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Siracusa, il primario di Medicina Trasfusionale che ama il gioco di squadra. "Donazioni a Fermo al pomeriggio e riapriamo Amandola"

primariotrasfusionale

Vent’anni di carriera all’ospedale Riuniti di Ancona. Specialista in ematologia con importanti responsabilità come responsabile anche dei percorsi di qualità e del buon servizio dell’ospedale. La soddisfazione dell'Avis.

di Raffaele Vitali

FERMO – La nuova direttrice del centro di Medicina trasfusionale era attesa. “Una figura fondamentale per noi” commenta Giovanni Lanciotti, volto dell’Avis, presentando Giuseppina Siracusa. “Un nuovo primario che sentiamo già nostro” aggiunge l’erede di Lanciotti alla guida dell’Avis provinciale, Franco Rossi. “Questa è una iniziativa dell’Avis e abbiamo scelto la sede della Camera di commercio, perché la sanità è parte di tutta la città”. Licio Livini, che ha aperto le porte del Murri al primario un mese fa, ha apprezzato questa scelta dell’Avis: “Abbiamo bisogno che ognuno faccia il proprio dovere per migliorare la sanità. In questo caso parliamo di donatori, una figura che deve entrare nel pensiero di ogni cittadino”.

Vent’anni di carriera all’ospedale Riuniti di Ancona. Specialista in ematologia con importanti responsabilità come responsabile anche dei percorsi di qualità e del buon servizio dell’ospedale. Lavora all’interno del dipartimento regionale del trasfusionale ricoprendo dal 2002 compiti di accreditamento a livello di regione Marche. “Un compito complesso quello della Siracusa, perché destinato a valutare requisiti delle persone e delle strutture che devono corrispondere a criteri normativi europei”.

La definisce “determinata con caratteristiche personali e umane che fanno al caso nostro”. Meriterebbe anche altre piazze, “ma per il momento deve stare con noi e deve portarci sul livello più alto. Sapendo che parte da una base già buona” prosegue Livini.

L’obiettivo è aumentare il numero di donatori, “su questo ci penserà L’Avis”, e delle donazioni, “il ruolo è dell’Asur” ribadisce Lanciotti. “Negli ultimi quattro anni, con l’adeguamento delle norme europee, abbiamo fatto un lungo lavoro. Mi sono occupato del processo che ha come obiettivo l’adeguamento di tutti i centri. E noi ci siamo riusciti perché abbiamo avuto la collaborazione fattiva e costruttiva di tutte le sezioni Avis”.

Vesprini incontrò la dottoressa Giuseppina Siracusa quattro anni fa, all’inizio del percorso di accreditamento. “Lei era una team leader, io facevo parte della commissione che ha girato il maceratese e l’urbinate. Ha una grande umanità e capacità di comunicazione. Questo, abbinato alle capacità, fa di lei una persona competente e indispensabile”.

Il nuovo presidente Avis Franco Rossi è da tempo il riferimento dell’area dei Sibillini: “Una scelta di grande profilo” commenta Livini lasciando la parola al medico che ha preso il posto dell’avvocato Lanciotti. “La dottoressa Siracusa non è un medico con la cravatta, ma di rapporto e avvicinamento. In dieci giorni lei aveva già preso possesso del territorio. Quando ci siamo incontrati sapeva tutto, conosceva i problemi e aveva già un piano per risolverli assieme a noi, presentando un piano per la pianificazione dell’azione” commenta Rossi.

Il nodo che dovrà affrontare è Amandola e la riapertura del punto donazioni: “In 15 giorni con il primario siamo arrivati a fare un controllo di tipo burocratico per cercare di accelerare i tempi. E quindi, molto probabilmente, giovedì prossimo potremo ricominciare” annuncia Rossi col sorriso.

Dopo tante parole tocca a lei, al primario Siracusa, spiegare quello che farà: “Voglio dimostrare di meritare questo ruolo. Mi dare fiducia, so che avete alte aspettative e io lotterò insieme a voi. A cominciare dalla riapertura di Amandola. Sono in Regione un giorno sì e l’altro pure per ottenere questo passaggio assieme al dottor Vesprini. E ora sappiamo che siamo vicini. Il mio obiettivo è fare tanto, perché vorrei fare del centro trasfusionale di Fermo un riferimento regionale”.

Annuncia un incontro mensile con i presidenti come metodi di lavoro: “Creerò un gruppo whatsapp per poter ragionare, confrontarci su quanto fatto e quanto da fare. Vi darò i dati di attività e ognuno potrà vedere come va il proprio operato. Miglioreremo così la chiamata e la raccolta. Voi – dice la dottoressa parlando ai vertici Avis – pensate a chi sta male, pensate a chi vuole donare, pensate a fare del bene. Ora dobbiamo pensare anche a soddisfare richieste di altri ospedali”. Sarà in prima linea, anche con le scuole, per favorire “la cultura del dono”.

Il primario cercherà qualche infermiere in più, “ma non faccio battaglie contro qualcuno. Intanto punterò a far lavorare al meglio le persone che ho”. E c’è il nodo plasmaferesi a Sant’Elpidio: “Intanto ho lasciato un separatore cellulare fisso a Sant’Elpidio. In modo da partire con la donazione del plasma, poi faremo degli aggiustamenti. Partiamo così e valuteremo il risultato. Ogni donatore viene intervistato e viene chiesta l’eventuale disponibilità alla donazione del plasma. Ci impegniamo”. Non basta, lo sa anche lei: “Servirebbe un medico fisso, un riferimento. Perché avremo la macchina, magari i donatori, ma poi non la figura di riferimento. Servono figure capaci e disponibili, altrimenti – spiega il presidente Avis di Sant’Elpidio - i donatori se ne vanno arrabbiati”. Il primario prende appunti: “Ci sto pensando. Non è facile dare una risposta diretta, ma è mia intenzione darvela”. Intanto parte la raccolta pomeridiana a Fermo, con la speranza di cambiare orari anche in altri punti prelievi, a cominciare da Porto San Giorgio dove Avis e Admo aumenteranno la collaborazione per le donazioni. “Poi vedremo come potenziare ogni servizio in favore dei 4200 donatori che garantiscono 8mila donazioni l’anno”.

@raffaelevitali

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