Reportage. Tra le macerie con i volontari di Fermo e la Bbc. "Vedi il piumone, lì abbiamo estratto due corpi. Non lo dimenticheremo mai" VIDEO

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In strada a Pescara del Tronto non c’è nessuno, tranne che un cane ed Enzo Rendina, il simbolo di chi non vuole dire addio al suo borgo dove sono morte 47 persone. Lui è la voce dei sopravvissuti, di chi chiede di tornare lì, nella propria terra.

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di Raffaele Vitali

PESCARA DEL TRONTO - “Incredibile è ancora lì quel piumone. Mi sembra di non averlo mai spostato da davanti ai miei occhi”. Se lo ritrovano di fronte

, in mezzo alle macerie, tra massi e pietre dove hanno recuperato, purtroppo senza vita, il corpo di una mamma abbracciata alla figlia, strette dentro al letto.

Tornano dopo un mese sul luogo del terremoto, in quella Pescara del Tronto completamente spazzata via dalle scosse, i volontari della Protezione Civile di Fermo. Sono loro, come abbiamo raccontato pochi giorni dopo il sisma, i primi ad essere arrivati sul posto. Perché sono loro, i fermani, tra le poche squadre d'Italia dotate di tecnologie che permettono di individuare attraverso telecamere e geo sonar le persone sotto le macerie.

“Certo - ammette con dolore Francesco Lusek, il Disaster manager intervistato dal corrispondente della BBC arrivato a posta da Londra - avremmo preferito trovare persone vive, piuttosto che 12 corpi ormai esanimi. Non dimenticheremo mai le persone tra le nostre braccia e ancora meno quel piumone”. Ce l’hanno davanti agli occhi, se lo ricordano da quel 24 agosto. Lusek è tornato già tre volte a Pescara, ma per gli altri volontari era la prima volta. E camminare tra le macerie fa effetto: “Vedi, in quel punto ora dopo ora ammassavano i corpi. Qualcosa di indescrivibile”.

Camminando tra le strade di Pescara del Tronto, di quel che resta di un paesino morto e silenzioso, l’unico rumore è quello dello scorrere dell'acqua. Quell’acqua purissima che l'acquedotto ha portato in tutto il Piceno e in buona parte del Fermano. Quell’acquedotto che ha delle piccole perdite che oggi riempiono le strade.

La zona rossa, ormai invalicabile, viene riaperta dai Vigli del Fuoco per questo reportage, per permettere al giornalista inglese della BBC, e alla Provinciadifermo.com, di osservare con i suoi occhi. Vedere dove hanno agito gli uomini della Protezione Civile assieme ai vigili del fuoco, i veri eroi di questa storia di devastazione. Ovunque ci sono gli armadi aperti, rimasti appesi nelle case quasi crollate. Vestiti che penzolano, valigie distrutte, lampadari rimasti attaccati a un blocco del soffitto.

Ma in strada non c’è nessuno, tranne che un cane ed Enzo Rendina, il simbolo di chi non vuole dire addio al suo borgo dove sono morte 47 persone: "La vita l'ho già rischiata quelal notte, ora non me ne vado. Questa è la mia terra". Lui, che vive in una tenda, è la voce dei sopravvissuti, di chi chiede di tornare lì, nella propria terra. Per questo il Disaster manager di Fermo, assieme all’assessore-volontario di Protezione civile Ingrid Luciani, sta valutando un intervento mirato proprio per Pescara del Tronto, qualcosa che li faccia sentire ancora parte di questa comunità che non c’è più. Magari un centro sociale, un luogo dove Pescara possa pian piano ritrovarsi, come fatto in grande a Montegallo dalla Protezione civile dell’Emilia Romagna.

Patrick Jackson, il giornalista della Bbc ascolta, fa domande, è curioso, vuole capire che cosa sia accaduto attimo dopo attimo in quei concitati minuti in cui è arrivato il primo allarme. Vuole ‘vivere’ quei minuti in cui i volontari di Fermo sono passati dal letto alla sala operativa, tutto in meno di venti minuti. “Ero rientrato da poco – racconta Lusek – e mi stavo coricando. Quando è arrivata la scossa. Neppure il tempo di aprire gli occhi ed ero già in strada, certo che la squadra sarebbe stata pronta in tempi rapidi”. Così sono partiti e arrivati a Pescara, cominciando 24 lunghissime ore di ricerche interrotte con la loro sonda, con le mani, con ogni forza: “Per dieci ore non ci siamo nemmeno resi conto di non avere mai bevuto”.

Il giro nella zona rossa prosegue nella via sottostante, quella che pian piano porta al cuore distrutto di Pescara. C’è una lunga scalinata pericolante, impossibile scendere. Ma quella notte i volontari di Fermo, assieme ai vigili del fuoco, non si sono di certo fermati di fronte a delle crepe. È lì, dalle macerie di una casa, che hanno estratto un cane vivo, quel cane che poi il giorno di funerali di Stato si è accovacciato di fianco alla bara del padrone, vegliandolo fino all’ultimo istante.

Resta stupito di fronte ai racconti il collega della Bbc: “Per me questo è il primo terremoto, non avevo mai visto una calamità di questo tipo”. Mentre davanti a sé, domanda dopo domanda, ha capito di trovarsi di fronte a persone esperte, perché Lusek e anche la Luciani come volontari hanno agito anche in zone di guerra. Cerca storie per raccontare la tragedia agli inglesi e al mondo che si collega alla tv pubblica britannica. Quelle storie che i media italiani raccontano da pochi giorni dopo le violente scosse. Oggi sarà ad Arquata, forse passerà per Amatrice, ma sono le Marche il suo focus, una regione che gli inglesi amano e sentono vicina, dopo averla scoperta lasciando la tradizionale Toscana. Mentre la squadra di Fermo, protagonista del reportage cammina assieme ad Antonio Filippini, Disaster manager della Protezione civile regionale, ci si perde con lo sguardo e si capisce perché Enzo, e con lui i sopravvissuti che sabato hanno manifestato al passaggio della presidente Boldrini e dei vertici delle Istituzioni, vogliano tornare tra queste impervie vie. Attorno al piccolo borgo gioiello c’è solo natura.

Forse non sarà possibile ricostruirla, ma almeno, partendo dall’idea della Protezione civile regionale e di quella di Fermo, un luogo dove riunire la comunità ci sarà. Quella comunità che oggi è rappresentata dai sopravvissuti e dall' acqua pura del Pescara. Quell’acqua che passa tra le macerie in cerca di un angolo libero dove far ricrescere fiori e con i fiori la vita in mezzo al silenzio che passeggiando riempie tutto, trasformando ogni singola ripresa in un documentario. “Ma nulla potrà far rivivere quella scossa, quel lunghissimo minuto, quell’attimo in cui, tutto è crollato” ribadiscono perdendosi con lo sguardo tra le finestre sventrate di una delle case più vecchie. E che ora è davanti a noi. (Questa la squadra fermana in azione e nella foto di gruppo: Massimo Marinangeli, Matteo Angeloni, Davide Luparello, Mario D’Angelo, Francesco Lanciotti, Roberto Fratalocchi e Lusek).

@raffaelevtitaliredazione@laprovinciadifermo.com