Così è nata la Cavalcata dell'Assunta. L'ex sindaco Emiliani: "Ho acceso il cerino. I colori delle contrade? Dalla natura"

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“Eravamo in cinque all’inizio ed è stato un lavoro lungo” raccontano Emiliani e Nucci. Con l’ex sindaco che cita Abramo Mori, l’uomo della nascita della Provincia, come altro pungolo per far ripartire la Cavalcata.

di Raffaele Vitali

FERMO - Due frasi chiudono il video emozionale ‘Cavalcata: io c’ero’ proiettato per la prima volta ieri sera in piazza del Popolo, con Stella Alfieri e Mery Pieragostini a fare da presentatrici e intervistatrici. “La Cavalcata non è mia figlia, io sono quello che ha acceso il primo fiammifero facendo rivivere la passione”. “Et Palio sia”. Due frasi di due figure molto diverse tra loro. Fabrizio Emiliani e Silvio Dionea. Il primo è l’uomo scelto come filo conduttore di un documentario ben fatto, a cui è mancata solo una cosa: le immagini. Perché un turista seduto ieri, e non un fermano appassionato, fino agli ultimi minuti non è riuscito a capire cosa fosse la Cavalcata. “E’ un ottimo inizio questo, miglioreremo ancora” commenta a caldo l’assessore con delega sul Palio, Mauro Torresi.

La gente è conquistata, ascolta in silenzio per oltre mezz’ora, guadando lo schermo posizionato di frotne all’ingresso della biblioteca. Ascolta perché Emiliani prima, poi Nucci, Recchioni e via via tutti veterani riescono far rivivere il 1982, l’anno della svolta con la resurrezione della rievocazione storica.

“Eravamo in cinque all’inizio ed è stato un lavoro lungo” raccontano Emiliani e Nucci. Con l’ex sindaco che cita Abramo Mori, l’uomo della nascita della Provincia, come altro pungolo per far ripartire la Cavalcata. “Abbiamo creato tutto dal nulla. Perfino le contrade all’inizio erano sei, come da statuto. E noi ci siamo inventate le foranee, arrivando così a dieci”.

Create le contrade, c’erano da scegliere i colori. E la voce sorridente di Emiliani strappa l’applauso quando spiega gli abbinamenti, guardando le mura del gabinetto del sindaco di Fermo completamente piene di stemmi. “Pensate a Fiorenza. Ricorda Firenze e così è venuto naturale abbinare il viola. E così per Molini. Abbiamo pensato all’acqua e alla terra della campagna: azzurro e verde. Oppure San Bartolomeo, che ha come simbolo una graticola e da qui il rosso e il nero”. Abbinamenti con la natura quindi, incluso il grano di Campiglione con il giallo dominante, per gli ideali padri della Cavalcata moderna.

Come D’Azeglio, fatta l’Italia andavano fatti li italiani, fatta la Contrada andavano fatti i contradaioli. “Non c’erano, dovevamo trovare dei riferimenti, qualcuno che poi all’interno del proprio quartiere si desse da fare, facesse da collante. Se penso che siamo partiti ad aprile e ad agosto abbiam sfilato, mi pare incredibile”.

Eppure, da quel lontano 1982 non si sono più fermati i cavalli, con l’altro grande cambiamento arrivato nel 1987 quando è cambiato il percorso che oggi tutti conoscono. Da Giacobbi a Recchioni, la passione monta e i giovani si avvicinano: “E’ questo uno degli aspetti più affascinanti della nostra Cavalcata: la giovane età dei partecipanti, il coinvolgimento generale” ricorda Paolo Calcinaro, che nel 2000 era impegnato in difficilissime telecronache del palio su richiesta di Fedeli. Merito anche di Oberdan Cesanelli che nel 1995 prima affianca Marco Renzi e poi prende la regia della Cavalcata, facendo fare il salto di qualità, anche a livello di corteggio: “Dovevamo avere una nostra storia, una nostra specifica tradizione” ricorda una delle sarte.

“Riuscimmo nel nostro scopo: riunificare e risvegliare la città” conclude Emiliani riempiendo lo schermo con il suo volto mai così sereno come nel raccontare l’accensione di quel cerino che è diventato poi fuoco di passione, esplosione di colori e di suoni. Come quelli delle bandiere e dei colori che hanno cominciato a volteggiare nel cielo davanti a palazzo dei Priori tra gli ohhh e gli applausi di una Fermo che ha voglia di storia, voglia di goliardia e divertimento. “Et palio sia” al posto di the end chiude il documentario lasciando a Dionea, storico volte e voce della Cavalcata dell’Assunta, l’ultimo frame di 35 anni di storia che da oggi, con i giovani e la comunicazione, vogliono essere il più solido dei punti di partenza.