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La carriera chiama, Vincenzo Rea lascia la sanità fermana dopo 15 anni: direttore sanitario a Rieti

livini rea chiacchiera

“Gli anni passati alla guida del Distretto 2 prima, ed Unico di Area Vasta poi, sono stati belli ed emotivamente intensi, conditi da quel pizzico di gratuita cattiveria che sembra essere il sale dei nostri giorni” sottolinea Rea.

FERMO – Quindi anni lo hanno fatto diventare ‘marchigiano d’adozione. Ma Vincenzo Rea la sua anima campana non l’ha mai persa: ironico, per qualcuno pesante, per tutti determinato e voglioso di fare. Oggi, dopo aver atteso la nomina a direttore generale vanamente nelle Marche, cambia e sceglie Rieti per un nuovo step di carriera. Lascia la direzione del distretto unico provinciale, lascia dopo un decennio di collaborazione fianco a fianco con l’attuale numero uno dell’Asur Licio Livini.

Se ne va, dopo un rinnovo quinquennale, conquistato dalla proposta che lo lega dal primo luglio fino al 2021 all’Asur del Lazio. Va a ricoprire il ruolo di Direttore Sanitario Aziendale dell’Asl di Rieti. “IN questi anni marchigiani sono cresciuto grazie a esperienze belle, ma anche brutte”. Tante le collaborazioni, tanti i sindaci con cui si è confrontato e con qualcuno è rimasto legato, a cominciare da Barbara Toce e Luciano Achilli. “Gli anni passati alla guida del Distretto 2 prima, ed Unico di Area Vasta poi, sono stati belli ed emotivamente intensi, conditi da quel pizzico di gratuita cattiveria che sembra essere il sale dei nostri giorni” sottolinea Rea.

Ha affrontato passaggi chiave per la riorganizzazione sanitaria della provincia di Fermo, da sempre antesignana di ogni scelta regionale: “Abbiamo iniziato aprendo la R.S.R. di Porto San Giorgio e, passando dal Centro Diurno Alzheimer e l’Hospice di Montegranaro, siamo giunti alle Case della Salute di Montegiorgio, Sant’Elpidio a Mare e Montegranaro, alle Cure Intermedie di Montegiorgio e Sant’Elpidio a Mare, ridefinito le postazioni di Continuità Assistenziale, riattivato la Guardia Medica Turistica nel territorio, abbattuto buona parte delle liste di attesa”.

Ma non va via con la bocca piena, perché avrebbe voluto potenziale il consultorio “troppo poco attento alla domanda di salute delle nostre donne”. È duro con se stesso per nona ver inciso sull’are della neuropsichiatria, ma è duro anche con gli operatori “che hanno vizi autoreferenziali che non sono riuscito a modificare. Non tutti, perché in tanti hanno sopportato e condiviso il cambiamento e le nuove organizzazioni, che si sono sacrificati quando è stato chiesto loro di dare di più, che hanno rinunciato ad un pezzetto delle loro vite per la vita degli altri.”.

Il passaggio finale del suo commiato è un luogo elenco di grazie ai sindaci, li nomina tutti, e ai politici del territorio, anche quelli con cui ha battagliato, vedi Marinangeli. Ma soprattutto è un grazie “al mio amico Licio Livini, che mi ha voluto al suo fianco in questi anni da Direttore di Area Vasta e con il quale ho condiviso ed attuato nuove idee e nuovi progetti”.

Raffaele Vitali

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