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Don Ricci, il don Bosco di Fermo, che vive nelle suore e organizza corsi per far crescere i ragazzi

suoredonricci

Controllo o conoscenza del giovane? “Controllo è fare qualcosa all’insaputa del controllato, in realtà noi vogliamo fare entrare nell’educazione dei giovani il mondo adulto, che è escluso perché ci son delle zone franche.

FERMO – Per l’Italia un modello di accoglienza ed educazione è don Bosco. Ma nella piccola Fermo, nel difficile ‘900 è cresciuto un modello che per tutti aveva un volo, quello di don Ricci. Entrato in seminario a 16 anni, diventa sacerdote nel 1910. Professore di lettere al Seminario, comincia a maturare l’idea degli Artigianelli, oggi punto fermo della formazione professionale con padre Sante e il supporto di un imprenditore come Enrico Bracalente. Ma non basta. Lo spazio vicino alla chiesa del Carmine, diventata la sua casa, diventa il luogo dove accogliere orfani e bambini di famiglie in difficoltà. Inizia il suo percorso rivolto ai giovani. Un cammino che non si è più fermato e che oggi, a Fermo, viene portato avanti dalle suore delle Ancelle dell’Amore misericordioso. Sono loro la mano guidata da don Ricci e da Madre Speranza, la suora che durante una notte ha fatto sue le parole di don Ricci che le chiedeva di continuare la sua opera.

E così che ogni giorno 5 suore e 4 educatori aprono le porte dell’Opera pia don Ricci, a due passi dalla sede della Carifermo in un connubio di immagine tra povertà e ricchezza che devono interagire. E questo accade, soprattutto grazie all’impegno di tanti volontari e di associazioni che affiancano le suore nella ricerca di fondi organizzando anche iniziative benefiche. Oltre che culturali, come quella che si apre oggi con un ciclo di incontri dedicato ai minori e alle famiglie. Partner Comune, Ambito, fondazione Carifermo. “Noi supportiamo l’Opera don Ricci e promuoviamo iniziative sull’educazione e l’assistenza di minori e genitori. Questo ciclo è per insegnati, educatori e famiglie che devono fronteggiare le nuove sfide dei social media” sottolinea la presidente Onlus Amici don Ricci, Giovanna Ferracuti.

Il professor Brusati è il primo relatore: “Una iniziativa nuova per il territorio, ma il Fermano è una zona molto attenta alle novità. Abbiamo collaborato a Fermamente, questa è una terra molto ricettiva”. Quello che (a)i figli non dicono’ è il titolo del ciclo di incontri che si apre oggi alla sala Rita Levi Montalcini: “Non riguarda solo i figli naturali, ma anche chi educa, dagli inseganti ai volontari alle parrocchie. Vorremo dare un sostegno agli educatori per leggere una realtà complessa in cui sono immerse le nuove generazioni digitali. Questa è la motivazione primaria” prosegue il professore che spera di dare strumenti nuovi agli educatori: “Il primo è il taglio sociologico. Cercheremo i modelli di vita che il mondo musicale e massmediale propone ai nostri figli. lo strumento che diamo agli educatori è una conoscenza di quello che negli smartphone e nella solitudine delle camere i giovani ascoltano. Secondo passaggio un innalzamento della soglia dell’attenzione verso il mondo digitale: i figli stanno la maggior parte del tempo sui cellulari. Cercheremo i modelli musicali per capire cosa raccontano, cosa dicono i giovani rapper” spiega il professore.

Un ciclo di conferenze in sinergie con l’associazione Hope che da 20anni lavora sulla formazione alle professioni. La sinergia continua e troverà sempre nella don Ricci un riferimento. Il target che frequenta la struttura è dai 6-18 per i ragazzi e 6-11 per i bambini per dormire in uno degli otto posti a disposizione, con due che vengono tenuti liberi per le emergenze ne teniamo due liberi per la pronta accoglienza in caso di decisioni del Tribunale dei Minori.

La seconda conferenza è una docente dell’università Cattolica e parlerà dei legami familiari dal punto di vista psicologico. La terza con l’Aiart si parlerà di minori e tv. Ultima monsignor Sigarini, esperto di pastorale giovanile, parlerà del rapporto tra l’educazione dei giovani di oggi non solo materiale ma anche spirituale. “Chiudiamo con una visione più ampia”. Controllo o conoscenza del giovane? “Controllo è fare qualcosa all’insaputa del controllato, in realtà noi vogliamo fare entrare nell’educazione dei giovani il mondo adulto, che è escluso perché ci son delle zone franche. Questo non all’insaputa dei giovani” conclude il relatore che questa sera illuminerà la sala Rita levi Montalcini.

Raffaele Vitali

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