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Traini, da steward alla Fermana a sparatore senza pentimento. Gli immigrati: "Ora abbiamo paura"

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È la stessa paura del sindaco Romano Carancini: “Non è un fatto isolato, c'è un fermento che dobbiamo essere in grado in maniera esplicita e non ambigua di fermare e combattere”. Ma la sua città non vuole cedere alla deriva nera.

MACERATA – C’è un po’ di Fermano nella storia di Luca Traini. C’è in modo indiretto, uno dei sei immigrati feriti da sei mesi viveva a Servigliano, fa parte del progetto di reinserimento del Gus e stata studiando italiano per inserirsi al meglio, e c’è in modo diretto perché l’anno scorso ha più volte fatto lo steward allo stadio Recchioni durante le partite della Fermana.

Il 29enne accusato di tentata strage aggravata dal razzismo, ha parlato a lungo con il suo avvocato e domani forse lo farà con il procuratore Giorgio, visto che è previsto il suo interrogatorio. Quello che merge è che Traini si è mosso lucidamente, dopo aver pianificato ogni mossa, non riuscendo solo a compiere quella più clamorosa. La sua idea iniziale, secondo il procuratore di Macerata Giovanni Giorgio, era quella di farsi giustizia da sé, nel Tribunale di Macerata, uccidendo il pusher nigeriano accusato di aver ucciso e smembrato la 18enne romana Pamela Mastropietro.

Oggi, a distanza di 48 ore, ha avuto una sola preoccupazione: “Come sta la ragazza? Non volevo colpirla”. L'unico errore per Traini è stato quello di aver ferito alla spalla una giovane nigeriana vicino alla stazione. Aveva preso in realtà di mira 11 migranti, ma è riuscito a colpirne solo sei. Dopo un giorno in cella nel carcere di Montacuto ad Ancona, il 28enne di Tolentino si è confidato oggi con il suo legale Giulianelli, che lo ha trovato “tranquillo e in buona forma fisica”.

La difesa chiederà una perizia psichiatrica in quanto il 28enne non era consapevole di ciò che faceva, secondo l'avvocato: “Non si è pentito: ci si può pentire solo se si è consapevoli di quello che si fa”. Non ha avuto un pensiero per i feriti nel raid, solo per l’unica donna colpita. Ma dietro alle 'invisibili’ vittime del tiro al bersaglio ci sono storie di fuga da guerre e violenza. Come quella di Wilson, ghanese, ricoverato in ospedale, arrivato dalla Libia su un gommone: “Ho visto persone uccise e vendute, soprattutto gente di colore. Lì le persone sono trattate come animali”.

Traini, simpatizzante di estrema destra con un'adolescenza segnata da problemi famigliari e dall'obesità, non si è pentito. In carcere, domani alle 16, si terranno l'udienza di convalida dell'arresto per le accuse di strage aggravata dall'odio razziale, e l'interrogatorio. “Quando ho sentito la notizia alla radio in auto della morte di Pamela ho sbroccato” ha detto al difensore. Lui e Pamela non si conoscevano, ma lo scempio fatto del corpo della ragazza avrebbe scatenato la sua furia vendicativa. Tanto da fargli ammettere dinanzi ai carabinieri di aver pensato di uccidere Oseghale. “Volevo vendicare Pamela - aveva detto Traini ai militari - e fare qualcosa contro l'immigrazione, l'immigrazione clandestina va stroncata”.

Il difensore è preoccupato, ma non tanto per Traini, quanto per il contesto sociale: “Lui è solo la punta di un iceberg, la base è molto vasta. Politicamente c'è un problema perché - ha spiegato Giulianelli - mi ferma la gente a Macerata per darmi messaggi di solidarietà nei confronti di Luca. È allarmante ma ci dà la misura di quello che sta succedendo”. È la stessa paura del sindaco Romano Carancini: “Non è un fatto isolato, c'è un fermento che dobbiamo essere in grado in maniera esplicita e non ambigua di fermare e combattere”. Ma la sua città non vuole cedere alla deriva nera, al ritorno del fascismo, anche se gli stranieri sono preoccupati, come racconta James Nosakhari, nigeriano, amico di uno degli stranieri feriti (Questi i nomi: Jennifer, Nigeria, 25 anni; Mahamadou, Mali, 28; Wilson, Ghana, 20; Festus, Nigeria, 32; Gideon, Nigeria, 25; Omar, Gambia, 23 anni): "É doloroso, dopo quello che è successo abbiamo paura, non è facile vivere in una città dove qualcuno ha sparato contro sei persone di colore. Non è facile, credo che ora siamo tutti spaventati”. Per scacciare la paura bisognerà lavorare, passo passo, ne è conscio Giovanni Lattanzi, che coordina la Ong Human Solidarity Group: "Macerata è una città veramente accogliente, i ragazzi si sono sempre integrati, quando ci fu la grande nevicata si misero subito a disposizione per la città e poi hanno aiutato per il terremoto". Ma questo non è bastato a Traini e al suo desiderio di pulizia ariana.

Raffaele Vitali

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