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Fermo "provincia meccanica": la narrazione televisiva lontana dalla realtà. E il sindaco protesta

ferracutila7

Calcinaro: "Questo valore di accoglienza, nonostante le problematiche di un fenomeno sulle quali ancora latitano soluzioni normative nazionali, resta un patrimonio importante della città che tuttavia, e su questo mi rammarico fortemente, alcuni singoli soggetti ripetutamente cercano di svilire usando interviste su stampa e da oggi anche in televisione”.

FERMO – Raccontare la verità, senza negarne i problemi. Ma mostrandola nella sua interezza. È quello che non è riuscita a fare la trasmissione ‘Bersaglio Mobile’ condotta da Enrico Mentana su La7.

“Ritengo di dover inviare alla redazione di La7 alcune precisazioni sul contenuto del servizio andato in onda, che ha riportato una visione del tutto parziale e senza possibilità di contradditorio sulla realtà cittadina di Fermo e dei suoi abitanti”. Le parole sono di Paolo Calcinaro, sindaco di Fermo e non certo uno che nei giorni caldi del post morte di Emmanuel, caso preso come spunto per dipingere una Fermo in salsa fascista e razzista, non si è mai tirato indietro. a creare un quadro parziali è stato il servizio, ma anche chi ha parlato: Alessandro Fulimeni, responsabile Sprar, e Angelo Ferracuti, scrittore. “Mi chiedo perché dei cittadini, ad oltre un anno e mezzo di distanza da un fatto inequivocabilmente grave ma comunque in un contesto di accoglienza cittadina isolato, devono per forza continuare con cadenza quasi abituale a voler evidenziare tinte fosche della città omettendo ogni volta numeri e dati che vanno in maniera evidente in senso opposto rispetto alle loro ripetizioni” prosegue il sindaco.

Nella ricostruzione giornalistica, sono stati abbinati in successione una serie di fatti, incluse le bombe contro le chiese che nulla centrano con gli immigrati, che ben poco hanno a che fare l'uno con l’altro (minuto 46 del video allegato http://www.la7.it/bersaglio-mobile/rivedila7/bersaglio-mobile-08-02-2018-233490). “Dispiace notare una certa imprecisione su alcuni fatti che così come da narrativa del servizio possono essere addebitati alla città. L’incendio doloso ad un appartamento che avrebbe ospitato rifugiati ed appiccato al presunto fine di impedirne l’insediamento non può essere descritto come avvenuto “qui vicino” poiché accaduto addirittura in diversa città di diversa provincia”. Ma questo sarebbe il meno, se non fosse che per collegare Luca Traini, lo sparatore di Macerata, a Fermo, visto che ha fatto lo steward allo stadio, Bersaglio Mobile si sia completamente dimenticato di sottolineare un aspetto: “Il contributo che offre da anni questa città sul tema migranti: difatti oggi la città accoglie un numero di richiedenti asilo largamente superiore a quello che le aride convenzioni tra Anci e Ministero vorrebbero. Ma la città di Fermo ed i suoi cittadini non si sono tirati indietro in questa emergenza nazionale consapevoli della tradizione di umanità ed accoglienza che la città ha da sempre avuto”. È questa quindi una città razzista e non accogliente? “Nella consapevolezza della gravità di quanto accaduto per la morte di Emmanuel posso tuttavia affermare che questa città ha continuato a non sottrarsi al proprio ruolo nel sistema di accoglienza non erigendo mai barriere o sollevazioni come le cronache ci riportano con cadenza settimanale da località sparse per tutta la penisola. Questo valore di accoglienza, nonostante le problematiche di un fenomeno sulle quali ancora latitano soluzioni normative nazionali, resta un patrimonio importante della città che tuttavia, e su questo mi rammarico fortemente, alcuni singoli soggetti ripetutamente cercano di svilire usando interviste su stampa e da oggi anche in televisione”.

Ecco, sarebbe bastato poco a La7 per fare un lavoro giornalistico completo: abbinare a Ferracuti e Fulimeni, con il secondo più pacato e obiettivo nel sottolineare anche quelo che funziona come le famiglie fermane che accolgono richiedenti asilo nelle loro stesse case, quantomeno il sindaco. Come fatto pochi minuti prima nel servizio su Macerata. Così avrebbe scoperto che la ‘Provincia meccanica’ è frutto solo di narrazione, giusta quindi la scelta dell’intervistato, non certo di giornalismo.

@raffaelevitali

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