Bombe alle chiese. Chiodini, legale di Bordoni: "Nessuna fuga e nessuna intercettazione in cui parla"

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Nella breve udienza sono stati chiariti alcuni punti, soprattutto dal parte della difesa di Bordoni, affidata all’avvocato Chiodini: “Ci sono due punti fermi e chiari anche dalle intercettazioni". Bargoni per Paniconi parla di "elementi minori in merito alla fuga".

FERMO – Udienza di convalida poco dopo le nove. È durata una manciata di minuti. Quelli necessari a Martino Paniconi e Marco Bordoni, i due accusati di avere posizionato e fatto esplodere le bombe fuori dalle chiese di Fermo e di Porto Sant’Elpidio, per avvalersi della facoltà di non rispondere. “Una scelta obbligata – spiegano i due legali Bargoni e Chiodini – visto che abbiamo parlato solo mezz’ora ieri con i nostri clienti. Ma abbiamo anche chiesto che i nostri clienti siano quanto prima interrogati dal Pm Monti”. Intanto, ll Gip si è riservato sulla convalida del fermo.

Nella breve udienza sono stati chiariti alcuni punti, soprattutto da parte della difesa di Bordoni, affidata all’avvocato Stefano Chiodini: “Ci sono due punti fermi e chiari anche dalle intercettazioni: per Bordoni non c’era alcun periodo di fuga e tantomeno la volontà di andare all’estero. Lui ha un lavoro fisso e famiglia a Fermo. E, secondo punto, Bordoni non è un ultras. Negli ultimi due anni avrà visto quattro partite e solo nel 2009 ebbe dei problemi, che gli costarono un Daspo, per essersi trovato nella macchina sbagliata al momento sbagliato durante una trasferta”.

Dettagli non da poco, come quello che emerge dalle intercettazioni ni cui non c’è mai un virgolettato di Bordoni, che viene tirato in ballo da Paniconi nelle telefonate con un altro amico. Certo, i due si conoscevano e anche bene, visto che sono entrambi di Capodarco, piccola frazione del comune di Fermo. Hanno frequentato gli stessi luoghi, ma di certo non assiduamente la curva del Recchioni.

Sulla fuga anche Bargoni è chiaro: “Vedremo le carte, parleremo nelle sedi opportune, ma pare evidente che non ci siano elementi a supporto della teoria della fuga. Ci sono solo elementi minori. Tra l’altro, il mio assistito (Paniconi, ndr) è senza reddito, inimmaginabile che potesse andare all’estero”. Sono arrivati insieme da Ascoli, sono provati: “Preoccupati e abbattuti, quasi inconsapevoli di quanto stia accadendo”. Posizioni diverse nell’indagine per i due, ma starà ai legali dimostrarne l’estraneità, o quantomeno il minor ruolo nella vicenda che ha sconvolto Fermo e gli ultimi sei mesi di vita dei suoi cittadini e preti.

Raffaele Vitali