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Crollo del tetto, confronto al Montani. Ecco tutte le domande e le risposte tra studenti, preside Bonanni e Provincia

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Nessun applauso, ma una chiosa, dai ragazzi: "Noi siamo fortunati che siamo qui a parlarne. Se succedeva trenta minuti dopo, non staremmo parlando ma piangevamo i morti. Spero che i soldi arrivino e le vostre siano promesse".

di Raffaele Vitali

FERMO - Uno striscione e poi a richiesta: chiarimenti. E alle 1030 un centinaio di studenti, i rappresentanti di classe dei 1500 iscritti, è entrato al Museo Miti per incontrare la Preside Margherita Bonanni e i vertici della Provincia di Fermo, da Moira Canigola a Stefano Pompozzi, supportati dai tecnici Pignoloni e Vallasciani. “Grazie per la vostra civiltà, avete dato prova di maturità” esordisce la preside prima di farsi sommergere dalle domande. “E da oggi se vedete qualcosa, segnalatecelo visto che siete dei futuri tecnici”.

Preside, il soffitto non casca dall’oggi al domani?

“Il tetto si poteva visionare. Non è compito della scuola andare nel sottotetto a verificare. Non avendo avvisaglie, non si poteva immaginare. In altri posti abbiamo chiesto controlli. Abbiamo chiesto più volte di conoscere l’indice di vulnerabilità (arriverà con i lavori milionari stanziati che porterà l'edifico almeno all'indice di 0,8 ndr)”.

L’Istituto ha alcune parti storiche e vecchie, normali i pericoli. Possono succedere cose del genere, perché la Provincia non ha pensato ai rimedi?

“Ci sono trianti in ogni angolo. Non è che la Provincia non è intervenuta. Ha fatto un grandissimo lavoro, anche sul tetto sull’indicazione del Dicomac nel post terremoto”.

Ma la colpa di chi è?

“Non dobbiamo trovare il colpevole, ma le soluzioni”.

Anziché mettere toppe, non si poteva cambiare struttura?

“Questo è un bene storico, legato alla tradizione. Vedete quello che sta accadendo con il liceo Classico. Non è così semplice poter spostare una scuola. Abbiamo laboratori nuovi, abbiamo un simulatore di navigazione, lo abbiamo fatto perché eravamo e siamo sicuri”.

E allora?

“Forse l’aula è troppo legata alla chiesa. Ma non ci sono stati segni premonitori”.

Ma un crollo così si può prevedere, bisognava controllare le infiltrazioni.

“Ci sono molti dubbi sull’acqua. Sembra il contrario. E l’indagine tecnica chiarirà”.

Infiltrazioni ci sono, basta guardare la zona di Meccanica.

“Ma parliamo di un altro plesso. Non uniamo cose così differenti”.

E' vero che c'erano state segnalazioni di infiltrazioni da parte di docenti?

"Nessuno ci ha mai detto nulla. Niente al protocollo".

Chiuderà la scuola?

“Non lo posso fare io, sarebbe interruzione di servizio pubblico. Ieri mi sono fidata. Questa è la prima volta nella storia del Montani che si registra un crollo”.

Quanto dureranno i controlli?

“Sono lunghi. Prima di rientrare saranno terminati. Vogliamo avere rassicurazioni. Ognuno sta lavorando per le proprie competenze. Già da ieri sono in azione”. E su questo aggiunge Pompozzi: “Doveroso ricontrollo di tutta la struttura”.

Ogni quanto vengono effettuati i controlli?

“Negli ultimi anni è stata ipercontrollata. Ci sono quelli ordinari che vengono fatti ogni estate. Poi dopo le scosse la scuola è stata chiusa per una verifica strutturale completa insieme ai tecnici della Provincia e alle squadre della Protezione civile”.

Ci sono le risorse?

“È un problema nazionale. I fondi sono sempre meno. Quindi è una partita più ampia. Abbiamo avuto un avviso, per fortuna senza feriti, che ci diede che on possiamo più aspettare e dobbiamo agire. Dobbiamo salvaguardare la formazione, la voglia di essere nei laboratori e dentro le classi della scuola”.

Interventi solo per il triennio e quando?

“Inizieranno tra un anno, perché tra progetto e gara i tempi tecnici sono questi”. Mugugnano gli studenti. Avrebbero voluto sentirsi dire ‘domani’. “Ma la burocrazia è questa”.

Avete pensato di portare il Triennio al Museo Miti?

"Useremo quest'aula, su autorizzzazione della Provincia. Poi la palestra. Per garantire le attività laboratoriali delle quinte stiamo anche pensando all'uso degli orari pomeridiani"

Un anno, è assurdo. Non crede?

“Non è che in attesa dei 4,2 milioni stanziati per il miglioramento sismico non faremo nulla. Come abbiamo già investito 2250mila euro dopo le indicazioni post sisma, così ora agiremo per quanto necessario. La scuola è attenzionata” aggiunge Pompozzi.

Alla fine interviene una insegnante, Diletta Parrino, insieme al prof Giancarlo Minnucci: “Sono fiera di voi. Trent’anni fa avremmo messo a ferro e fuoco la scuola senza porci gli interrogativi. La caratteristica di questo gruppo è che vogliono sapere. A nome di altri professori vigilerò affinché la politica sia davvero presente e non faccia più chiacchiere. Stimiamo la presidente Canigola ma vogliamo che lei faccia il possibile per farsi sentire”.

Incassa la Canigola: "Dobbiamo farci carico di far capire all’Italia che quanto successo a Fermo non deve capitare più in tutto il Paese. L’obiettivo deve essere quello di cambiare il modo di agire e di intervenire. Noi abbiamo fatto quanto dovuto, e chiesto, dopo i controlli. Ma non basta mai. Noi dobbiamo fare in modo che si possa stare a scuola in tranquillità, senza preoccupazioni. Sarà un processo lungo, non sarà tutto risolto domani. Ci vuole pazienza, questo comporterà una assunzione di responsabilità ma anche di difficoltà per voi studenti, ma l’obiettivo finale è la massima sicurezza”.

Nessun applauso, ma una chiosa: "Noi siamo fortunati che siamo qui a parlarne. Se succedeva trenta minuti dopo, non staremmo parlando ma piangevamo i morti. Spero che i soldi arrivino e le vostre non siano promesse. La struttura è vecchia, se non siete in grado di metterlo a posto dobbiamo andarcene”. 

@raffaelevitali

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Crolla il tetto su una classe dell'Iti Montani: vigili del fuoco in azione

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