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"Non volevamo fare del male, ma solo colpire il potere". Interrogatorio fiume dei due bombaroli

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“Massima collaborazione dai nostri assistiti” ribadiscono i legali di Bordoni e Paniconi, che hanno risposto alle domande del sostituto procuratore Monti.

di Raffaele Vitali

FERMO – “Non volevamo fare male, abbiamo sempre scelto luoghi e orari con nessuno vicino ai portoni”. Due ore di interrogatorio per Marco Bordoni, un'ora e mezza per Martino Paniconi. Sono arrivati alle 8 e tre quarti e sono stati portati via dalla polizia penitenziaria poco dopo 12:30. Sono accusati di avere confezionato e posizionato le bombe fuori dalle chiese di Fermo. E sono loro che avevano chiesto l’interrogatorio, attraverso gli avocati Stefano Chiodini, Bordoni, e Alessandro Bargoni, Paniconi.

“Massima collaborazione dai nostri assistiti” ribadiscono i legali, che hanno risposto alle domande del sostituto procuratore Monti. “Hanno raccontato la loro verità, ammettendo di avere posizionato gli ordigni, ma anche che nulla c’entrano con l’episodio di Porto Sant’Elpidio”.

Il non voler fare del male è un concetto tornato spesso. A riprova di questo, hanno anche portato il caso del Duomo, quando hanno evitato di fare l’attentato visto che c’era una coppietta appartata. “Non avevano una logica gli attentati” ribadisce Chiodini. Se non l'attacco ai simboli del potere. O meglio, a chi, hanno ribadito più volte, il potere lo usa male. Da qui la scelta del Duomo, come modello, e poi di chiese per un motivo o per l’altro legate ai due bombaroli. Vuoi per motivi personali, Paniconi era stato allontanato mentre faceva l’elemosina a San Tomasso, vuoi per motivi psicologici, Bordoni. E proprio Bordoni ha spiegato nel dettaglio il suo ultimo anno di vita che lo ha avvicinato alle idee anarchiche, con cinque libri trovati a casa sua e prelevati dagli inquirenti.

Così inesistente era il legame tra le bombe, che volevano colpire anche la curia di Macerata, per non si sa bene quale motivo, forse una intervista sbagliata, come quella che hanno imputato a don Vinicio nel loro fare criminale. Poi a Macerata hanno trovato gente, hanno cambiato obiettivo e sono finiti alla chiesa di San Gabriele. Per quanto riguarda la Caritas, inizialmente ipotizzata come possibile obiettivo dei bombaroli, i due hanno ribadito di apprezzarne invece il lavoro. Nessun dei due avvocati ha chiesto misure cautelari differenti al carcere. “Aspettiamo che la Procura valuti con attenzione le dichiarazioni degli assistiti e poi ci muoveremo. Non avrebbe senso farlo oggi, dopo che siamo noi ad avere chiesto di poter essere sentiti”. L’obiettivo, da qui a breve termine, è che quantomeno possano essere concessi i domiciliari per poter così, nel caso di Bordoni, andare a lavorare.

“Si sono liberati di un peso, parlare e raccontare quello che hanno fatto gli serviva” concludono Chiodini e Bargoni. Ad ascoltarli, oltre a Monti il capitano dei carabinieri di Ancona.

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