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L'ex detenuto al Montani: "L'etichetta non si cancella". Il carcere di Fermo punta sulla pet therapy

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La Consoli parla con in mano l’ultimo numero de L’altra chiave, il giornale realizzato dai detenuti nella redazione guidata dalla giornalista Angelica Malvatani. In quelle pagine si raccontano, riflettono sui problemi dentro e fuori dalle mura, scrivono poesie, ma soprattutto si confrontano e allargano le menti.

di Raffaele Vitali

FERMO – Emozionati, timidi, ma carichi. Si son seduti dalla parte dei relatori e hanno raccontato la loro storia a duecento ragazzi. Eduardo e Stefano. Due storie diverse unite da un solo terribile filo, finalmente spezzato: il carcere. Oggi sono due cittadini liberi, hanno scontato la loro pena e si sono confrontati con gli studenti del Montani di Fermo. “HO contato ogni ora dei quattro anni che ho passato in galera. Anni in cui ho perso tutto. L’etichetta resta, non è facile cancellarla, anche per chi non c’entra nulla, come mio figlio” sottolinea Eduardo. “È stata durissima, è una maglia che non ti togli mai. Sono stato fortunato che mentre stavo in carcere la mia famiglia ha mandato avanti l’azienda e questo mi ha permesso di ripartire” prosegue Stefano.

Sono stati uno dei momenti più toccanti della mattinata pensata per parlare di giustizia, declinata dalla referente del Tavolo alla Legalità della provincia in tanti modi: “Verità, regole, punizione, libertà, privazione, responsabilità. Tutto è giustizia, anche quello che ti porta in carcere dove si espiano gli errori”. Giusto parlarne a scuola, “il luogo della conoscenza. E se uno conosce è più facile che resti livero, di certo potrà scegliere” ribadisce la preside Bonanni.

Con gli ex detenuti, protagonista della mattinata è stata la direttrice del carcere di Fermo, Eleonora Consoli. Ci sta provando in ogni modo a ‘far uscire’ i detenuti dalle alte e sicure mura del carcere: “Incontrare le scuole è un momento importante. Serve a formare cittadini consapevoli, ma serve anche ai detenuti, o ex, per superare la loro situazione. È un modo per renderli consapevoli del loro ruolo”. Non è così scontato che vogliano parlare: “Molto – prosegue la direttrice – dipende da loro. Devono voler essere coinvolti. Ma i frutti poi chi partecipa li coglie, son più pronti a recuperare una vita normale una volta usciti”.

La Consoli parla con in mano l’ultimo numero de L’altra chiave, il giornale realizzato dai detenuti nella redazione guidata dalla giornalista Angelica Malvatani. In quelle pagine si raccontano, riflettono sui problemi dentro e fuori dalle mura, scrivono poesie, ma soprattutto si confrontano e allargano le menti.

Dopo anni difficili Fermo è tornata a numeri umani: "Sono una sessantina i detenuti, una quantità gestibile. A questo aggiungiamo i semi liberi e gli articoli 21, ovvero chi torna in carcere solo per dormire”. Più che un aumento di lavoro, una diversa gestione, con la direttrice, assieme allo staff rieducativo, chiamata a scegliere chi può entrare nel percorso di recupero. “Un sistema che funziona, come dimostrano i due detenuti che lavorano con il Comune di Fermo. Parliamo di misure alternative che non accorciano la pena, ma la alleggeriscono e anticipano una futura normalità nella gestione dei tempi”. Certo, qualche figura in più come personale farebbe comodo, ma il Misnitero della Difesa da tempo ha bloccato le assunzioni.

Manca ancora qualcosa però per fare del carcere di Fermo una struttura efficiente: “Servono spazi esterni. Ora stiamo valutando un progetto di recupero di alcune aree. Vorremmo usarle per numerose attività, inclusa la pet terhapy che funziona molto bene dove applicata”. Tutto questo è il carcere di Fermo, un luogo a pochi passi dal Montani che gli alunni hanno potuto conoscere meglio, superando anche qualche pregiudizio. “Giornate come questa permettono di aumentare la capacità di distinguere il bene dal male, anche questo deve insegnare la scuola” conclude la preside Margherita Bonanni.

@raffaelevitali

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