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Protezione Civile, il lato umano dell'emergenza: Rigopiano e Arquata abbracciano Fermo

lusekgianca

Francesco Lusek, nell’analizzare gli obiettivi raggiunti dal 2010 ad oggi e gli interventi effettuati durante l'emergenza sisma, ha evidenziato una serie di aspetti da affrontare nell’immediato futuro.

FERMO – Gli occhi lucidi, l’abbraccio che parla e dice solo la verità. Il volto umano dietro le tragedie. Le persone, le emozioni e le paure. Riuscire a vedere la luce anche quando il futuro è avvolto nell'assoluta incertezza con l'aiuto di chi ha messo in campo esperienza, professionalità e quella vicinanza che dà tanto, a chi in un attimo ha perso tutto. C'è anche questo nella mattinata in cui è stato presentato il nuovo mezzo donato dalla Fondazione Carifermo e dal Comune alla Protezione civile di Fermo assieme alla tesi di laurea scritta dal disaster manager Francesco Lusek proprio sull'impegno della Protezione civile nel terremoto che ha sconvolto il centro Italia il 26 agosto del 2016. In una sala gremita di volontari, autorità, politici di ogni schieramento e rappresentanti dei comuni sono stati ricostruiti i drammatici momenti subito dopo le scosse che hanno distrutto Pescara e Arquata del Tronto, ma anche il crollo dell'hotel di Rigopiano, una struttura che il 18 gennaio 2017 è caduta sotto il peso di una valanga. 

Francesco Lusek, nell’analizzare gli obiettivi raggiunti dal 2010 ad oggi e gli interventi effettuati durante l'emergenza sisma, ha evidenziato una serie di aspetti da affrontare nell’immediato futuro. Tra questi ci sono la pianificazione del supporto psicologico e del turn-over per i soccorritori e i dipendenti degli enti locali residenti nel cratere che, proprio a causa del doppio ruolo, si sono trovati ad affrontare problematiche personali, familiari e lavorative in contemporanea, ma anche l’impostazione di misure finalizzate alla tutela degli animali coinvolti dalle catastrofi e al ricongiungimento degli stessi con le famiglie di origine e la  creazione di reti di sostegno rivolte ai gruppi di protezione civile aventi sede nei comuni del cratere in quanto “strumenti” che, se formati ed equipaggiati adeguatamente, permettono un costante presidio del territorio e una prima risposta alle emergenze in attesa dei soccorsi dall’esterno. 

Due le testimonianze che hanno riportato i presenti indietro di anni, ai drammatici momenti del crollo dell'hotel di Rigopiano e al terremoto del centro Italia. Due testimonianze cariche di emozione. La prima è stata quella di Massimiliano Giancaterino, ufficiale della Polizia Municipale di Pescara, già in servizio a Fermo. Giancaterino ha ricordato la propria vicenda personale relativa alla tragedia di Rigopiano e il sostegno ricevuto dal responsabile della protezione civile fermana non solo come “soccorritore” intervenuto sul luogo del disastro, ma soprattutto per la vicinanza nei mesi successivi alla tragedia. Giancaterino, residente nel piccolo comune di Farindola, ha parlato della “resilienza” delle comunità locali a seguito di eventi drammatici.

Poi è toccato a Sante Corradetti e Massimilano Merlonghi, volontari della protezione civile di Arquata del Tronto, che hanno ricordato come l’amicizia con i fermani si sia sviluppata e consolidata non solo tra le macerie dei primi giorni, ma soprattutto con le frequentazioni, l’ascolto, la comprensione e la capacità di fare squadra. Parole che hanno fatto emergere come anche da una tragedia possa nascere qualcosa di positivo che resiste nel tempo. Tutti e due hanno donato all’amico Francesco una stampa, recuperata da un’abitazione crollata, raffigurante il castello di Arquata prima del terremoto. Un gesto simbolico che testimonia quanto la presenza dei volontari della Protezione civile abbia significato per chi ha vissuto sulla pelle la tragedia del terremoto e tutt'ora ne paga le conseguenze. 

Il sindaco, Paolo Calcinaro, ha voluto ribadire l’impegno dell’Amministrazione sulla Protezione civile, con importanti investimenti che hanno permesso la realizzazione della nuova e baricentrica sede oltre all’acquisto del mezzo (10mila euro li ha messi il Comune).

Nell’intervento del Capo di Gabinetto della Prefettura Francesco Martino, invece, è stato dato ampio risalto alla “tipica” capacità di fare sinergia tra i soggetti coinvolti nel territorio fermano. Un aspetto che, forte dei rapporti interpersonali che si sono instaurati nel tempo, ha permesso di affrontare le emergenze senza troppi formalismi e con la massima concretezza. Lo stesso funzionario ha messo in risalto anche il ruolo strategico del volontariato.

Importante anche l’intervento della responsabile della sala operativa regionale Susanna Balducci, oltre a ricordare che la tesi di Lusek rappresenta la sintesi di un lungo lavoro, ha incentrato il proprio ragionamento sul ruolo del “professionista di protezione civile” negli enti locali e sulla necessità di un maggiore riconoscimento di questa figura. L’esperto di protezione civile non è un “tuttologo” che affronta in “solitaria” l’emergenza, ma un soggetto che funge da “collante” tra enti, uffici, figure professionali e strutture operative coinvolte nel sistema. La stessa Balducci ha preso come esempio la realtà fermana che è stata la prima, a livello marchigiano, a investire, anche se ancora non in pianta organica, su una figura professionale specifica.

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