11242017Ven
Last updateVen, 24 Nov 2017 8am

facebook gplus 32 twitter  RSS icon

VTEM Banners

Violenza: 66 le donne seguite nel Fermano. Il Prefetto: "Serve impegno h 24 per fermare gli uomini" (video)

violenzapref1
violenzapref2

“Questo è un punto di partenza, bisogna lavorare molto per renderlo efficace” conclude tra gli applausi il prefetto Mara Di Lullo.

di Raffaele Vitali

FERMO – Un territorio che sembra sempre più unito. E questo anche grazie a lei, al prefetto Mara Di Lullo, che da lunedì sarà al lavoro a Roma e non più lungo corso Cavour. “Una problematica che necessità una mobilitazione delle Istituzioni e della società civile” esordisce il prefetto Mara Di Lullo presentando il protocollo sull’antiviolenza. Questo non significa che è stato fatto poco, perché il quadro normativo è ben strutturato e in costante crescita dal 1968 in poi fino ad arrivare alla legge contro lo stalking. “In quest’ottica si inserisce il protocollo che firmiamo oggi con tutte le istituzioni e gli Ambiti sociali”.

I dati non sono incoraggianti: se diminuiscono i reati in genere, aumentano quelli contro le donne: “Si denuncia di più, ma esiste un cono d’ombra che fa emergere la violenza quando spesso è troppo tardi. Denunciare la violenza coinvolge la sfera privata, i livelli più intimi della persona. È una ammissione di sconfitta, è una famiglia che potrebbe saltare. E così le violenze si susseguono, indice di un malessere profondo della nostra società, con un pregiudizio molto radicato verso le donne” prosegue il prefetto.

Da qui la firma del protocollo con soggetti pubblici e privati per cercare di chiudere i buchi della rete. “Serve un impegno di tutti, senza orario, perché bisogna poter intervenire h24”. Moira Canigola è la prima a intervenire: “Come provincia, appena nati nel 2009, abbiamo attivato ogni possibile azione di contrasto aprendo i centri antiviolenza, inizialmente tra Porto e Sant’Elpidio prima di aprirne un altro a Fermo”. Dopo la riforma, la Provincia è stata spogliata della funzione servizi sociali, “ma in questo settore la regione non ha lasciato cadere il servizio e lo ha affidato agli Ambiti sociali”. Oggi si passa dal centro antiviolenza alla rete antiviolenza che aggrega associazioni e istituzioni: “Dobbiamo lavorare con forza sulle scuole, per cancellare l’idea della donna come oggetto non come persona con gli stessi diritti” ribadisce la presidente.

“Il rischio nel nostro territorio è quello di vedere la violenza di genere sui fenomeni di tratta purtroppo presenti soprattutto sulla costa. Questo ci fa allontanare la nostra visione dal quotidiano. Iniziative come questa, abbinate ai centri di antiviolenza, aumentano le vedette sul fermano per far emergere il sommerso” ribadisce Paolo Calcinaro prima di dire grazie al prefetto Di Lullo: “Questo è l’ultimo tassello di tanti messi in fila su settori molto diversi, spesso faticosi. Abbiamo lavorato bene e la ringrazio a nome di tutti”.

La Regione è presente e non fa un passo indietro, come detto dalla Canigola e ribadito dall’assessore Fabrizio Cesetti: “Dal contrasto a questo fenomeno si misura anche il tasso di civiltà e legalità di un Paese. Avere qui il procuratore Domenico Seccia è importante, è un segno di attenzione. Se ogni due giorni una donna muore in Italia e le violenze anche sui minori non cessano, dobbiamo dirlo con forza: questo è intollerabile per un paese civile. Lei, prefetto Di Lullo, ha svolto un ruolo chiave per questo territorio in modo esemplare. Lei si è trovato dinanzi a eventi drammatici, dal terremoto al nevone passando per il caso della morte di Emmanuel e ha agito in modo discreto ma rasserenante. Per questo faccio tanti auguri per il prosieguo della sua carriera”.

IL PROTOCOLLO

Nel rapporto annuale della Regione Marche nel 2016 ci sono state 416 donne di cui 66 nel Fermano che si sono rivolte ai Centri antiviolenza, con un aumento del 6%. “Ma c’è molto sommerso, perché la difficoltà di denunciare è aumentata dal fatto che spesso bisogna accusare il coniuge, il convivente o comunque una persona con cui si ha una relazione di affettività” precisa Mery Marziali, presidente regionale commissione Pari Opportunità.

“Un anno fa siamo partiti e subito ho trovato nel prefetto l’affiancamento autorevole e partecipe nel tavolo di coordinamento”. La denuncia è il primo passo. La fascia di età è tra i 36 e i 45 anni. Il 70% sono donne italiane con una stabile occupazione e un diploma: “La violenza non è relegata a fasce e livelli culturali, ma colpisce in maniera trasversale” prosegue parlando di problema di carattere culturale, “da qui il coinvolgimento maggiore delle scuole”, più che di ordine pubblico. “La violenza è un segno di debolezza che noi da oggi combatteremo con la rete, che deve dare la forza alle donne, facendole sentire protette e tutelate nel percorso di uscita dalla violenza”.

Spetta ad Alessandro Ranieri, Ambito XIX, spiegare la funzione: “Questo è un accordo quadro, ne servono altri operativi con i vari soggetti e settori, dal lavoro al sociale, dall’inclusione alla sanità”. E proprio per questo sono presenti il direttore dell’Asur Licio Livini e il primario del Pronto soccorso Fabrizio Giostra.” Informeremo il più possibile i cittadini con una carta servizi, per far conoscere la rete e chi ne fa parte, in modo da dare riferimenti precisi a chi ne avrà bisogno”.

Da due mesi è attiva anche una casa rifugio. E partiranno una serie di azioni che vanno anche verso la comunicazione, inclusi video. Caterina Mazzotta è il dirigente dell’Asur 4 che presenta il percorso intraospedaliero per le donne vittime di violenza, che non è solo sessuale. “Il pronto soccorso è la prima porta che spesso varcano, anche quando non denunciano. Noi identifichiamo il problema e indirizziamo verso la strada migliore da prendere. Per questo investiamo in formazione e sensibilizzazione dei professionisti sanitari”. È nato il codice rosa e un percorso che ci porta ad “ascoltare, credere, riconoscere l’ingiustizia, informare e rispettare l’autonomia decisionale della donna”. Prelievi, tamponi e kit violenza sono compiti gravosi per il personale di pronto soccorso che viene preparato all’azione se dal triage viene assegnato il codice rosa. “Questo è un punto di partenza, bisogna lavorare molto per renderlo efficace” conclude tra gli applausi il prefetto Mara Di Lullo.

@raffaelevitali

VTEM Banners
VTEM Banners
VTEM Banners

Terremoto, un anno dopo ho i corpi davanti agli occhi

Bookmakers bonuses with www gbetting.co.uk site.