02252018Dom
Last updateSab, 24 Feb 2018 7pm

facebook gplus 32 twitter  RSS icon

VTEM Banners
VTEM Banners

Dal Mein Kampf alla croce celtica, ecco il Traini casalingo che "l'accogliente" Macerata respinge

arrestopaazzo

"Ho sentito come un impulso irrefrenabile e ho deciso di agire: sono tornato indietro a casa, ho aperto la cassaforte e ho preso la pistola. Poi sono uscito per ucciderli tutti” ha detto senza esitare.

MACERATA – Sembra davvero di rivivere il film America History X (LEGGI) guardando la storia di Luca trini. perché gli inquirenti entrando in casa hanno trovato sul tavolo una copia del Mein Kampf, poi, in camera sotto il comodino, un grosso coltello. A questo si aggiunge l’atteggiamento, che ha stupito tutti, perché Traini non ha mai abbassato il capo, non ha mostrato segni di pentimento, ma ha tenuto fermo il suo sguardo fiero. Un fascista duro e puro, non certo un terrorista. “È lucido e determinato - dicono gli investigatori - non ha fatto passi indietro, non ha cambiato versione, non si è pentito neanche per un istante”. E d'altronde è stato lui stesso, prima di esser trasferito in piena notte nel carcere di Montaguto ad Ancona, a ribadire che i neri voleva ucciderli tutti. E che la causa che ha scatenato questo odio è stata la morte della ragazza fuggita dalla comunità di Corridonia. “Ero in auto, stavo andando in palestra. Ho acceso la radio e ho sentito per l'ennesima volta la storia di Pamela. Ho sentito come un impulso irrefrenabile e ho deciso di agire: sono tornato indietro a casa, ho aperto la cassaforte e ho preso la pistola. Poi sono uscito per ucciderli tutti” ha detto senza esitare. E lo ha fatto dopo averlo annunziato al bar mentre beveva un caffè: “Ora vado a fare una strage”.

Non solo Hitler nella sua libreria, perché i carabinieri hanno trovato anche un testo sulla storia della Repubblica sociale italiana, un manifesto della Gioventù fascista, una bandiera nera con la croce celtica. Voleva fare una strage, dunque, che solo per un miracolo non è riuscita. Non solo, infatti, nessuno dei sei feriti è stato colpito in maniera mortale, ma Traini non ha neanche esploso tutti i colpi che si era portato dietro, tanto che i carabinieri hanno trovato in auto altre decine di proiettili. Se li avesse usati tutti, molto probabilmente sarebbe andata diversamente. È anche per questo che il procuratore Giovanni Giorgio ha modificato il reato ipotizzato da tentato omicidio plurimo a strage aggravata dalla finalità di razzismo, oltre a contestargli il porto abusivo di armi e altri reati. Confermato, inoltre, che non c'è alcun collegamento, passato o presente, tra i sei feriti e Traini e tra i migranti presi di mira e Innocent Oseghale, il presunto assassino di Pamela che continua a negare ogni coinvolgimento nella morte della 18enne.

In attesa dell'interrogatorio di garanzia che ci sarà probabilmente domani, Traini è stato dunque rinchiuso in isolamento ed è controllato a vista: nello stesso carcere dove si trova proprio Oseghale. Ma lontano da lui e dagli altri detenuti di colore: il rischio che qualcuno possa fargliela pagare, così come al nigeriano, è concreto ed infatti gli agenti della polizia penitenziaria hanno aumentato la sorveglianza nei confronti dell'uno e dell'altro. Nel mentre, in centinaia, bianchi e neri, sono scesi in strada nei giardini di piazza Diaz per urlare il loro no: «fermiamo il terrorismo fascista». Terrorismo, non follia. Tra loro c'era anche Sammy Kunoun, il presidente della comunità nigeriana maceratese: “Questa era una città dell'accoglienza e oggi mi viene da piangere. Speriamo che abbassino tutti i toni e ragionino”.

Raffaele Vitali

VTEM Banners
VTEM Banners
VTEM Banners

Fede, giovani e integrazione: i primi pensieri fermani di monsignor Pennacchio

Bookmakers bonuses with www gbetting.co.uk site.