Terremoto. 50 profughi a servizio di chi soffre. Bellabarba: "Dal Gus aiuto psicologico"

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"Da oggi abbiamo una tenda specifica assieme all’Asur e all’associazione psicologi Saipem. C’è chi nella tragedia sfoga subito, esternando le emozioni. E c’è invece chi sul momento pensa a scavare, ad aiutare, a guardare e poi si ferma e crolla".

di Raffaele Vitali

PESCARA E ARQUATA DEL TRONTO – “Non so trovare le parole per descrivere quello che ho davanti”. Letizia Bellabarba fa parte del Gus, Gruppo Umana Solidarietà, che gestisce i richiedenti asilo in diverse province marchigiane, ed è anche ex consigliera regionale. Da due giorni è al centro dell’attenzione mediatica internazionale.

Bellabarba, ma perché la cercano tutti?

“I neri che lavorano fanno sempre scena – risponde con un filo di amaro sarcasmo -. Dopo mille convenzioni nei Comuni, è il terremoto a dimostrare la vera anima dei richiedenti asilo, che aiutano chi ha bisogno”.

Letizia Bellabarba lei da due giorni è ad Arquata, cosa vede davanti a lei?

“La disperazione mista a una grande organizzazione della protezione civile delle Marche”.

Come mai è andata ad Arquata?

“Il Gus non è nuovo a vivere emergenze. Abbiamo un legame ventennale con la Protezione Civile. La prima cosa che abbiamo pensato era di offrire un supporto psicologico”.

In che senso?

“Creare un centro di ascolto, e lo abbiamo allestito, assieme al dottor Massimo Mari che ha grande esperienza”.

Attivo e funzionante?

“Ieri eravamo appoggiati in una ambulanza e giravamo noi operatori. Da oggi abbiamo una tenda specifica assieme all’Asur e all’associazione psicologi Sipem. C’è chi nella tragedia sfoga subito, esternando le emozioni. E c’è invece chi sul momento pensa a scavare, ad aiutare, a guardare e poi si ferma e crolla. Noi vogliamo essere pronti per fargli superare la rabbia, la frustrazione e il senso di colpa. In quei momenti non vanno lasciati soli”.

E cosa fate?

“Si parte da un abbraccio e si arriva all’ascolto, al dare informazioni”.

Aiutate solo le vittime?

“Uno dei momenti più belli lo abbiamo vissuto con i soccorritori, molti della Protezione Civile di Fermo, tra i più impegnati nello scavare tra le macerie per recuperare corpi. Abbiamo avuto una seduta di decompressione con loro. Molto bella. Emozionante, toccante. Perché al centro di ascolto passano le vittime, ma anche i soccorritori che dopo 13 ore che scavano e vedono morti e hanno bisogno di essere ascoltati”.

Però non è questo che vi ha portato alla ribalta sui media.

“I richiedenti asilo che gestiamo in provincia di Ascoli hanno avvertito il terremoto. Molti di loro neppure sapevano cosa fosse un terremoto. Da lì, parlando con i nostri operatori, abbiamo spiegato loro quello che era e quello che di grave stesse succedendo. Dai morti alla distruzione a pochi chilometri da loro”.

Che reazione hanno avuto?

“Ci hanno subito chiesto cosa potessero fare. Sono loro che hanno avuto l’idea. A quel punto ho contattato il sindaco di Monteprandone, dove abbiamo una delle strutture, e poi la Protezione Civile. E dopo l’ok della Prefettura e dei vertici regionali ci siamo mossi”.

Di cosa si sono occupati?

“Hanno ripulito l’area dove è stato allestito il Com, il centro operativo misto (foto del campo a Pescara, zona Salaria)”.

Quanto resterete?

“Fino a quando ci sarà bisogno. Noi siamo a disposizione della Protezione Civile che ci coordina”.

Quanti richiedenti asilo sono impegnati?

“Diciassette in azione, ma sono 50 quelli che hanno dato la disponibilità”.

Abbracci e parole, cosa le resta davanti?

“Vedo lo shock. Le persone sono confuse, tornano quasi bambini. La gente non realizza la gravità. Vedi chi dorme davanti casa, nella macchina e lascia quelle porte solo per mangiare. Perché pensano che tra qualche giorno torneranno a casa e pensano che Pescara del Tronto verrà ricostruita in poco tempo. E poi ci sono le preoccupazioni per il gregge di pecore, per l’orto lasciato senza acqua. È in questa normalità che vedi lo spaesamento di chi sa di avere perso tutto, di chi si è salvato per miracolo, ma che al contempo pensa di poter riprendere la propria vita”.

Ripartirà questo territorio?

“Non lo so, la natura è incredibile. Qui da un lato hai il ruscello che corre in mezzo al verde, splendido e sereno, e dall’altro alto ci sono la polvere e la pietra distrutta”.