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Intervista. Il prefetto di Fermo: "Ho chiesto più forze dell'ordine. Ma dobbiamo capire cosa non funziona nel sistema"

MariaLuisaDAlessandro

Maria Luisa D'Alessandro incontrerà il fratello della vittima: "Porto la vicinanza delle Istituzioni, ma soprattutto la consapevolezza che faremo tutto, e ancora di più, per garantire la sicurezza".

di Raffaele Vitali

FERMO – Violenza, paura, ma anche una consapevolezza: lo Stato c’è. Le forze dell’ordine stanno lavorando per trovare i colpevoli e soprattutto evitare che accadano di nuovo fatti violenti come quello di Sant’Elpidio a Mare dove è morto al termine di una rapina Stefano Marilungo.

Maria Luisa D’Alessandro, prefetto di Fermo, cosa sta accadendo nel Fermano?

“Bisogna vedersi e analizzare la situazione. Abbiamo convocato in Comitato per l'ordine e la sicurezza per il 3 maggio alle 16 per dare modo a tutti i componenti, forze dell’ordine e sindaci, di essere presenti. Ho invitato anche il procuratore Seccia. Non parleremo delle indagini, ma vogliamo capire se dagli uffici emergono problematiche nuove. E poi confrontandoci dobbiamo capire tutti insieme se c’è qualche altra cosa da fare”.

Lei ha subito parlato con il sindaco Alessio Terrenzi, come leggere quanto accaduto a Sant’Elpidio?

“Ho parlato con il sindaco Terrenzi e il comandante dei carabinieri Ciro Niglio che conduce le indagini. La prima cosa che mi ha detto Terrenzi è che la tragedia è avvenuta mentre in circolazione c’erano le forze dell’ordine, dai carabinieri alla Municipale, perfino la Polizia. Ed è successo in un comune ben controllato con la videosorveglianza. Quindi un luogo in cui i presidi sembrano, in realtà sono, attivi. Poi quando succedono cose così brutte bisogna cercare di fare il punto, non accontentandosi di quello che stiamo facendo”.

I criminali non hanno più paura di nulla.

“In questa vicenda è venuto meno anche il presidio naturale di sicurezza, ovvero le persone che girano. Non possiamo pensare di perdere anche questo. Facile dire che le persone devono avere sempre maggiori cautele e prudenze. Ma in questo caso parliamo di due fratelli con una attività commerciale, sarebbe aria fritta dire fate attenzione a chi aprite”.

Cosa si può quindi dire alla gente che ha paura?

“È necessaria la riflessione congiunta delle istituzioni tutte. Un caso può capitare, ma qui parliamo di vittime. E ad aggravare il tutto sono il luogo e l’orario”.

La richiesta di tutti poi è più uomini delle forze dell’ordine, cosa ne pensa?

“Che noi li chiediamo. Perché solo per il fatto storico, prima Montegiorgio e ora Sant’Elpidio, ci sentiamo autorizzati a chiedere più personale per la nostra questura, per i comandi. Poi è difficile dare un poliziotto a ogni casa e a ogni esercizio commerciale. Oltre ad avere più uomini, che chiederemo, dovremo anche pensare ad altre forme di tutela del territorio”.

Lei crede nel controllo del vicinato?

“Il casa per casa del poliziotto non può esistere. Il controllo del vicinato è una soluzione. Noi stiamo vagliando alcune richieste di adesione al protocollo, che comporta una formazione. Ma sia chiaro, non parliamo di ronde”.

Lei incontrerà il fratello della vittima?

“È importante la vicinanza alla comunità. Incontrerò Sergio Marilungo. Dobbiamo farci vedere coesi e attivi. Se nessuno ci mette la faccia, alla fine è facile strumentalizzare. Ma quando lo incontrerò non è per fare scena, ma per far sentire a chi ha subito una perdita così pensate in un modo violento la presenza dello Stato, la vicinanza delle istituzioni”.

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