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Mancano sacche di sangue, il sindaco Calcinaro ci mette il braccio. "Diamo visibilità ai donatori"

donazione sangue

Per ogni trasfusione c’è una decisione clinica ragionata, come spiega la dottoressa Siracusa: “Perché parliamo di qualcosa mai scevro da rischi. Se necessaria la trasfusione verrà effettuata e prima di richiederne un’altra rivalutare il quadro clinico".

di Raffaele Vitali

FERMO – Se si va oltre il volto, la donazione fatta da Paolo Calcinaro è un messaggio importante. In una fase in cui il sangue è tornato a essere un bene ancora più prezioso, perché la richiesta ha in lunghi periodi superato la raccolta, che un sindaco ci metta la faccia può essere di stimolo. Se ce la può fare a prendersi mezz’ora di tempo chi guida il capoluogo, perché non dovrebbe riuscirci ogni cittadino? L’Avis di Fermo ha avviato una campagna social (vedi) affidata ai volontari e alla fervida mente di Cristina Donati e i 7-800 like che ha incassato la foto del primo cittadino pubblicata sulla sua pagina sono il volano perfetto.

“C’è bisogno di più sangue rispetto a quello che attualmente si ha, ho accolto con molto favore l’invito fattomi dell’Avis che ringrazio per il lavoro quotidiano straordinario che fa. Io non ho fatto nulla di straordinario, magari posso contribuire a dare maggiore visibilità ad una necessità” è il commento di Calcinaro. “Le donazioni a fine anno sono oltre 7mila di unità di sangue intero. Abbiamo recuperato il deficit dei primi quattro mesi legati a terremoto, maltempo e altre cause. A maggioro eravamo a -300, oggi siamo a -45” spiega la primaria Siracusa.

Il sangue è indispensabile per moltissime terapie e non solo nelle situazioni di emergenza. Lo ha capito il sindaco, lo hanno capito tre 18enni che ieri insieme a Calcinaro hanno effettuato la prima donazione. Non va mai dimenticato che il sangue è un farmaco, da cui escono globuli rossi, plasma e anche la base per le piastrine. Per questo all’interno del Murri, ma anche a livello regionale, si va verso una riforma del sistema trasfusionale. “La trasfusione è un atto terapeutico”. Per ogni trasfusione c’è una decisione clinica ragionata. “Perché parliamo di qualcosa mai scevro da rischi. Se necessaria la trasfusione verrà effettuata e prima di richiederne un’altra rivalutare il quadro clinico. Appropriatezza, efficienza ed efficacia: il paziente che deve essere sottoposto di intervento chirurgico programmato, non si parla di emergenza, deve essere studiato in ogni aspetto. Sappiamo che un 30% dei pazienti sottoposti a intervento sono anemici già prima di essere sottoposti a intervento. Bene sanarli prima, per rendere evitabile una trasfusione” aggiunge la dottoressa Pennacchietti. L’anemia per esempio si può correggere con il ferro o dei farmaci, evitando poi la trasfusione. Partendo dalla terapia giusta si evitano abusi anche costosi”. Ognuno fa la sua parte, il sistema migliora, come spera ogni giorno il direttore dell’Asur Licio Livini: “Passiamo da una sanità prestazionale e una manageriale. Una strategia di rete legata al sangue è importantissima”.

@raffaelevitali

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