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"La divisione uccide". Il monito di monsignor Conti al funerale di Emmanuel

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Dentro il duomo entrano i politici, Boldrini e Boschi in testa, e una parte di Fermo, quella che non si è fatta dilaniare in questi giorni dal pro e contro il razzismo, dal pro e contro Emmanuel, dal pro e contro Amedeo Mancini, dal pro e contro la verità.

di Raffaele Vitali

FERMO – “La pace sia con voi. Ve la auguro davvero. La divisione uccide. Che Dio benedica la nostra città, la nazione e la povera chiesa fermana che ha tanto sofferto. Aiutateci”. Monsignor Luigi Conti chiude la processione d’ingresso dei celebranti e si ferma a dare un bacio a Chinyere, la vedova di Emmanuel, seduta in prima fila, abbracciata dalle sue suore, le colonne che le hanno permesso di non crollare. È lì, a poco più di un metro dalla bara che contiene il suo sposo. Una bara semplice con una foto, alcuni disegni e intorno delle enormi corone di fiori, dono dei vertici della politica nazionale.

Dietro di lei i profughi. Tanti, silenti, tutti uniti dal colore rosso, simbolo di lutto. L’unica macchia bianca è proprio Chinyere,c he si è sentta male durante il Padre Nostro. Di lato, il mondo della politica, lo Stato, quello che con la sua presenza dice no al razzismo, come faranno martedì tanti cittadini in piazza del Popolo. Al presidente Boldrini, che è arrivata con grande anticipo. Ha parlato con don Vinicio, si è confrontata con il sindaco Calcinaro, “non ti faremo restare solo nella battaglia contro il razzismo, questa città non lo merita”, ha consolato la vedova. Tra di loro poco spazio, ma lo sguardo si incrocia spesso. Nessuna passerella per la Boldrini, lei tra i rifugiati ha passato anni della sua vita, lottando per i loro diritti. Ma anche lei, arrivando a Fermo, non ha potuto portare quello che tutti attendono: una velocizzazione delle pratiche di legalizzazione.

Dentro il duomo entra una parte di Fermo, quella che non si è fatta dilaniare in questi giorni dal pro e contro il razzismo, dal pro e contro Emmanuel, dal pro e contro Amedeo Mancini, dal pro e contro la verità. Che nessuno conosce, tranne che per un dettaglio: un uomo è morto per aver difeso sua moglie da un insulto razzista. Ed entrano il ministro Boschi, il senatore Verducci e il deputato Petrini, gli europarlamentari Sassoli e Kyenge e tanti, tantissimi altri volti noti, locali e nazionali. “Vorremmo che il dolore della comunità fosse rispettato da tutti” ribadiscono i celebranti. E il silenzio del duomo, in cui anche i bambi in silenzio guardano quella macchia bianca in mezzo a tanto nero, rosso e abiti eleganti da prima fila.

Un funerale diventato ‘italiano’ per il clamore della vicenda, per colpa di quel ‘scimmia africana’ che ha segnato il confine tra chi ha valori e chi invece non ne ha. “Se siete qui è perché volete aiutare il prossimo, volete chinarvi e sollevare chi è a terra, come ha fatto Gesù” ribadisce l’arcivescovo. Le persone si guardano, si interrogano con lo sguardo: saremo in grado di aiutare chi ci è vicino, che sia italiano, nigeriano o iracheno? Gli occhi si incrociano e poi tornano verso monsignor Conti, sperando che il suo appello alla fede gli dia la forza di non fallire, di non cedere alla rabbia, ala giustificazione, alla polemica. “Non possiamo essere divisi qualunque sarà in futuro il giudizio umano, noi rischiamo di morire per la divisione. E invece, Fermo da oltre due anni si è dimostrata ospitale, lo riconoscono inostri fratelli immigrati, scappati dalle guerre, dalla fame. Anche Emmanuel e la sua promessa sposa lo hanno riconociuto”.

E allora, la richiesta finale nella sua omelia, Luigi Conti lo riserva alla collettività: “Perdona, perdona, perdona, questo dobbiamo fare. Alimenta la speranza di chi approda tra noi. Non sono loro i disperati, lo siamo noi con la nostra vita inutile e insensata. Se loro sono qui, è perché nutrono una speranza che noi rischiamo di uccidere”. La divisione uccide, soprattutto se si resta soli. Ma lo Stato questa volta, e la prima fila lo dimsotra, ha risposto presente. Ora sta ai cittadini seguire le parole dell'arcivescovo.

@raffaelevitali 

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