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Rifiuti, ci siamo: l'Ata detta le regole ai comuni fermani. "Più differenziata e gestore unico". Ma non solo

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Il nodo, per il sindaco di Fermo Paolo Calcinaro e quello di Porto San Giorgio Nicola Loira, è il salvataggio dei posti di lavoro per chi ha partecipate impegnate proprio nel servizio rifiuti.

FERMO – Ambizione. Perché se non ci si dà degli obiettivi alti non si migliora. “Si prevede al 2020 lo sviluppo della raccolta differenziata per raggiungere il 72% con estensione dei servizi porta a porta sul territorio; l’ulteriore recupero di materia dal rifiuto indifferenziato residuo nei limiti di fattibilità tecnico economica; l’uso di rifiuti come fonte di energia”. Ecco tre punti chiave del nuovo piano di gestione dei rifiuti in definizione all’Ata, l’organo che riunisce tutti i comuni, ieri erano presenti una trentina di sindaci, e la Provincia di Fermo.

Ambizione, perché si parte da dati ben differenti, a cominciare dalla raccolta differenziata che nel Fermano è del 59%. LO studio realizzato da Fausto Berti è la fotografia dell’oggi per arrivare al domani. In provincia si producono 82mila tonnellate di rifiuti “entro il 2020 bisogna arrivare a 70mila”. Ascoltano i sindaci, più preoccupati che carichi e fanno tutti la stessa domanda: come riuscirci, a chi affidarsi? Pompozzi, vicepresidente con delega all’Ambiente, è tranchant: “L’Ata siete voi, quindi non è qualcuno che decide, ma questa assemblea”. E il tecnico aggiunge: “Gestore unico e poi la valutazione nel bando del servizio migliore. L’ipotesi è di un affidamento fino al 2032”. Questo per permettere a chi parteciperà allagare di avere un piano industriale concreto.

Il nodo, per il sindaco di Fermo Paolo Calcinaro e quello di Porto San Giorgio Nicola Loira, è il salvataggio dei posti di lavoro per chi ha partecipate impegnate proprio nel servizio rifiuti. “Quello che speriamo è che ci sia la logica consortile da parte degli operatori in essere per poter partecipare alla gara. È un auspicio politico”.

Il tecnico spiega che “il rifiuto organico è quello più raccolto, ma va verificata la qualità, poi il verde. Deve crescere la carta che è inferiore alla media regionale. Mentre superiore è la plastica”. Una delle complessità che dovrà affrontare l’Ata è che nel Fermano, diversamente ad esempio dal maceratese che ha un gestore unico, ci sono sei società in azione. Il più grande gestore per popolazione è l’Ecoelpidiense, 35% e i migliori risultati, per numerosità di Comuni, 12 su 40, è la Splendente. L’Asite è il punto di riferimento per la raccolta indifferenziata, mentre il territorio ha un problema legato al verde visto che il 25% va fuori regione.

Obiettivi definiti alla fine della riunione durante la quale i sindaci hanno presentato più di un dubbio, partendo dal fatto che i piccoli sono molto indietro nella raccolta: più differenziata, meno rifiuti e nuovi impianti, incluso quello per il compostaggio domestico o di comunità che deve raggiungere le 25mila tonnellate all’anno. A questo si aggiunge l’ammodernamento dei centri del riuso. “Dobbiamo integrare gli impianti con i vicini, in modo da non duplicarli” sottolinea il dirigente provinciale Fausti. Di certo non ci saranno problemi di discarica: “Il fabbisogno calcolato è tra 330mila e 400mila tonnellate, se saranno conseguiti gli obiettivi. Fermo ha una capacità residua di 270mila mq, con ampliamenti possibili per 350mila metri cubi. La nuova discarica a Torre San Patrizio è già stata autorizzata per 437mila metri cubi. La somma delle capacità residue ammontano a oltre un milione di metri cubi a fronte di 400mila necessari. “Forte capacità di smaltimento, questa è un’eccedenza di offerta che andrà considerata” conclude Berti.

r.vit.

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