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"Oggi entro nel vostro cuore". Ecco Rocco Pennacchio, l'arcivescovo che sorride

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Cita Papa Francesco parlando a sindaci e fedeli: “La grande novità del Papa non è tanto nello stravolgimento dei contenuti, ma nello stile diverso. Ci insegna di non aver paura di accogliere chiunque. Questa deve essere la ricetta per tutti, giovani e adulti”.

di Raffaele VItali

FERMO – Arriva a piedi monsignor Rocco Pennacchio e con la sua tunica color porpora colora Fermo in una giornata uggiosa. A piedi entra dentro il Teatro dell’Aquila, “il cuore della città diventato cuore del territorio dopo il sisma” sottolinea un emozionato sindaco Paolo Calcinaro, ma prima si ferma a salutare le persone, a rispondere ai giornalisti, a regalare un abbraccio al vecchio parroco arrivato da Matera per salutarlo. Il primo pensiero è per i giovani, il secondo è per i terremotati, il terzo è per i richiedenti asilo, “che ci hanno permesso di arredare il duomo in tempo record” ricorda don Giordano Trapasso, il quarto, ma è il filo conduttore di ogni punto precedente, per la comunità che si appresta a guidare.

Un compito non facile per lui che fino a pochi giorni fa era un semplice parroco, seppur con un’importante esperienza come economo della Cei, ma un compito che con il suo fisico imponente non teme. Sorride, sorride sempre Pennacchio. Ed è il sorriso di chi sa di avere Dio con sé, di muoversi nella fede, ma soprattutto nella volontà di aiutare chi avrà bisogno. Il passaggio del bastone pastorale tra l’arcivescovo Luigi Conti e Pennacchio è il momento chiave di una giornata iniziata svegliandosi per la prima volta a Fermo con a fianco la sua famiglia. Proseguita pregando, conoscendo il palazzo arcivescovile e poi preparando poche e chiare parole da dire prima ai sindaci e poi ai fedeli di una diocesi, “tra le più importanti d’Italia” ricorda l’assessore regionale Fabrizio Cesetti, che copre tre province, tutte terremotate, e 58 Comuni, “l’unità di questa terra è stata provata dal terremoto, ma è una comunità che anche se provata dalla crisi economica si sta impegnando per ripartire. A lei chiedo di aiutarci a crescere quotidianamente, supportando l’impegno che ognuno mette con costanza” ribadisce la presidente della Provincia Moira Canigola.

Fa effetto vedere il mondo laico così emozionato e carico di aspettative verso chi rappresenta quanto di meno tangibile, la fede. Ma don Rocco, oggi monsignore, in pochi attimi ha conquistato anche chi dalla chiesa spesso è lontano. Lui lo sa e cita Papa Francesco: “la grande novità del Papa non è tanto nello stravolgimento dei contenuti, ma nello stile diverso. Ci insegna di non aver paura di accogliere chiunque. Questa deve essere la ricetta per tutti, giovani e adulti” prosegue dal palco del teatro dell’Aquila, mai così silenzioso e attento alle parole, l’arcivescovo. Che poi torna a parlare dei giovani, che ha nel cuore. Del resto la sua fama l’ha preceduto. E se c’è un vuoto che ha lasciato è quello nel rapporto tra la chiesa di Matera e il suo futuro. “I giovani hanno bisogno di essere ascoltati e accolti. Anche nelle loro convenzioni che potrebbero irritarci, convenzioni che non rispondono all’immagine della società che abbiamo”.

Parte da qui la rivoluzione Pennacchio che arriva in una piazza storica, un po’ ingessata, ma che ha una gran voglia di emergere e tornare ai suoi fasti non di potenza, ma di modello di solidarietà e accoglienza. Lo ha già capito il prefetto Maria Teresa D’Alessandro che con semplici parole prova a far volare via quel senso di nostalgia che umanamente accompagna Pennacchio in questa sua nuova missione lontana da Matera (250 i lucani arrivati a Fermo): “parte dalla ‘nostalgia’ che potrebbe avere monsignor Pennacchio: “I fermani gliela faranno perdere subito. Sul momento ho anche io sentito il dolore per dover lasciare la mia casa, ma questa zona carica di ideali, che ha una grande capacità di fare squadra e guardare a ciò che può unire la aiuterà a essere felice. Sono sicura che questa terra non potrà che godere delle sue grandi qualità”.

Parte un metro avanti don Rocco, perché i sindaci sono con lui, così la Prefettura e le forze dell’ordine, schierate al completo per rendergli omaggio, e anche la sanità, che da sempre viaggia insieme alla chiesa, perché corpo e anima hanno bisogno di costanza, ricorda il direttore dell’Asur Licio Livini. Sta bene sul palco Pennacchio, ma è l’altare la sua casa e così, dopo aver stretto la mano al sindaco Calcinaro esce, guarda il cielo, “non piove, andiamo”, e si incammina per via Mazzini chiacchierando e continuando a sorridere. Entra a piedi nel suo duomo, lo attende per il primo abbraccio don Mario Lusek. “Dio c’è, siamo noi che dobbiamo approssimarci a lui. Sbaglia chi crede che il signore sia assente. Ricordate che i cristiani non sono indifferenti alla vita della città. Dobbiamo lavorare per la costruzione del bene comune, per la cura di una giustizia sociale che garantisca i diritti di ogni persona”. Che l’era di Rocco Pennacchio abbia inizio: "Oggi entro nel vostro cuore e nella vostra vita come uno di voi e per voi guida e pastore. Sono il vostro Vescovo, aiutatemi a diventarlo sempre di più".

@raffaelevitali - raffaelevitali@gmail.com 

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Fede, giovani e integrazione: i primi pensieri fermani di monsignor Pennacchio

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