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Meno ospedale, più cure a casa anche per i malati terminali: il nuovo Distretto sanitario targato Rea

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Parte l’unità operativa di direzione socio sanitaria: “Ma ci lavoriamo dal 2015 e siamo stati i primi ad avere avviato i percorsi e a dicembre 2015 abbiamo creato gli atti per partire nel 2016 con azioni concrete”.

FERMO – Licio Livini è seduto al fianco di Danilo Rea, Alessandro Ranieri e Pamela Malvestiti all’interno della sede amministrativa del distretto unico: “Una sede che per anni non abbiamo avuto, tanto che eravamo appoggiati a Porto San Giorgio. Ma i riferimenti dovevano esserci. Si parla sempre di posti letto e riconversioni. Oggi parliamo dell’altro mondo della sanità, che è il territorio. Il piano di riordino pone molta attenzione oltre che a case della salute e ospedali all’integrazione tra parte sanitaria e sociale, quindi al rapporto con Ambiti e Comuni” spiega il direttore dell’Asur Licio Livini.

La Sanità chiede attenzione per le classi più fragili: disabili, anziani, non autosufficienti: figure che potrebbero non avere bisogno di ricoveri, ma quantomeno di assistenza domiciliare. Coordinamento, progettazione, organizzazione e gestione dell’integrazione socio sanitaria sono il compito del distretto, e quindi di Danilo Rea. “Fermo - ricorda - ha un distretto unico che corrisponde all’area vasta 4. Quindi il distretto deve lavorare con i tre Ambiti, il 19, il 20 e il 24 di Amandola”.

Parte l’unità operativa di direzione socio sanitaria: “Ma ci lavoriamo dal 2015 e siamo stati i primi ad avere avviato i percorsi e a dicembre 2015 abbiamo creato gli atti per partire nel 2016 con azioni concrete”. L’obiettivo è umanizzare le cure, che significa anche meno ospedale più casa, con un potenziamento della domiciliarità. “Vogliamo che le persone debbano andare in ospedale solo per bisogno. È a casa dove si passano gli anni della vita ed è a casa che è bene stare. Penso anche ai casi che attualmente gestiamo nella struttura modello dell’Hospice di Montegranaro. Dobbiamo ragionare sull’eventualità, dove il malato non è solo e bisognoso, di portare a casa psicologo e medico”.

Tutto questo percorso fa parte della neonata Unità Operativa Funzionale che ah come fine il perseguimento “la salute e il benessere mediante la presa in carico in modo integrato dei bisogni e dei percorsi assistenziali anche attraverso forme di partecipazione con istituzioni pubbliche e associazioni”.  I servizi saranno gestiti in forma integrata, la domanda inziale vagliata i una maniera più efficiente, la cura seguita con equipe multidisciplinari e zonali. La sanità 3.0 del direttore Livini ha inizio: Rea ne sarà il regista, Ranieri l’attore protagonista, la Malvestiti il cameo che può rendere il tutto vincente o fallimentare.

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