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Giornata della Memoria. La lezione di Fermo ai ragazzi sul 'saluto romano': "Usato nei lager da chi uccideva"

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La medaglia d’onore il vicario l’ha consegnata al figlio, il cavalier Rossano Corradetti. Mario, nato a Montottone, venne internato in Germania dal primo settembre 1943 al 17 agosto del 1945.

di Raffaele Vitali

FERMO – Una medaglia d’onore ai familiari di Mario Corradetti, deportato e internato dal 1943 al 1945 in un lager nazista. Si apre così la cerimonia a Fermo per la Giornata della Memoria. Che sarà ricordata anche per l’intervento del sindaco Paolo Calcinaro, e il suo duro attacco al ‘saluto romano’ che non deve fare più parte della vita delle nuove generazioni.

Prigionia, morte, gesti eroici, tutto nel Giorno della Memoria. Un giorno che coinvolge tutti: istituzioni, comunità e singoli cittadini nel ricordo delle vittime dell’antisemitismo, del razzismo e dell’odio che ha provocato infiniti orrori. ‘Dovere di memoria’ è il temine che usa Cento, vicario della Prefettura. “La memoria è determinante, non è un esame di coscienza, ma di qualcosa che va al di là. Con la memoria si fanno bilanci, considerazioni, scelte. Un uomo, uno che non ha memoria è un pover’uomo. Non si tratta di ricordare la scadenza di una data, ma qualcosa che dà valore alla vita”.

Oggi si ricorda un disegno scientifico programmato per cancellare la diversità, un disegno che aveva trasformato lo sterminio in industria. “C’era un numero che annullava l’essere umano. Anche per questo vi chiedo di osservare un minuto di silenzio” ribadisce cento prima che tutti si alzino in piedi.

Memoria cosa significa? “Ricordare anche chi si è opposto al progetto di sterminio, impedendo che leggi e comportamenti folli contagiassero tutto il Paese e la sua civiltà. A salvare chi fuggiva, come Perlasca e Bartali, dichiarati Giusti tra le Nazioni, ci furono anche tanti semplici cittadini. Anche del Fermano, come ricorda la lapide commemorativa nel campo di Servigliano”. E uno di questi è proprio Mario Corradetti, “un figlio di questa terra che ha vissuto l’esperienza della deportazione”. La medaglia d’onore il vicario l’ha consegnata al figlio, il cavalier Rossano Corradetti. Mario, nato a Montottone, venne internato in Germania dal primo settembre 1943 al 17 agosto del 1945.

Toccanti le parole del presidente della provincia, Aronne Perugini: “E’ sul significato che dobbiamo ragionare, su quei sei milioni di vittime. C’è bisogno di questo giorno, perché con il passare del tempo, con la morte dei testimoni oculari, rischiamo di rendere i fatti non più concreti. Invece, ai ragazzi dico: quelle vicende che leggete sono vicende umane che hanno vissuto ragazzi come voi. Non è un fatto storico lontano da studiare e sapere, ma una tragedia che dobbiamo rivivere con loro. Manteniamo in vita la memoria di chi non c’è più. Il secondo punto è che conoscere aiuta a non ripetere. Dobbiamo essere sentinelle, questa giornata è un anticorpo che mettiamo tra noi e il male. Oggi si accusa e ghettizza il diverso, c’è qualche uomo, ed è il dramma, che considera l’altro come un oggetto. I nazisti non davano un valore alla vita, pensavano agli ebrei come delle cose. E oggi, pensate all’Isis, sta riaccadendo: la vita non ha valore. Per combatterli, l’unico modo è conoscere la storia, ricordare e attualizzarlo per evitare che si ripeta di nuovo”.

La chiosa istituzionale finale, dopo il ringraziamento del sindaco di Montottone per l’attenzione data al concittadino, prima della consegna della medaglia d’oro, è del sindaco di Fermo, Paolo Calcinaro, che dopo essersi rivolto ai sindaci presenti, parla agli alunni della scuola media di Montottone: “Penso a voi che presto sarete alle superiori, l’età dove spesso nascono valori contrari a quelli che oggi celebriamo. Ci sarà chi usa il saluto romano, magari per moda. Ricordatevi sempre che quell’atto, che può essere anche trendy, era lo stesso con cui si salutavano gli ufficiali e i soldati nei lager dove venivano prodotte milioni di vittime. E non parliamo solo di ebrei o zingari o gay, ma di tantissimi italiani rastrellati nella penisola solo per la colpa di aver firmato l’armistizio con cui l’Italia metteva fine alle sofferenze della Seconda guerra mondiale. Pensateci ragazzi, quando qualcuno alzerà quel braccio”.

Ascoltano silenziosi e diligenti gli alunni, che poi intervengono citando Primo levi e Anna Frank, spiegando agli adulti che “nel quotidiano ci sentiamo ripetere ‘sbagliando si impara’. E se ciò è vero, lo è anche per i crimini attribuiti all’uomo. Nessuno può rinnegare ciò che è stato e rassegnarsi all’orrore, ma ciascuno di noi dovrebbe scolpire nel proprio cuore le parole di Primo Levi e meditare”. Parole che confermano, ancora una volta, di come questa Giornata non sia inutile e anacronistica, ma baluardo di civiltà e pietra angolare dell’educazione di chi sarà protagonista nel futuro.

@raffaelevitali 

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