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Elia e Alice, simbolo dei Sibillini che lottano. Ceriscioli ascolta: "Fateci lavorare e Amandola non si spopolerà"

cerisciolidon

“Dopo l’ennesimo sopralluogo e l'ennesimo rinvio abbiamo ottenuto di lavorare in un laboratorio d’emergenza, ma a Sarnano grazie a un privato. Siamo stati fortunati. Noi possiamo lavorare, per tanti altri non è così”.

 

FERMO – Si è seduto al fianco di don Vinicio Albanesi per chiudere la festa della Comunità di Capodarco e ha parlato di terremoto, di ricostruzione e di Marche. Davanti a lui anche una coppia, arrivata da Amandola, per raccontare cosa significhi davvero fare l’allevatore tra le macerie. “Dopo il terremoto si è scatenata la solidarietà, i clienti ci chiedevano come potevano aiutarci. Noi abbiamo detto solo fateci lavorare. Dal 24 agosto abbiamo tutto inagibile: casa e laboratorio, si è slavata solo la stalla che avevamo costruito di recente”. Raccontano Elia e Alice Corradini e la gente che riempie la sala di Capodarco, la pioggia improvvisa ha costretto tutti a lasciare la splendida terrazza, di una loro fortuna: “Dopo l’ennesimo sopralluogo e l'ennesimo rinvio abbiamo ottenuto di lavorare in un laboratorio d’emergenza, ma a Sarnano grazie a un privato. Siamo stati fortunati. Noi possiamo lavorare, per tanti altri non è così”.

Rappresentano il futuro dei Sibillini i due giovani allevatori e non sarebbero soli, perché ad Amandola sono almeno cinque le aziende avviate a giovani che ora sono ferme: “Noi vogliamo rimanere qui, la nostra vicina si sta arrangiando, un amico ha riaperto il suo agriturismo, siamo testoni e non ci muoviamo. Vogliamo davvero che il terremoto sia una opportunità per ripartire, per fermare lo spopolamento. Un ruolo importante lo ha svolto e lo sta svolgendo il Comune, ci è sempre stato vicino”.

Ascolta Ceriscioli che, dopo aver snocciolato numeri su milioni e milioni id fondi in arrivo, parte sproprio dalla battaglia contro lo spopolamento. “il nostro obiettivo è proprio riportare le persone. Lo faremo con la ricostruzione e con gli investimenti”. Elia e Alice hanno le idee chiare: “All’agricoltura delle aree interne serve la tutela dei prodotti di qualità. È l’unica strada per promuovere tutto il territorio, la qualità di chi ci vive e dei prodotti che fa”.

La montagna si conferma orgogliosa e pronta a lottare, ma ha bisogno di tutti, ha bisogno che chi va al mare prenda un pullman e vada a comprare le confetture sotto la Sibilla. Serve un piano globale. E lo sta pensando la Regione che ora vuole coinvolgere maggiormente le Province, in prima fila c’era la presidente Moira Canigola, partendo però da un dato di fatto: “Non hanno più le funzioni di dieci anni fa. Anche questo ha complicato tutto”.

r.vit.

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