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Fermo sforna infermieri, l'Europa li assume: "In Germania 3mila euro al mese". Erasmus e tirocini anche a Praga

ospedali infermieri
gruppo infermieri
ospedali colorato

Da qui la scelta finale dopo il viaggio: creare un legame per l’Erasmus e i tirocini post laurea. Dopo aver mandato studenti a formarsi in Irlanda e a Riga, spazio a Praga e ai suoi ospedali modello.

di Raffaele Vitali

FERMO – Studiano otto ore al giorno, vivono tra tirocini e volumi da sfogliare e poi, dopo la laurea, guardano all’Europa come possibile luogo di crescita e lavoro. Perché per gli infermieri che si laureano a Fermo trovare un posto in Italia, figuriamoci nelle Marche, è quasi una chimera. C’è la Germania che chiama, 3mila euro al mese, poi la Gran Bretagna, 2500, e ora si scopre un altro possibile luogo: la Repubblica Ceca. “Sei mesi di tirocini post laurea e l’Erasmus per il prossimo terzo anno. Abbiamo preparato la base per il prossimo anno”.

Sono partiti in quindici, tranne uno del secondo tutti studenti del terzo anno, accompagnati da tre docenti. Sette giorni per gli studenti del corso in Scienze infermieristiche, sette per chi fa parte del collegio Ipasvi. “Ci avrebbero voluto per molto più tempo. Anzi, avrebbero voluto - spiega il professor Adoriano Santarelli, direttore del dipartimento – assieme a medici e studenti di Medicina. Ma non era fattibile organizzarsi in così breve tempo”. La missione in Boemia centrale è stata fruttuosa, come confermano tre dei ragazzi partecipanti, Alessandra da Rubbianello, Pasquale da Monte San Giusto e Camilla, nata in Argentina ma fermana d’adozione: “Confronto con altre realtà, vedi i tuoi limiti e comprendi in cosa devi crescere”. E poi: “Abbiamo visitato strutture che vale la pena vivere”.

Il tramite sono state la Regione, il Comune di Fermo e la Politecnica che con la Boemia centrale, con Praga, hanno intenzione di stringere rapporti sempre più fruttuosi. “Siamo partiti per conoscere le offerte formative e creare rapporti culturali tra Boemia e infermieristica”. Gli allievi di Fermo sono stati ospiti della Boemia, grazie al contributo di una società che gestisce cinque ospedali. “Alla fine – sottolinea il professor Santarelli – il costo per i ragazzi era quello del viaggio. Ma l’Università Politecnica ha stanziato 4500 euro e ha permesso di annullare tutti i costi”.

Ad attenderli c’erano Vaclav Mares, medico che fa da tramite tra le due realtà, e Pavel Kubicek, ortopedico del principale ospedale boemo che è riferimento per l’Europa centrale con i suoi duemila posti letto, mille infermieri e 1500 medici. “La cosa che ha colpito di più tutti noi – prosegue mentre annuiscono i ragazzi – è l’attenzione per i reparti pediatrici. Ospedali in città con 30mila abitanti con grande attenzione per i bambini. Nella struttura di Kubicek ci sono 500 posti letto di pediatria”.

Tre le strutture che hanno ospitato gli studenti del corso di Fermo: Kladno, Pribram e Kolin. “Ospedali colorati, piani dedicati ai continenti, ingressi con i nomi delle città principali, foto e tanti giocattoli. Questa è la sanità pubblica boema”. Una sanità che cerca infermieri, ma c’è un problema: pagano tra i 500 e gli 800 euro e fanno turni di dodici ore. “Per questo - spiegano gli studenti – la Boemia può essere un luogo di crescita professionale, viste le ottime strutture che hanno, ma non lavorativa, considerando gli stipendi”.

Meglio la Germania, da dove quotidianamente arrivano richieste per colloqui e offerte di lavoro: “Tra l’altro – ribadisce il prof – i tedeschi garantiscono anche due mesi di corso di lingua pagato a Civitanova prima della partenza per l’ospedale in cui si viene scelti”. Da qui la scelta finale dopo il viaggio: creare un legame per l’Erasmus e i tirocini post laurea. Dopo aver mandato studenti a formarsi in Irlanda e a Riga, spazio a Praga e ai suoi ospedali modello: “Tutti dovrebbero andare a vederli, anche solo per capire come cambi il rapporto con il paziente grazie a colori e profumi diversi all’interno dei reparti”. Al dottor Michele Luchetti, dell’ospedale Torrette, e al dottor Gregorini, docente e dirigente infermieristica a livello provinciale, il compito di studiare al meglio l’organizzazione boema e pianificare gli scambi.

“Non abbiamo problemi ad andare all’estero. Tutti vogliono uscire dall’Italia, ma poi speri di tornare. Abbiamo la possibilità di viaggiare, di provare, siamo giovani. Sarebbe stupido non provare” concludono gli universitari. “A dire il vero – chiosa Santarelli – chi va in Germania quasi mai torna. Sono sempre meno quelli che provano i concorsi in Italia”. Una chance in più per chi continua a crederci, come i cinquanta laureati che ogni anno escono da Fermo.

@raffaelevitali 

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