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Macerata, indagini e interrogatori senza sosta per la morte di Pamela. E la città dice basta all'uso politico dei fatti

carabinieri web 3

Lo ha spiegato con una nota la procura di Macerata, chiarendo che l'esame dei primi dati forniti dagli esperti in materia telefonica ha permesso di “acquisire la ragionevole certezza” che il 30 gennaio scorso un terzo uomo, di cui gli investigatori non conoscevano l'identità, ma solo un nomignolo datogli dagli altri due.

MACERATA – Un’illusione che l’indagine sulla morte di Pamela Mastrogiacomo fosse già chiusa. Si è dovuto ricredere anche il procuratore capo di Macerata Giorgio. anche se i passi avanti sono stati importanti. È stato il telefono a mettere gli investigatori sulle tracce di Lucky Awelima, il 27enne nigeriano fermato insieme al 22enne Desmond Lucky, in relazione al caso per il quale era già stato arrestato Innocent Oseghale.

Lo ha spiegato con una nota la procura di Macerata, chiarendo che l'esame dei primi dati forniti dagli esperti in materia telefonica ha permesso di “acquisire la ragionevole certezza” che il 30 gennaio scorso un terzo uomo, di cui gli investigatori non conoscevano l'identità, ma solo un nomignolo datogli dagli altri due e corrispondente ad un numero telefonico registrato nella loro rubrica, era stato presente nell'appartamento di via Spalato 124, domicilio di Oseghale, dove Pamela sarebbe morta e sarebbe stata fatta a pezzi. Il telefonino aveva agganciato la cella telefonica corrispondente a quella dell'abitazione. Nella stessa giornata il terzo uomo aveva avuto «apprezzabili» contatti telefonici con gli altri indagati. I primi risultati delle perizie telefoniche sono arrivati nella notte tra il 9 e il 10 febbraio. Contestualmente gli investigatori hanno capito che il terzo uomo, ancora non identificato, si stava allontanando da Macerata, diretto verso la Lombardia. A quel punto la sua presenza è stata ritenuta indispensabile ai fini delle ulteriori indagini anche di natura scientifica. Su disposizione del Procuratore di Macerata Giovanni Giorgio, sono scattati gli accertamenti per controllare i movimenti dell'utilizzatore del telefono, che è stato individuato nella stazione ferroviaria di Milano in partenza la Svizzera, dove è stato bloccato dai carabinieri di Milano, allertati dai colleghi di Macerata. Il giovane, privo di documenti, è stato condotto presso il comando provinciale dei carabinieri di Macerata.

Chi torna a parlare è il sindaco Romano Carancini: “Siamo stati usati politicamente. È parso chiaro a tutti noi maceratesi. Il grido 'Lasciate in pace Macerata’ esprime quello che provavo a spiegare io: la necessità di attendere i nostri tempi e di fare i nostri passi. Dobbiamo rielaborare il dolore”. Il primo cittadino, dai principali quotidiani, invita ad abbassare i toni: “Ci stiamo sparando tra noi. Domani può essere il nero che spara al bianco. Va bene la campagna elettorale ma nessuno può chiamarsi fuori dalle proprie responsabilità. Sabato lo sapevo che per tanti ero il nemico, a destra e a sinistra, ma io non ero affatto contro la manifestazione, non dico che non fosse importante. Ma c'erano pochi maceratesi, tanti non ci si sono ritrovati. Se continuiamo solo a fare manifestazioni mostrando forza muscolare, numeri e slogan, graffiamo appena la superficie. La ritualità non va abbandonata, va superata. Bisognava ragionare, far capire, preparare, prima di marciare”.

La città ci sarà invece in strada domenica: “Molti attori della città prenderanno ago e filo e cercheranno di ricucire il nostro profilo, senza bandiera e con la forza di riprenderci di quel monumento ai caduti violato da Traini. Mi piacerebbe fosse una giornata di silenzio e riorganizzazione, senza pensare a chi è più antifascista dell'altro”.

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