Emmanuel ucciso. I manifestanti: "Siamo qui per dire no al razzismo". "Il razzismo non è parte di Fermo"

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Un centinaio i partecipanti, forse qualcuno in più. Qualche politico, da Massimo Rossi a Peppino Buondonno, storici esponenti della sinistra fermana. In prima linea anche il sindaco Paolo Calcinaro: “Quando si manifesta contro il razzismo è sempre un moment positivo”.

FERMO – Si sono dati appuntamento sul belvedere di Fermo, per tutti ormai l’angolo della morte, per ricordare Emmanuele, soprattutto, per dire no al razzismo. Sono gli esponenti dei centri sociali della regione, gruppi antifascisti, referenti di associazioni legate all’accoglienza. Niente corteo, ma un sit-in per dare forza al messaggio. “Siamo qui perché quanto accaduto ci ha turbato e perché dimostra il substrato culturale che cova, il clima di xenofobia che la politica sta pian piano sdoganando” commenta Giulia, arrivata da Porto San Giorgio e tra le organizzatrici della manifestazione.

Un centinaio i partecipanti, forse qualcuno in più. Qualche politico, da Massimo Rossi a Peppino Buondonno, storici esponenti della sinistra fermana. In prima linea anche il sindaco Paolo Calcinaro: “Quando si manifesta contro il razzismo è sempre un moment positivo”.

I manifestanti portano fiori, lasciano biglietti davanti ai cartelli che ricordano Emmanuel, prima che arrivi un camioncino con le casse e i megafoni utili per dare un po’ di ritmo e parlare alla città di Fermo. Fa caldo, troppo, anche per chi vorrebbe starli ad ascoltare. Ma ci sono decine di giornalisti e il messaggio passa lo stesso: “Quello che temiamo è che si dimentichi la matrice fascista dell’atto. Il razzismo insito in quello che è successo. Si sta cercando di derubricare quanto accaduto, è inaccettabile” prosegue Giulia. Le fa eco una ragazza di Fermo, 19 anni e la voglia di dire “il razzismo non fa pare della mia città”.

Il loro scopo finale è svegliare il territorio:” Non dobbiamo pensare che il razzismo sia una cosa lontana da noi. C’è e va combattuto. Magari si potevano anche fermare le manifestazioni, come quella in piazza2. Ma su questo Calcinaro non transige: “Parliamo di un torno che coinvolge ragazzini dal Libano alla Serbia passando per mezza Italia. È proprio facendoli giocare che si promuove l’integrazione e la civiltà”. E la musica prosegue a suonare, a riempire quel belvedere diventato triste e simbolo di qualcosa che fermo non avrebbe mai pensato di vivere: “La morte per un insulto razzista” conclude il primo cittadino.

r.vit.