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Terremoto, duomo, chiese, turismo e danni. La ricetta di don Mario Lusek: "Riscoprire i luoghi minori"

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Don Mario Lusek: "C’è una bellezza sfigurata e ferita, dobbiamo trovare varchi secondari come la riscoperta di un sarcofago che è lì da una vita e ora è diventato il monumento più visitato. Questo ci fa riscoprire l’importanza dei luoghi minori".

di Raffaele Vitali

FERMO – Il terremoto ha colpito quasi tutte le chiese dei paesi del centro Italia. Un danno per la fede, ma anche per il turismo. “La Cei è in prima linea. Il timore – spiega don Mario Lusek, direttore dell’ufficio pastorale turismo della Cei – è che non essendoci tanta popolazione coinvolta, la ricostruzione non sarà celere come si vorrebbe”. Servono simboli, segnali di speranza e uno arriverà si spera a Fermo entro Natale, ma non sarà facile: “Speriamo che un segnale, come la riapertura del Duomo di Fermo, dia speranza. I lavori sono in corso ma ci sono sempre sorprese non positive. Noi vogliamo dire che è possibile”.

La Cei, conferenza episcopale italiana, si sta impegnando, è di pochi giorni fa la visita del nuovo presidente sui Sibillini. “Gli impegni sono di diverso tipo per il recupero del patrimonio ecclesiastico. La Cei ha stanziato fondi per le diocesi nelle regioni coinvolte, poi ci sono i soldi del Mibact e quelli delle Regioni. Va fatto sinergia anche con la cassa di risparmio, che ha scelto un luogo simbolo per impedire l’abbandono totale di luoghi e spazi. Parliamo di appartenenza e radicamento, del legame tra la vita delle persone e il posto. Non c’è sacro e profano nella comunità”.

Un lavoro importante quello che sta provando a fare la curia, in tutti i territori. “Noi vogliamo il turismo di comunità, nello sport e nella fede. Per farlo in questi momenti difficili dobbiamo rilanciare e puntare su quello che abbiamo”. Il che per il mondo delle chiese, e non solo, significa anche il recupero dei luoghi minori. Concetto che Lusek spiega così: “Il Duomo è chiuso, abbiamo celebrato messe nella cripta. C’è una bellezza sfigurata e ferita, dobbiamo trovare varchi secondari come la riscoperta di un sarcofago che è lì da una vita e ora è diventato il monumento più visitato. Questo ci fa riscoprire l’importanza dei luoghi minori, che non sono inferiori. Minore è ciò che è fuori dai circuiti internazionali, dai viaggi, ma ha grandi potenzialità”.

Un concetto che Lusek allarga anche fuori dal consacrato: “È legato all’aggregato umano che spesso le grandi città non hanno. Il nuovo viaggiatore vuole essere visitatore, essere protagonista della realtà. Non bastano solo i luoghi del commercio, servono anche luoghi privati. Il successo delle visite alle chiese da non credenti è incredibile. La Chiesa non fa proselitismo, accoglie e spiega, dialoga. Questo avviene al duomo di Pisa, dove si ammira la bellezza, ma si ricerca anche se stessi. E avviene in ogni angolo dell’Italia. Perché – conclude don Mario Lusek - è la bellezza che attrae, dovunque sia collocata”.

@raffaelevitali

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