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Francesco, il papa rivoluzionario raccontato da Politi che piace ai giovani: "In ogni gesto, qualcosa di unico"

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Paolo Calcinaro introduce l’incontro con Politi e lo chiude con un consiglio ai ragazzi: quando sui social vede un articolo con un titolo che vi attrae, valutate bene le notizie e la fonte, che spesso è falsa e lo è con un semplice cambio di lettera”.

di Raffaele Vitali

FERMO – Marco Politi, storico vaticanista di Repubblica, oggi editorialista del fatto Quotidiano, sbarca a Fermo con il suo racconto su Papa Francesco e si trova immerso nel mondo della cronaca nera, degli spari e della morte. “Il ruolo della comunicazione è fondamentale, poi il deterioramento globale arriva anche qui. Il ruolo dell’informazione locale assume ancora di più un peso. Tramite i social è facilissimo cadere in un vomitatoio generale. Sentire un sindaco dire ‘fermi tutti, riflettiamo un attimo’ e prenderlo come un blocco all’antifascismo è assurdo. È fondamentale la gestione della comunicazione, perché poi a livello locale un quotidiano cartaceo o online pesano come la Rai”. Paolo Calcinaro introduce l’incontro con Politi e lo chiude con un consiglio ai ragazzi: quando sui social vede un articolo con un titolo che vi attrae, valutate bene le notizie e la fonte, che spesso è falsa e lo è con un semplice cambio di lettera”.

“Il problema non è più sul cosa pubblicare, ma sul come” ribadisce Franco Elisei, presidente dell’Ordine, dando la parola al vaticanista, “che ne ha visti salire sul soglio ben cinque di papi dal 1971 quando ha iniziato a occuparsi di Vaticano. E nel 1978 individuò in anticipo l’identikit di Papa Giovanni Paolo II”. Con il libro ‘Francesco tra i lupi’ ha evidenziato l’opposizione interna alla curia alle riforme del Papa Argentino e ora ha affrontato il tema della sua rivoluzione mediatica di Papa Francesco.

Diversi i temi che affronta, con tanto di mini focus sull’attualità: “A Milano un tramviere lombardo ha massacrato una giovane ragazza. Qui è stata uccisa una giovane donna da un africano ed è esplosa una polemica nazionale. Due fatti gravi, ma ci dimostrano che il tema della legalità e del rispetto della legge e del patto della vita civile deve valere per tutti. Altrimenti abbiamo una manipolazione della realtà”. Se questo accade nei fatti di nera, capita anche di fronte alle personalità storiche “in cui serve una analisi di quel che accade”.

Papa Francesco non è solo il sorriso, dietro c’è altro: “Si è presentato con la Madonna che scioglie i nodi. A riprova che è uno che parla liberamente, che parla in modo semplice ma che ha un pensiero molto complesso”. Parla di “personalità meditativa e comunicativa, che ama il silenzio e il momento di riflessione interiore”.

È partito come buttafuori in un night, come operaio in una azienda chimica e poi la fede con un inizio inusuale: “Voglio credere in Dio”. Un papa cresciuto in una megalopoli, contesto del tutto diverso dalle cittadine come Giovanni XXIII o Wojtyla, che arrivavano da realtà in cui dominano i cattolici. Nel giorno dell’elezione si presenta con un “chiedo a voi di pregare per me prima di benedirvi”. Non si è presentato come papa imperatore, ma come vescovo. Essere un papa per le strade del mondo è un obiettivo e poi un papa che riesce a rimodulare la chiesa, in cui i vescovi non sono principi e burocrati, non narcisi ma pastori che hanno l’odore delle pecore. “Un Papa che sa dire ‘questo fa schifo’ quando si trova di fronte a bambini che non hanno da mangiare. Un Papa che cambia anche il linguaggio, un pontefice che vuole le donne nei posti decisionali. Un conto è il servizio, ha detto incontrando le suore, un altro è la servitù. Le ha inserite in alcuni dicasteri, nel cda dello Ior e dentro l’accademia di scienze sociali e ha creato una commissione per creare il diaconato femminile”.

Politi è chiaro: “Non è un papa buonista e non è bonaccione. Questo è il Papa che ha scomunicato la mafia”. In mezzo al miliardo e 300milini di persone, Francesco si sente un seminatore che ama parlare con i gesti. “Il suo primo viaggio è a Lampedusa e lancia una corona in mezzo al mare, incontra i migranti e gli augura un buon ramadan, e durante la messa gli occhiali se li tira fuori dalla tasca. Gira con la sua cartella, perché non vuole diventare una icona o una mummia. È conscio del suo ruolo, ma non vuole diventi il limite”. Gesto è non andar a vincere nell’appartamento papale, mangia alla mensa del ristorante e alla sera si serve da solo. “Non vuole perdere il contatto con la vita comune”.

Affrontare la comunicazione è anche parlare di unioni tra persone dello stesso sesso: “Ma chi sono io per giudicare un gay che cerca di concretizzare il suo amore”. E lo ha dimostrato invitando un transessuale spagnolo che è entrato in Vaticano con la sua fidanzata: “Il punto fondamentale è come una persona si pone di fronte al bene e al male, non le sue scelte”.

Tutto quello che fa, non piace a molti: populista, femminista, problema per la chiesa sono alcune delle critiche. “Nella questione sul dare o meno la comunione ai divorziati, ci sono state petizioni con 400mila firme per bloccare il cambiamento e difendere la tradizione. O una malintesa idea della tradizione. Ma lui è andato avanti” prosegue nel suo racconto Politi.

Gli ultimi sondaggi 77% italiani fidano di Papa Francesco, 70% Polizia, 5% partiti, Parlamento 11%. “Il consenso è massimo e lui lo usa parlando di ecologia, di immigrazione e di super ricchi e poveri. 82 persone possiedono come 3miliardi e 600milioni di persone. Nel 2017 le persone son diventate 8 a possedere come la metà povera del pianeta. Di questo parla, facendo da rompighiaccio. Ma se non lo aiuta qualcuno, poi il ghiaccio si riforma. Serve quindi sostegno e serve capire chi sarà il successore”.

Un Papa che non sa usare il computer, ma che ha capito l’importanza alla comunicazione, arrivando ad avere 40milioni di follower su Twitter e a parlare con i giornalisti. Un Papa che non ha paura di affrontare il futuro: “Se non sarò più in grado, me ne andrò”. Intanto resta e ha già fatto un miracolo: una ventina di studenti per due ore hanno ascoltato il vaticanista in silenzio e alla fine, contro ogni consuetudine, hanno interagito raccontando il loro Francesco, la loro visione e percezione: "In ogni suo gesto c'è qualcosa di unico, a cominciare dall'attenzione data ai poveri, ma anche alle altre religioni". Questa sì che è una rivoluzione.

 

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