la loro terra, non danno possibilità di permanenza. Quindi è chiaro che poi scappano, il problema è prima in Africa, dove chi comanda non pensa al popolo”.

E l’Italia è la soluzione?

“Un giovane di 20 anni cerca un futuro. Però c’è un altro problema: l’Italia non può risolvere tutto da sola. Gli italiani hanno bisogno di aiuto. La povertà c’è anche in Italia e quindi serve un piano europeo. E al contempo, anche gli immigrati devono capire che chi arriva deve rispettare la terra e rispettare il Paese. Non sono razzisti gli italiani, ma non può aiutare tutti da sola”.

Lei cosa canta?

“La mia musica parla della pace, della solidarietà, di accoglienza. Questo è il mio messaggio. Ho passato tre giorni nel fermano, mi mancava un momento di riposo. Sono stati tre giorni spesi con i giovani per sognare, parlare, stare insieme. Ha fatto bene a loro, ma ha fatto bene a me. Noi dobbiamo adattarci al sistema, quindi mi ha fatto piacere lavorare per loro”.

E poi oggi con lei c’è Roberto Zechini. “Su questo rispondo io – interviene il musicista nato a Fermo – perché due anni fa dissi no. Oggi è diverso, perché qui c’è voglia di aggregazione. Con Baba Sissoko, con cui mi legano musicisti amici, si va oltre ogni parola. Sono abituato a incontrare le diversità, lo faccio da 45 anni sul palco, ma Sissoko è speciale: non ha pregiudizi, guarda a ogni punto di vista e conosce la realtà. È la persona giusta per unire”. 

@raffaelevitali

VTEM Banners
VTEM Banners
VTEM Banners

Crolla il tetto su una classe dell'Iti Montani: vigili del fuoco in azione

Bookmakers bonuses with www gbetting.co.uk site.