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Gioco d'azzardo, il male nascosto: task force a Fermo. "I giovani scommettono, gli anziani grattano" VIDEO

giocoazzardo

In prima fila c’è la dottoressa Sacchini, responsabile del servizio dipendenze: “Il dipartimento guida tutti i soggetti che operano in maniera integrata per garantire cura e prevenzione dei portatori di patologie di dipendenza".

 

di Raffaele Vitali

FERMO – Allarme rosso per il gioco d’azzardo in provincia di Fermo. Numeri preoccupanti a livello nazionale: aumento di giocatori e sempre più denaro. Rientrano nella categoria delle dipendenze, che non sono solo legate alle sostanze. “Dipendenti a tal punto da trascurare la vita quotidiana. Il profilo psicologico è chiaro” sottolinea Licio Livini. “E più aumenta la crisi economica e più cresce il fenomeno. Le persone cercano un’evasione e una speranza nel gioco”. Sono stati 429 i casi trattati nel 2016 e nel 2017 sono cresciuti ancora. Le scommesse sono l’attrattiva per i giovanissimi, gli anziani invece prediligono la tabaccheria con il lotto e i gratta e vinci.

La dipendenza da gioco d’azzardo diventa sociale perché coinvolge il singolo, la famiglia, il sistema sanitario e le istituzioni. “Serve un programma di risposte comune, che permetta di contenere e arginare il fenomeno. Torniamo a parlare di reti di prevenzione e sensibilizzazione” aggiunge Livini.

Stile di vita sano non è solo fumo e alcool, ma anche lontananza dal gioco d’azzardo. L’Asur 4 è partita nel 2017 con un progetto finanziato dalla Regione per capire e combattere anche le nuove tecnologie di gioco. “Ci chiedono di prevenire, poi c’è l’interesse a mantenere certe attività dentro i locali pubblici, perché c’è una convenienza anche da parte dell’istituzione Stato, che incassa dalle macchinette” tuona il direttore dell’Asur.

In prima fila c’è la dottoressa Gianna Sacchini, responsabile del servizio dipendenze: “Il dipartimento guida tutti i soggetti che operano in maniera integrata per garantire cura e prevenzione dei portatori di patologie di dipendenza. Dalle comunità terapeutiche che affiancano il servizio ambulatoriale, offrendo prestazioni residenziali”. Sono tre le sedi comunitarie: La Speranza, l’Aurora, L’Arcobaleno. E poi c’è l’Ambito XIX guidato da Alessandro Ranieri: “Una patologia complessa non può che essere approcciata con risposte articolate date da soggetti differenti” prosegue la dottoressa.

Una prevenzione di comunità è la prima risposta a un territorio che ha un livello di incidenza superiore alla media nazionale, 3xmille contro un 2,8. “E poi ci sono le cure, perché il giocatore patologico spesso non campisce di avere un problema. O almeno lo capisce dopo di chi assume sostanze. È la famiglia in questo caso che porta il giocatore a chiedere aiuto, perché avverte il disagio e le difficoltà. spesso il paziente non è collaborante, da qui cure flessibili in comunità che sanno offrire una residenzialità a ore o nel fine settimana o nel bisogno, quando si creano particolari vulnerabilità in determinati periodi”. Crescono i gruppi di auto mutuo aiuto e quelli di sostegno alle famiglie.

Si parla di adolescenti e giovani, ma anche molti over 65, i pensionati. “Diverse le cause di avvicinamento, ma dare risposte è doveroso perché poi la ricaduta sociale è pesante”. Nella riabilitazione interverrà l’Ambito, offrendo anche consulenze legali alle famiglie che devono superare il momento di difficoltà dovuto al gioco e quindi a perdite di risorse.

“Un ruolo chiave lo gioca la stampa, che può aiutarci a costruire una cultura corretta e collaborante. Dipendenza non può essere abbinata sempre a sicurezza” chiosa la Sacchini. Il 22 maggio, dalle 16 in Camera di Commercio, si parlerà della rete: “Abbiamo molte richieste di collaborazione con il dipartimento da parte di Comuni e associazioni. Come Ambito XX – spiega Ranieri - agiamo nella prevenzione, con un intervento specifico sugli anziani, proseguendo il progetto All-In, attraverso incontri nei centri sociali. Poi c’è il piano che riguarda le scuole. La terza azione del progetto è quella relativa alla consulenza alle famiglie e il supporto sul lato economico per famiglie che hanno difficoltà a rientrare dal buco creato dal dipendente. Un supporto tecnico oltre che personale” aggiungono Ranieri e la dottoressa Mori. Un modo anche per fermare il fenomeno dell’usura, che cresce attorno alla difficoltà. “Prevenire non è solo informare, ma potenziare i fattori di protezione dell’individuo e dell’ambiente” è il messaggio finale in vista dell’incontro con cui l’Asur 4 coinvolgerà tutti i protagonisti, inclusi i sindaci che hanno ampi poteri per cercare di ridurre l’espansione di macchinette e company.

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