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Terremoto, un anno dopo: Fermo. Tra palazzi incrinati, "riapriremo tutto", e bancarelle colorate

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Eppure Fermo vive e nell’ultimo giovedì del mercatino, che cade nell’anniversario del terremoto, tutti i locali della piazza sono pieni. Tra le bancarelle si passeggia, i colori del cielo e l’illuminazione fano il resto assieme al sorriso di Bibi Iacopini.

di Raffale Vitali

FERMO – Lontana dal cratere, ma ferita nel suo centro storico. Fermo un anno dopo il sisma del 24 agosto si guarda allo specchio e vede qualche vuoto di troppo dietro le spalle. Ma non potrebbe essere diversamente, perché il suo gioiello, il palazzo dei priori con la sala del mappamondo, è chiuso. Prima grave conseguenza di una scossa che ha spaventato il capoluogo ma che ha anche saputo attivarne la voglia di riprendersi.

Molto lo si deve ai volontari della Protezione civile, il gruppo meglio addestrato della provincia che è riuscito a operare in via Perpenti come tra le macerie di Pescara del Tronto e quelle dei comuni fermani più colpiti. Passeggiando per il centro con il sindaco Paolo Calcinaro e l’assessore Ingrid Luciani si notano i palazzi chiusi, alcuni addirittura con la scritta vendesi. Come se il terremoto fosse diventata l’occasione per la fuga da una città che stava decollando e ora è a rischio depressione. “Ci sono ancora 3-400 sopralluoghi da fare in città. Oltre 2mila quelli già svolti. Sono molti i palazzi inagibili, numerose le famiglie che hanno dovuto lasciare la propria casa. Nulla a che vedere con altre zone, ma i danni sono evidenti”. Soprattutto passeggiando per via Perpenti, nella zona del classico, dove il Comune ha incentrato i lavori più urgenti da fare. “Mettere in sicurezza l’auditorium San Martino era fondamentale. Dopo il 24 agosto era rimasto aperto, poi è arrivato ottobre ed è caduto un pezzo della volta”.

È uno dei crolli che ha stoppato la crescita di Fermo, anche sul piano turistico. Soprattutto perché abbinata alla chiusura del Palazzo dei Priori. “Danni ingenti, anche perché dopo il 1997 i lavori fatti per cercare di mantenere l’assetto originale della copertura della Sala dei Ritratti, non hanno pensato che quelle travi spingevano verso l’esterno i muri”. Saranno lavori lunghi, difficile immaginare la riapertura per natale: “Prima dobbiamo spostare i libri antichi della sala del mappamondo, sarà per la prima volta, per fare i lavori, poi li rimetteremo e sposteremo i quadri. Un lavoro delicato affidato a una ditta di esperti. Solo alla fine passeremo alla Sala dei Ritratti”.

Eppure Fermo vive e nell’ultimo giovedì del mercatino, che cade nell’anniversario del terremoto, tutti i locali della piazza sono pieni. Tra le bancarelle si passeggia, i colori del cielo e l’illuminazione fanno il resto assieme al sorriso di Bibi Iacopini, che anche per quest’anno può chiudere sereno, certo però di dover rivedere qualcosa perché il mercatino è sempre più il riferimento del giovedì sera dei turisti stranieri, ma vanno ripresi anche gli italiani.

E ora l’autunno. Si torna a scuola in un liceo Classico sicuro in attesa del nuovo polo scolastico che verrà realizzato per ospitare la Betti e la Fracassetti (si spedra che vada a gara e appaltato entro dicembre, ndr) liberando così il vecchio edificio che una volta reso agibile diventerà un ostello della gioventù.

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Terremoto, un anno dopo ho i corpi davanti agli occhi

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