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Ispettori in azione tra Fermo e Ascoli, terra di irregolari: "Con la crisi tanti lavoratori in nero"

ispettorato del lavoro

Le imprese controllate dal personale guidato da Cristiana Di Muzio sono state 1534 nelle due province, di queste ben 1071 sono risultate irregolari. La percentuale di irregolarità è dell’81,63% e ben 220 sono i lavoratori trovati senza contratto o assenza di contributi.

 

di Raffaele Vitali

FERMO – È stato davvero un anno nero per il lavoro. Ma nero in tutti i sensi, come dimostrano i dati sull’attività del personale dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Ascoli Piceno e Fermo. “Il nostro compito è contrastare il lavoro sommerso e i fenomeni di irregolarità: il lavoro nero, violazioni prevenzionistiche, evasione contributiva, fenomeni interpositori, inesatta applicazione dei contratti collettivi, mancato pagamento delle spettanze dovute ai lavoratori, inosservanza della normativa in materia di orario di lavoro e dei tempi di guida con particolare riferimento al settore dell’autotrasporto” spiegano il capo dell’ispettorato Cristiana Di Muzio.

Non c’è settore che si salvi: manifatturiero, ristorazione e pubblici esercizi, commercio, attività di intrattenimento, edilizia. “Questo conferma la crescita del fenomeno probabilmente collegata al perdurare della crisi economica”. Alla fine dell’attività sono stati recuperati per 4milioni 666mila e 18 euro, ottocentomila in più del 2016.

Le imprese controllate sono state 1534 nelle due province, di queste ben 1071 sono risultate irregolari. La percentuale di irregolarità è dell’81,63% e ben 220 sono i lavoratori trovati senza contratto o assenza di contributi. Impegnativi sono stati i controlli nell’ambito del settore calzaturiero, dove gli ispettori hanno agito insieme ai carabinieri e al servizio prevenzione dell’Asur. “L’azione ispettiva ha avuto a oggetto opifici e laboratori gestiti da etnie cinesi del settore calzaturiero operanti nella Provincia di Fermo. L’obiettivo è stato quello di svolgere un’incisiva azione di controllo su tale particolare settore di attività, nel quale si concentrano forme particolarmente acute di illegalità e sfruttamento della manodopera” prosegue la Di Muzio.

Sono state ispezionate 16 aziende: 11 sono risultate irregolari (il 68,75%). All’interno c’erano 92 lavoratori di cui 22 irregolari con nove completamente in nero. Alla fine tre le aziende calzaturiere chiuse e numerose le sanzioni. L'attività di indagine è stata anche effettuata insieme all’Asur in numerosi eventi culturali e di carattere fieristico, dove per preparare stand e palchi aumentano i rischi di utilizzo di lavoratori irregolari. Due lavoratori in nero anche nel settore dell’agricoltura, dove sono state effettuate 104 ispezioni.

Essere irregolare può significare niente contributi o polizze assicurative non presenti. “Il settore assistenza alla persona è uno di quelli in cui sono più frequentemente segnalati fenomeni di lavoro sommerso, elusione contributiva e fiscale per omessa registrazione dell’orario di lavoro, indebito utilizzo di contratti di lavoro autonomo”. E infatti, tra orario di lavoro non rispettato, indennità di maturità non corrisposta o riposi non effettuati, gli ispettori hanno trovato irregolarità in 36 cooperative su 45 (80%).

@raffaelevitali

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