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La rivolta degli avvocati contro la chiusura del tribunale fallimentare. Palma: "Accentrare in Ancona porterà solo svantaggi"

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Dura l’analisi dell’avvocato Francesco Palma, presidente dell’Ordine di Fermo e dell’Unione delle Curie: “Le ricadute negative sarebbero enormi perché la proposta di legge, se approvata, appesantirebbe ulteriormente il carico di lavoro delle sedi principali, che sono già messe a dura prova dagli effetti della revisione giudiziaria del 2012".

di Raffaele VItali

ANCONA – Il grido di allarme parte dalle Marche ma anche in altre regioni si stanno mobilitando perché il tempo stringe. Gli avvocati non hanno dubbi: bisogna stoppare la riforma della legge fallimentare inserita nel Ddl 2681 attualmente in Commissione Giustizia al Senato. Una voce unitaria quella che si alza al termine dell’Unione delle Curie, il tavolo che riunisce i presidenti dei consigli degli Ordini degli Avvocati dei sei tribunali marchigiani.

“In caso di approvazione, i tribunali italiani con pianta organica al di sotto dei 30 magistrati perderebbero la competenza sia in materia fallimentare che nelle cause civili e penali connesse” spiegano i presidenti. Praticamente, per la regione Marche, tutte le procedure e cause fallimentari dei Tribunali di Pesaro, Urbino, Macerata, Fermo ed Ascoli Piceno verrebbero spostate ad Ancona, se non addirittura a Bologna “con effetti negativi non solo per i professionisti ma soprattutto per i cittadini".

Dura l’analisi dell’avvocato Francesco Palma, presidente dell’Ordine di Fermo e dell’Unione delle Curie: “Le ricadute negative sarebbero enormi perché la proposta di legge, se approvata, appesantirebbe ulteriormente il carico di lavoro delle sedi principali, che sono già messe a dura prova dagli effetti della revisione giudiziaria del 2012. Nella materia fallimentare che ha molta importanza per gli effetti che provoca nell’economia e nel mondo del lavoro, è fondamentale mantenere il rapporto con il giudice naturale territoriale”.

Ma non è questo il disegno del legislatore, come precisa Serenella Bachiocco, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Ancona. “La pianta organica del personale amministrativo, anche se potenziata, non sarebbe comunque sufficiente a sostenere l’enorme mole di lavoro supplementare che ricadrebbe sulla sede di Ancona. Ciò creerebbe una situazione insostenibile”.

Si va verso l’ingolfamento e non uno snellimento della giustizia regionale: “E questo probabilmente accadrà in quasi tutte le altre sedi distrettuali italiane con un aggravio dei costi per i cittadini che già vivono una situazione di disagio avendo a che fare con un Tribunale fallimentare”.

A questa riforma penalizzante per la giustizia, secondo gli avvocati, si somma anche l’attuale riorganizzazione delle Camere di Commercio in un’unica sede ad Ancona: “Bisogna affrontare anche il tema della costituzione solo presso le Camere di Commercio degli organismi che assistono il debitore nelle procedure di composizione assistita della crisi. Nelle Marche vi sarebbe anche in questo caso un solo organismo con sede ad Ancona”. Per fermare il testo che andrà in aula il 10 ottobre, i presidenti degli Ordini si rivolgono ai parlamentari marchigiani chiedendo di opporsi all’approvazione del testo e, al contempo, di promuovere gli emendamenti elaborati dall’Organismo Congressuale Forense e dal Consiglio Nazionale Forense che non sono stati accolte dalla Commissione Giustizia, “lasciando la competenza fallimentare ai tribunali esistenti e attribuendo le competenze anche agli Organismi di Composizione della Crisi degli ordini forensi e dei Commercialisti, che sono già stati creati ed operano nei loro territori”.

@raffaelevitali 

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