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Caso Emmanuel, è ora di dire basta. Mai vista una mano razzista che toglie cartelli ma lascia fiori

fioriemmanuel

C’è stata una manifestazione, con una buona affluenza, c’è stata una risposta silenziosa e civile della città, c’è stato un concerto con interventi più o meno scontati, c’è stata la notte che è scesa sul 5 luglio.

di Raffaele Vitali

FERMO - Bisogna stroncare sul nascere ogni polemica, ogni lettura miope, ogni posizione di parte. C’è stata una manifestazione, con una buona affluenza, c’è stata una risposta silenziosa e civile della città, c’è stato un concerto con interventi più o meno scontati, c’è stata la notte che è scesa sul 5 luglio.

Nel mentre, era stato posizionato un cartello, una specie di lapide in cartone, dedicato a Emmanuel Chidi Nnamdi, il profugo nigeriano che ha trovato la morte un anno fa sul belvedere di Fermo per mano di Amedeo Mancini. Un cartello attaccato con due fascette semplici. Quel cartello, dopo poche ore è stato rimosso. Da chi? Ecco che arrivano le letture di parte, i messaggi di inciviltà e di presenza di una infingarda anima razzista in città. Ma c’è un dettaglio che è stato trascurato. Il cartello, che parlava di ‘vittima del razzismo’ è stato rimosso, mentre il mazzo di fiori lasciato sul luogo della morte è rimasto.

Strano questo razzista fermano che rimuove cartelli ma lascia i fiori che da sempre, sui luoghi dove ci sono incidenti mortali o fatti di nera, diventano il simbolo del dolore e della voglia di non dimenticare. Strana davvero questa mano infida e subdola.

Finiamola, Emmanuel è morto ed è tornato in Nigeria, finalmente, come sognato e sperato da sua moglie. Quel cartello non ci sarebbe potuto restare, perché non autorizzato. Non funziona così, non ci si alza il mattino e si attaccano cartelli dove vogliamo, mentre invece si lasciano mazzi di fiori e magari biglietti. È accaduto dopo la morte, poteva riaccadere ieri. E invece si voleva di più, si voleva il simbolo, non condiviso ma imposto a tutti. Un modo miope per provare a riflettere davvero sulla possibilità di intitolare quel punto della città se non a Emmanuel quantomeno al rifiuto di ogni razzismo e discriminazione.

Ci vuole intelligenza, ci vuole moderazione, ci vuole rispetto per raggiungere gli obiettivi, anche i più nobili. Di certo chi ha tolto il cartello non odiava Emmanuel, altrimenti i fiori avrebbero fatto la stessa fine di quella lapide improvvisata e non autorizzata. Forse voleva solo far parlare ancora chi tanto ha già detto.

@raffaelevitali

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