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Quattro stewart dall'Africa al Pronto soccorso di Fermo: l'integrazione nasce durante l'attesa

stewartpsoccorso

Vita: “Creiamo ponti, che in Italia mancano. Incontro tra due culture più simili di quel che si pensi. Diamo un supporto al pronto Soccorso, luogo di riferimento per tutti”.

FERMO – Assistenti di sala al pronto soccorso. Che significa? “Un’idea nata nella mia mente. Nel tragitto tra seminario e ospedale, vedo spesso giovani ragazzi in cammino con le cuffiette. Mi ha dato l’immagine di impermeabilità. Loro hanno bisogno di integrarsi, il pronto soccorso ha sempre bisogni, come incrociarli? Ho chiesto ai responsabili di associazioni che accolgono migranti di ragionare insieme sulla realizzazione di un progetto che ci permettesse di ‘usare’ i ragazzi al pronto soccorso”. Fabrizio Giosstra è il parimario del luogo più trafficato e più complesso dell’ospedale Murri. Il Pronto soccorso è spesso una zona in cui manca il dialogo e dove spesso si dimentica la logistica, trascurando chi deve passare ore su una sedia. E così, ecco l’idea diventata progetto.

“Sono degli stewart con una pettorina, un cartellino con foto e nome. Spiegano dove è il triage, quale è il percorso corretto. Possono dare informazioni su cibo e bevande e accompagnano gli utenti camminanti verso alcune diagnostiche, come radiologia. In questo modo il labirinto del Murri diventa più semplice. E possono anche fungere da mediatori culturali”. Sono quattro e sono stati preparati dal personale della struttura sanitaria e da chi svolge il servizio civile all’interno del presidio oltre che dai mediatori culturali già in funzione.

Il progetto è stato avviato due settimane fa. “Spero che la popolazione che ha avuto il contato con loro, dopo la diffidenza iniziale, abbia saputo cogliere il beneficio di chi è qui e che magari sarebbe voluto essere altrove” sottolinea la dottoressa Padovani della Dirigenza sanitaria. Don Vinicio Albanesi ha dato subito il suo ok: “Un gesto di integrazione che rientra in un percorso partito dalle scuole di infanzia, che sono piene di ragazzini stranieri, soprattutto cinesi e che vive su più livelli. Penso allo sport, in tanti sperano di scoprire un Pogba a basso costo. Ce li chiedono le società di basket. C’è grande richiesta nel campo dei lavori agricoli, dove gli imprenditori non si affidano più al caporalato e cercano forza lavoro in regola. L’integrazione cresce. Questa della sanità è bella, perché parliamo di un momento delicato”.

Partner è anche il Gus, con il coordinatore Massimo Vita: “Creiamo ponti, che in Italia mancano. Incontro tra due culture più simili di quel che si pensi. Diamo un supporto al pronto Soccorso, luogo di riferimento per tutti”. Un anno fa per il Gus il volontariato con il Comune di fermo, primo step per chi già invece è ai tirocini formativi. “Quello che manca è la visione del sistema accoglienza Italia”. Sono quattro i ragazzi, tre dal Ghana e uno dal Gambia, e sono presenti dalle 8 alle 19, si alternano in due. Tre le ragazze del servizio civile che li seguono: “Sono curiosi, volevano conoscere tutto. Hanno voglia di fare e questo gli permette di imparare. È uno scambio reale, anche per noi”.

“Fermo lavora sull’integrazione. Dentro l’ospedale l’informazione spesso è il primo problema, così la superiamo. Prima di integrare le persone servono tirocini formativi, ma in pochi sanno che sono a spese del Comune, anche se dovrebbe essere parte di una politica nazionale. Pare una cosa semplice e invece non lo è, perché la burocrazia è nemica” conclude l’assessore Giampieri che con l’amministrazione ha avviato anche progetti di integrazione all’interno delle scuole dove si comincia spiegando perché i ragazzi scappano dalle loro terre. “Ogni barriera può essere abbattuta, ma sempre dalla lingua bisogna partire” concludono coesi.

redazione@laprovinciadifermo.com 

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