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Dono e amicizia al teatro dell'Aquila. Leonardo, 12 anni, e la lezione di Carlo Urbani: "Se ce l'ha fatta lui, possiamo riuscirci anche noi"

RAFLEONARDO

Ascoltano silenti, durante la consegna del premio giornalistico, per oltre un’ora gli alunni delle Medie fermane, perché voglio sapere di più di questo medico morto nel 2003, quando ancora loro neppure erano nati.

FERMO – Sul palco 98 musicisti under 14, in sala duecento alunni, tutti insieme per dire che essere amici si può, che la solidarietà non ha confini. Ma soprattutto, come ha chiarito Leonardo, un alunno della Fracassetti Capodarco, all’inizio della mattinata che ha portato alla nomina dei vincitori del premio giornalistico dedicato a Carlo Urbani, “se ce l’ha fatta lui, possiamo farcela anche noi”.

Lui è il medico che ha capito prima di altri cosa fosse la Sars e cosa avrebbe potuto causare nel mondo se non fermata. Lui è il medico che girava per il mondo, nei luoghi più lontani, specialmente in Asia, per debellare virus e malattie ai più sconosciuti. Lui è Carlo Urbani, partito da Castelplanio e diventato tra Vietnam e Cambogia un eroe. Ma eroe non è la parola che riecheggia dentro il Teatro dell’Aquila, perché Urbani, come ricorda Ragaini, l’amico ed ex presidente dell’associazione Aicu dedicata all’infettivologo, “era una persona normale che però faceva cose straordinarie per gli altri”. Lo ha detto bene Leonardo, che in due minuti riassume la vita del dottore e quello che gli ha lasciato come messaggio durante i giorni in cui ha lavorato con i compagni all’articolo per il concorso che è nato a Porto Sant'Elpidio e ora è diventato provinciale: “Un medico semplice che è stato disposto a lasciare la famiglia per essere vicino alle popolazioni in difficoltà. e o ha fatto senza esitare, solo per fare del bene”.

https://youtu.be/8co1ljPUP9M

Ascoltano silenti per oltre un’ora gli alunni delle Medie fermane, perché vogliono sapere, dal giornalista Vincenzo Varagona e dal preside del Polo Urbani Vespasiani, di più di questo medico morto nel 2003, quando ancora loro neppure erano nati. Eppure, la scienza si è sposata alla perfezione con l’umanità e l’esempio è più vivo che mai: “Urbani non ha lascito un segno, ma una traccia indelebile” ribadisce la presidente della Provincia Moira Canigola.

Dono, solidarietà, amicizia, dedizione, parole care al vescovo Rocco Pennacchio, che con il suo sorriso ha saputo mandare messaggi importanti alla giovane platea. “Ricordate, è meglio amare con severità che ingannare con dolcezza, se mi aspetto solo miele posso avere il dubbio che chi è vicino mi sta ingannando perché non mi fa crescere. Un’amicizia è come quella di Urbani che è arrivata a dare la vita a tutti gli altri: amare gli altri ed essere amici di tutti ci fa migliorare. I santi e i grandi della storia ci dimostrano che l’amore vero e l’amicizia vera non si chiudono ma sono tali perché si allargano”.

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