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"L'Altra chiave news" da Fermo alla guida dei giornali delle carceri delle Marche

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Calcinaro: "L’errore ci sta, ma mantenere il dialogo per chi è in attesa della sua seconda possibilità è importante. È un modo per non restare in carcere dentro una volta usciti”.

FERMO – “Abbiamo una storia importante da raccontarvi”. Angelica Malvatani è la direttrice dell’Altra chiave news. Cinque anni di vita per il progetto che ha sfornato il nono numero. “Non un risultato scontato. E questo numero è speciale perché realizzato con gli studenti della città, all’interno di un percorso di legalità”. Il prefetto Mara Di Lullo promuove l’iniziativa: “È di alto valore etico, sia per coloro che stanno dentro, sia per chi sta fuori. Per chi è in carcere e deve scontare una pena, non è scontato che si possa realizzare un dialogo con gli studenti. L’errore ci sta, ma mantenere il dialogo per chi è in attesa della sua seconda possibilità è importante. È un modo per non restare in carcere dentro una volta usciti”.

L’obiettivo era proprio quello di far superare, almeno ai giovani, i pregiudizi verso i carcerati. Paolo Calcinaro, sindaco e avvocato, è stato uno dei protagonisti dell’attività redazionale (nella foto riceve dalla direttrice un orologio realizzato dai detenuti): “Sono entrato per una intervista e sono diventato parte di un dialogo, di un confronto. Prima di questo giornale il carcere per me era un luogo di lavoro, come avvocato”.

Per fare uscire un giornale servono risorse. E su questo punto Calcinaro sottolinea il ruolo dei sindaci dell’Ambito XIX che hanno creduto nel 2015 nel progetto del giornale in carcere. “Questo ha permesso di attendere le risorse della regione, quest’anno stanziate”. L’impegno non si è fermato lì. Perché il sindaco ha puntato anche sull’inserimento dei carcerati nei lavori socialmente utili: “E oggi sono un riferimento per i residenti. Parliamo di forme di prossimità che riducono il gap e facilitano, come diceva il Prefetto, la seconda possibilità”.

Se in carcere entra la Malvatani, ma anche un fotografo o degli studenti, il merito va a Eleonora Consoli, la direttrice: “Il carcere di Fermo bistrattato, piccolo e fastidioso, con questo giornale si è mostrato in qualcosa di diverso, facendo capire quello che si fa, nonostante i tanti problemi. Ci siamo riusciti, grazie a un team di lavoro”.

Un ruolo chiave l’hanno svolto le scuole e la stessa Fermo: “C’era un humus favorevole in questa città. Dal cappellano agli assistenti, dal prefetto agli alunni degli istituti” aggiunge la direttrice. “No è un bel posto il carcere, perché in primis ti toglie la libertà. Questo spiego sempre ai ragazzi. E quando ci siamo seduti con il tavolo della Legalità per pianificare il nuovo numero siamo partiti proprio dalla libertà” precisa la Malvatani.

E i ragazzi l’hanno rappresentata in modi diversi la libertà: chi con un disegno, chi con una parola, chi con una foto. “Mi ha stupito la forza di volontà dei detenuti nel portare avanti i progetti ho capito che i miei problemi sono gli ultimi dei loro”. Nicola Arbusti racconta come tutto è partito, con un avviso in cui si cercavano dieci detenuti che volessero impegnarsi in questo progetto: “Oggi son qui due dei detenuti che hanno permesso a L’Altra chiave di partire. E poterli vedere oggi fuori da quel carcere è motivo di orgoglio”.

Non è stato facile economicamente, un numero lo ha stampato gratuitamente Fioroni, altre volte è servito l’aiuto di tanti imprenditoriD. O di persone sensibili, come la consigliera Marzia Malaigia che ha donato un computer alla redazione. Cinque anni di rivista, vent’anni di carcere che è stato riaperto grazie al lavoro che seppe fare da onorevole Cesetti che riuscì a far riaprire il carcere: “Senza quella scelta lungimirante non saremmo qui”.

Due colonne sono Francesco e Bruno: “Per me è l’ultimo giorno in permesso. MI ha conquistato questo progetto, fin dal primo giorno ho cercato di dare il mio contributo come grafico” racconta Francesco. “Per me il periodo dentro il carcere dentro la redazione è stato importante. In alcuni numeri ho scritto anche una volta tornato libero. La mia ripartenza è iniziata scrivendo su quelle pagine” aggiunge Bruno.

E in chiusura la buona notizia: “Il merito non è mio, ma dell’assessore Cesetti. Da oggi Fermo è capofila di tutti i giornali del carcere delle Marche. Finalmente esce la voce dal carcere e arriva in città. Chi è dentro perde la famiglia, non vede più i figli e oggi trova un mezzo di comunicazione”. Beati gli ultimi che saranno i primi: “Siamo nati dopo, ma grazie a un progetto dell’Ambito guideremo l’ulteriore sviluppo”.

Chiusura per l’avocato Nobili, Garante per i diritti dei detenuti, ma anche dell’infanzia e l’adolescenza: “Un progetto importante per chi è dentro, ma anche per chi si relazione con il mondo carcerario. Questo progetto unisce passione e capacità. Ogni volta che mi siedo al tavolo nazionale sono quello che è in grado di portare segnalazioni positive. In questi momenti ricordo che l’articolo 27 parla di pena non solo come condanna, ma come risocializzazione, come periodo per far uscire un detenuto come persona migliore. In Italia questo non avviene, abbiamo una recidiva molto alta, ma progetti come L’Altra chiave news aiuta a migliorare le persone, facendole davvero rimettere in discussione. Se siamo qui però- conclude il Garante – è grazie ad Angelica Malvatani”. Che è riuscita a rendere un giornale di detenuti un luogo di informazione reale.

“Per far diventare il carcere un luogo di rieducazione, il carcere deve dialogare con il mondo esterno. Senza questa interazione è impensabile ragionare sulla possibilità di riaccogliere chi esce da quelle alte mura. Il giornale diretto dalla Malvatani fa questo, accrescendo la cultura alla legalità di chi è dentro e di, come in questo numero che ha convolto gli alunni, fuori il carcere” conclude l’assessore regionale Fabrizio Cesetti.

Raffaele Vitali

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