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Piccolo e stracolmo, il carcere di Fermo resiste grazie alla Penitenziaria e ai detenuti pizzaioli

penitenziarianapoli

20mila stranieri presenti nelle carceri, “richiedono maggiore comprensione anche per prevenire radicalizzazioni”, poi ci sono i detenuti legati al terrorismo e per questo è sempre più “importante la formazione, nella scuola dedicata a Piersanti Mattarella”.

FERMO – Loredana Napoli, commissario capo della Polizia Penitenziaria, taglia il nastro del 201esimo anno di vita del comando dopo la lettura, da parte dell’assistente capo Stefano Stefanelli, del messaggio del capo dello Stato Sergio Mattarella. A Francesco Grilli il compito di leggere il messaggio del comandante del corpo di Polizia Penitenziaria che sottolinea il lavoro fatto anche all’esterno del carcere, per permettere l’integrazione dei detenuti nella vita quotidiana. “Non ci preoccupiamo solo della sicurezza degli istituti penitenziari, lavoriamo anche per l’accoglienza”. Ingegneri, agronomi, medici e psicologi sono figure di cui il corpo ha sempre più bisogno

20mila stranieri presenti nelle carceri, “richiedono maggiore comprensione anche per prevenire radicalizzazioni”, poi ci sono i detenuti legati al terrorismo e per questo è sempre più “importante la formazione, nella scuola dedicata a Piersanti Mattarella”.

Fermo è attiva dal 24novembre del 1996, piena operatività dal 15 febbraio 1997. “E ha anche una piccola sezione circondariale e una semi liberi dal 2014. La chiusura della casa circondariale di Camerino ha portato l’istituto fermano a rispondere secondo le disponibilità ad assorbire gli utenti” sottolinea la Napoli che poi snocciola i numeri. I primi, quelli del sovraffollamento: il carcere ha una capienza di 41 posti, tollerabile fino a 52. “Oggi sono 73 i detenuti, di cui 69 definitivi, 4 in attesa di primo giudizio e uno in articolo 21”. Il quadro delle presenze, come avviene in Italia, è diverso da quello che spesso si racconta: il 65% dei detenuti è di nazionalità italiana, il 35 straniera, di origini nordafricane, albanesi e rumene. Ma di questi ben il 90% con ultima residenza nelle Marche.

“Da maggio 2017 ingresso in istituto 167 detenuti, 6 da altri carceri, 16 assegnati per un periodo temporaneo. Tre ricoveri urgenti, mentre il numero scarcerati di fine pena è di 25, per misure alternative 41 e 12 per altri motivi. Sono state 190 le traduzioni effettuate, 84 locali, 87 regionali e 19 nazionali. Questo ha comportato l’impegno di 576 unità di Polizia. Con l’unità cinofila, tre sequestri di droghe e uno di banconote false” prosegue la comandante. Che poi ringrazia le istituzioni (vicario del Prefetto, sindaco, Asur, forze dell’ordine) per la vicinanza prima di lasciare la parola alla direttrice del carcere Eleonora Consoli che ha sottolineato le nuove difficoltà della struttura che è passata dotto il provveditorato regionale dell’Emilia Romagna. “Dopo il trasferimento a Bologna, i più piccoli istituti sono stati messi in secondo piano. Questo rende ancora più importante ed economia bile il lavoro di tutti i dipendenti. Speriamo che con l’arrivo della Questura, previsto per luglio, cresca l’attenzione e la vicinanza”.

La cerimonia si chiude con un ricco buffet, frutto anche del lavoro di molti detenuti, diventati abili pizzaioli e pasticceri grazie ai corsi che avvengono dentro il carcere. Sono diverse le realtà che collaborano con la struttura circondariale, da pizza.it che ha fornito docenti e ha donato un forno, al panificio 180 gradi, poi c’è chi oggi non è voluto mancare fornendo materia prima, dai vini Rio Magio alla birra DueP fino ai salumi Mezzaluna e alle piante di Sollini. Tutti insieme per far sentire il carcere un luogo della città e non qualcosa di avverso.

Raffaele Vitali

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