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Fai e Riabita insieme per un futuro di edilizia sostenibile "senza chimiche tossiche" e "con materiali innovativi"

riabita fai

“Il Fai riscopre la bellezza, ma non si limita allo sguardo sul passato. Da qui il perfetto connubio con Riabita, che invece è lo sguardo verso il futuro. Cerchiamo integrazione tra il nostro vivere e l’ambiente che ci circonda. Se non ora quando, si può dire, per cambiare il modo di ricostruire il territorio?” conclude la presidente.

di Raffaele Vitali

Fermo – Si uniscono Riabita e Fai al Fermo Forum. ‘Suolo, dal rispetto alla risorsa’ è il titolo della conferenza che avrà al centro della discussione esperti di più settori. “La sezione ambientale del Fai ha scelto come tema delle sue campagne il suolo. E partendo dal potenziale della provincia di Fermo abbiamo voluto dare corpo a questo tema proposto dal Fai" spiega Patria Marini Cirilli.

I relatori: Norbert Lantschner (leggi intervista di maggio 2017) accenderà il focus sull’insostenibilità come ladra del futuro; Teresa Cecchi sta studiando il riutilizzo dei materiali di rifiuto in campo edile. Parlerà della chimica, ‘il giano bifronte dell’edilizia’. “Se nel passato il chimico ha fornito all’edilizia materiali non in maniera consapevole sulla tossicità, oggi la chimica è la risorsa per una edilizia che riqualifica il patrimonio che abbiamo, pensando a nuovi materiali dall’energia a quello che mettiamo in casa dove respiriamo più veleni stando sul divano che con la finestra aperta”; Giovanna Paci è l’architetto referente per l’Ambiente dell’associazione a livello regionale e presenterà il decalogo realizzato dal Fai sull’uso del suolo; Stefania Bellabarba offrirà uno spaccato della storia partendo dai romani, “che come pochi altri nel corso del tempo hanno imparato a rispettare il suolo nella loro pianificazione urbanistica tra cardo e decumano integrati con i fiumi della provincia”. Questo modello per la Bellabarba è la riprova che si può lavorare “senza andare contro la natura”; Alessandra Stipa e Roberto Segattini che presenteranno il modo in cui il Fai recupera strutture e spazi, portando gli esempi di Punta Mesco e abbazia di San Fruttuoso, “e lo faranno spiegando come con la chimica si possa ottenere un grande risultato rispettando solo, storia e natura”.

Entrerà dentro la discussione il post sisma, con la sua ricostruzione che rappresenta la grande occasione per cambiare modello e puntare sul rispetto dell’ambiente e, come di e sempre Lantschner, sostenibile. Inquinanti esterni e inquinanti interni, rilasciati dall’edilizia poco consapevole che crea “l’edificio malato” in cui nessuno controlla i limiti normativi all’interno dell’aria di casa. “I mobili, ciò che teniamo in casa, le colle, i mobili rilasciano quantità di tossicità impressionante” ribadisce Teresa Cecchi. Ecco che Riabita diventa attuale con lo studio di nuovi materiali creati da risorse che vengono dal suolo, dagli scarti dell’agricoltura. “Parlerò di bioplastiche a Barcellona, dal guscio dell’uovo e delle cozze, passando per le bucce di patate essiccati e lavorati” ribadisce la professoressa che combatte l’atteggiamento ‘chemiofobico’ cercando di divulgare la conoscenza. “Ecco perché il suolo diventa una risorsa, partendo dal suo rispetto” aggiunge la Bellabarba.

Se si utilizzano scarti, l’aumento non è elevato. “La bioplastica può far crescere il prezzo di quattro volte, quella che riutilizza scarti, ma ricordiamo che le aziende pagano per smaltire gli scarti. Al Montani siamo in una prima fase del progetto che coinvolge più regioni, in primis le Marche, e università”. Le ricerche nascono tra i banchi della scuola a Fermo e diventano un modello per l’Europa: “Come studio di architettura abbiamo chiesto alla professoressa Cecchi di studiare dei materiali, in modo da raggiungere analisi tali da poter far diventare protocollo, che in Italia manca” ribadisce Stefania Bellabarba.

Ci tiene a un futuro più sano la presidente della Provincia Moira Canigola: “Il Fai riscopre la bellezza, ma non si limita allo sguardo sul passato. Da qui il perfetto connubio con Riabita, che invece è lo sguardo verso il futuro. Cerchiamo integrazione tra il nostro vivere e l’ambiente che ci circonda. Se non ora quando, si può dire, per cambiare il modo di ricostruire il territorio?” conclude la presidente.

@raffaelevitali

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