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Il punto su Macerata. La lucida follia di Traini, la conferma dell'arresto di Innocent, la deriva politica

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Ieri tutto è cominciato alle 11 del mattino: Luca Traini, 28 anni di Tolentino, incensurato, un passato su posizioni di estrema destra e candidato nel 2017 per la Lega al consiglio comunale di Corridonia, sale sull'auto e parte per la sua missione.

MACERATA –Una lunga giornata, che poteva finire molto peggio. Se solo Luca Traini avesse avuto la mira migliore, sarebbe stato il sabato della strage. Invece, sarà ricordato per due motivi: la convalida dell’arresto di Innocent e l’arresto del 28enne di Tolentino che per due ore ha terrorizzato Macerata girando per la città sparando ai cittadini africani che trovava lungo la sua strada: ne ha feriti sei, due sono gravi. Una caccia al nero, all’immigrato, allo straniero che ha costretto il sindaco a chiudere le scuole, a consigliare alla gente di restare in casa. Perché nessuno sapeva, fino a quando l’uomo non è stato bloccato, chi fossero davvero gli obiettivi della lucida follia di Traini. Tutto questo a Macerata, un piccolo capoluogo di Provincia fino a oggi noto solo per la sua Università e diventato ora la città del brutale omicidio di Pamela, la 18enne trovata a pezzi dentro dei trolley, e del tentativo di auto giustizia dell’ex candidato alle elezioni comunali della Lega Nord. Abbinare il nome di Traini a quello di Pamela, però, non è accettabile epr la famiglia della ragazza: “Chiediamo solamente giustizia. Pene esemplari per chi ha ucciso e fatto a pezzi nostra figlia. Ma condanniamo fermamente l'attacco di ieri, non siamo razzisti e anche Pamela se fosse ancora viva sarebbe inorridita per questo atto di odio. Non vogliamo altro sangue né alcuna vendetta” sottolinea la madre e aggiunge lo zio, l’avvocato Verni: “La giustizia la vogliamo nell’aula di tribunale”.

Ieri tutto è cominciato alle 11 del mattino: Luca Traini, 28 anni di Tolentino, incensurato, un passato su posizioni di estrema destra e candidato nel 2017 per la Lega al consiglio comunale di Corridonia, sale sull'auto e parte per la sua missione. Uccidere quanti più stranieri possibile. Agisce da solo: al momento gli investigatori non hanno trovato nulla che possa far pensare ad un'azione organizzata con altri soggetti.

L’unica fortuna è che non è morto nessuno. “Siamo di fronte ad un fatto grave che poteva essere gravissimo» dice non a caso Minniti il cui primo obiettivo è di ribadire che lo Stato non arretrerà di un millimetro. Quello che è accaduto è inaccettabile - scandisce il titolare del Viminale - perché in un democrazia non è consentito a nessuno di farsi giustizia da solo. Su questo non si transige, non è argomento di dibattito politico”. La caccia al nero del 28enne dura due ore e finisce sulla scalinata del monumento ai caduti di piazza Vittoria: due carabinieri lo bloccano subito dopo aver abbandonato l'auto e lo buttano in terra. Traini non oppone resistenza, ha sulle spalle un Tricolore e prima di essere ammanettato riesce ad urlare il suo proclama folle e razzista: “Ho fatto quel che dovevo, l'Italia agli italiani”. Lo portano in caserma, scatta l'arresto per tentato omicidio.

E sull’uso del tricolore arriva la condanna di Andrea Cangini, fino a pochi giorni fa direttore di Qn, oggi candidato al Senato nelle Marche per Forza Italia: ““Un esaltato, un frustrato, un assassino. Un folle criminale che ha disonorato il Tricolore di cui si è inopinatamente ammantato. Lo sparatore di Macerata non ha alcuna giustificazione”. Il giornalista pone poi anche una questione, su cui la discussione proseguirà a lungo: “Se Macerata non fosse tra i Comuni italiani con la più alta percentuale di immigrati rispetto alla popolazione residente e se un nigeriano senza permesso di soggiorno non fosse stato lasciato libero di fare a pezzi una ragazza di appena 18 anni, l’esaltato avrebbe messo mano alla pistola?”.

La politica entra a piedi pari nella vicenda di cronaca e lo fa in modo pericoloso, soprattutto considerando che di Traini per strada ne potrebbero scendere altri. “È un momento delicatissimo - dice il sindaco di Macerata Romano Carancini - serve il rispetto delle persone e non possiamo farci annegare dall'odio. Tutti devono fare un passo indietro”. Parole simili arrivano dal premier Paolo Gentiloni: “Lo Stato sarà severo e i comportamenti criminali saranno perseguiti e puniti”. "L'episodio di Macerata è segno di un disagio sociale che nasce dall?insicurezza e dalla paura: non può trovare giustificazione alcuna, né essere sottovalutato nella sua oggettiva gravità?". Così il cardinal Gualtiero Bassetti, presidente della Cei.

Anche Matteo Renzi e Luigi Di Maio lanciano un appello ad abbassare i toni. Ma non lo fa Salvini: “La responsabilità morale - afferma il leader della Lega - è di quelli che hanno riempito l'Italia di clandestini” che però poi aggiunge: “La reazione deve essere comunque democratica e pacifica, non di violenza”. E la polemica prosegue, mentre il giudice di Macerata convalida l’arresto di Innocent Oseghale, l’unico uomo fino a oggi fermato per la morte di Pamela, dopo che nel suo appartamento in via Spalato, una delle zone degli spari di Traini, sia stata trovata una mannaia con tracce di sangue lavata con la varichina e alcuni abiti appartenuti a Pamela.

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