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Terremoto, promosso il sistema dell'emergenza. Ricostruzione ferma: "La regione compra migliaia di appartamenti in attesa delle case"

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Come soli si sentono invece i marchigiani che puntano il dito su un solo colpevole, la Regione. Che è l’interfaccia del Governo che nove mesi fa fece una scelta, spostare tutti: “Ha funzionato il sistema della Protezione civile, dell’emergenza.  L’errore è parlare di un terremoto, noi ne abbiamo avuti tre a cui aggiungiamo quello del 18 gennaio con la neve che è diventato il quarto".

FERMO – Dal video alla tavola rotonda fino alla storia di un collega che ha perso 12 anni di memoria dopo un incidente. “Questo vuole essere l’esempio che reagire si può. Trasformare la catastrofe in positivo” spiega Fabrizio Giostra, primario del Pronto Soccorso. Ed è quello che sta cercando di fare Fermo. “Giusto parlare, discutere su quello che è successo, ma soprattutto quello che ci portiamo dietro. Fermo non ha una zona rossa, ma ha riportato molte ferite. Eppure siamo qui e ripartiamo, anche con l’Asur 4 che ci è stata vicino” sottolinea il sindaco Paolo Calcinaro.

La serata inizia con le luci spente e un silenzio quasi irreale, tutti a guardare il video realizzato dall’infermiere Marco Baglioni sulle ore dopo la scossa del 24 agosto. Un susseguirsi di video e immagini, fino alla distruzione dei luoghi, con Amatrice, Pescara e Arquata del Tronto fino all’ospedale di Amandola. Il 118, protagonista della due giorni nazionale di Fermo, è un pezzo del sistema di protezione civile. Lo ricorda Postacchini. “Venimmo subissati di chiamate. 1318 chiamate il 23 agosto, 3833 nel 24 agosto. Ma il sistema delle comunicazioni ha retto”. Postacchini plaude al lavoro che svolse l Prefettura, in sala Mara Di Lullo, che è l’apice del sistema che unisce 118, protezione civile, forze dell’ordine, soccorso tecnico e vigili del fuoco. “Quando questa organizzazione funziona, si affronta ogni evento” prosegue il dottore che quella notte in pochi minuti coordinò 40 ambulanze.

Un contributo arriva dal professor Casacchi, medico e docente all’Università dell’Aquila, che ha toccato l’aspetto psicologico, ma anche quello della ricostruzione, su cui è entrato poi nel dettaglio l’assessore regionale Fabrizio Cesetti. “A L’Aquila si vive al piano terreno e con la valigia sempre pronta. 9 mila persone vivono ancora nelle casette decorose e comode con tutti i servizi. Ma c’erano Berlusconi e Bertolaso e allora dopo 6 mesi tutti un tetto decoroso ce lo avevano. E decoroso lo è ancora, se non per i terremotati per giovani coppie o indigenti. Noi, come sistema sanitario, rispondemmo con forza partendo dalla vicinanza. Mettemmo tende nelle 19 zone colpite e diventate punto di riferimento. Personale che in ogni new town era pronta a dare risposte, eravamo lo sportello di prossimità di chi non voleva sentirsi solo”.

Come soli si sentono invece i marchigiani che puntano il dito su un solo colpevole, la Regione. Che è l’interfaccia del Governo che nove mesi fa fece una scelta, spostare tutti: “Ha funzionato il sistema della Protezione civile, dell’emergenza.  L’errore è parlare di un terremoto, noi ne abbiamo avuti tre a cui aggiungiamo quello del 18 gennaio con la neve che è diventato il quarto. A oggi abbiamo ancora 31mila sfollati di cui 4300 nelle strutture ricettive. Noi sappiamo di doverli riportare a casa, nei loro luoghi. Se non ci tornano le persone, nessuno avrà a forza di ricostruire.

Serve un impegno straordinario con la ricostruzione leggera, la B, che deve partire e le cassette, in ritardo, che stanno arrivando, ma il lavoro è complesso con le opere di urbanizzazione da realizzare. “Come Regione – spiega l’assessore Fabrizio Cesetti -  abbiamo optato per l’acquisto dell’invenduto. C’è stato un bando in cui sono stati offeti 1050 apparamenti e un altro bando, più semplice, uscirà mercoledì. Noi li compriamo per destinarle alle persone sfollate per farle tornare nei territori. Poi, una volta ricostruito tutto, diventeranno dell’Erap”.

Come segnale di ripresa, Cesetti conferma l’avvio della costruzione delle nuove scuole. Solo quattro già progettate nel Fermano: “Ci sono 248 milioni disponibili a breve dallo Stato che destineremo per le scuole. Nelle comunità servono i servizi. Noi come Giunta vogliamo ricostruire tutte le scuole nuove. E tra le risorse del terremoto e quello che servirà in più lo metterà la Regione marche”.

L’importante è partire con la ricostruzione: per la leggera la scadenza è il 31 luglio, per la pesante il 31 dicembre. “Andremo Comune per comune. Le persone vanno chiamate agli incontri perché devono capire le opportunità che ci sono e cosa devono fare” conclude.

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