Bombe contro le chiese: ecco le intercettazioni che inchiodano Paniconi e Bordoni

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Hanno colpito in modo seriale, probabilmente non da soli. “Ma allo stato non ci sono altri indagati” ribadisce il procuratore capo Domenico Seccia anche perché “nelle intercettazioni Paniconi si acclarava la responsabilità sia del confezionamento, sia della posa degli ordigni”.

FERMO - “Siamo contro questa chiesa che si arricchisce”. “Siamo contro la chiesa come potere”. “Le istituzioni son il nostro nemico”. Solo alcune delle frasi intercettate dagli inquirenti nelle conversazioni tra Martino Paniconi, 44 anni, e Marco Bordoni, 30 anni, i due accusati di essere i bombaroli delle chiese di Fermo.

Hanno colpito in modo seriale, probabilmente non da soli. “Ma allo stato non ci sono altri indagati” ribadisce il procuratore capo Domenico Seccia anche perché “nelle intercettazioni Paniconi si acclarava la responsabilità sia del confezionamento, sia della posa degli ordigni”. Le indagini proseguono, si cercano dettagli che vadano oltre la loro evidente responsabilità che ha spinto la Procura al fermo, per il pericolo di fuga, che ora deve essere convalidato dal Gip.

Stavano per scappare all’estero, almeno uno dei due, direzione Londra, “visto che in Francia mettono le bombe”. La frase, che fa sorridere, serve agli inquirenti per far comprendere la matrice dei due soggetti:” Non hanno di certo una impostazione culturale politica che possa far parlare di anarchia o fascismo” ribadiscono.

Più che altro due pericolosi invasati. Uno frequentava con costanza lo stadio, Paniconi, mentre l’altro non è riconducibile alla cosiddetta frangia ultrà che sta inquinando il tifo legato alla Fermana.

Sulle loro responsabilità il procuratore capo Seccia non ha dubbi e imputa ai due tutte le cinque le bombe piazzate contro le chiese. Quattro quelle note: 28 febbraio Duomo, 8 marzo San Tommaso, 13 aprile San Marco, 22 maggio Campiglione. La quinta è quella che solo Il Resto del Carlino aveva tirato in ballo, 9 maggio contro la chiesa di don Andrea a Porto Sant’Elpidio.

“Non ci sono legami con la Caritas o altro” ribadiscono in conferenza stampa i vertici delle forze dell’ordine. Ma resta la matrice anti chiesa e l’assenza di un collegamento con quanto accaduto tra Emmanuel e Amedeo Mancini, “se non l’essere ultrà” conclude il sostituto procuratore Monti.

Raffaele Vitali