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Ore 1030, si apre il portone: San Francesco è pronta, uno scrigno con affreschi segreti e stanze sottorranee

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Suonano le campane, “mi mancavano, ogni mattina da casa mi sveglio e vedo l’abside di San Francesco” sottolinea il sindaco Paolo Calcinaro, inizia alla messa.

FERMO – “Uno splendore che temevamo di non rivedere più”. Ha ragione l’arcivescovo Rocco Pennacchio, serviva fede per immaginarlo con le forbici in mano, sotto il crocefisso, pronto a tagliare il nastro dopo aver aperto, alle 10.30 del 22 settembre, il grande portone di legno che da tre anni divideva la comunità dalla propria casa.

Suonano le campane, “mi mancavano, ogni mattina da casa mi sveglio e vedo l’abside di San Francesco” sottolinea il sindaco Paolo Calcinaro, inizia alla messa. Letture che sembrano scelte e che invece sono di giornata: “Ci dicono di pregare per coloro che stano al potere. E lo facciamo, dobbiamo fermare l’illusione di essere onnipotenti. Bisogna resistere alle seduzioni del denaro e del potere, il mezzo non può diventare il fine” prosegue Pennacchio.

Ascolta in prima fila il commissario straordinario Piero Farabollini. Non è voluto mancare, anche perché San Francesco è stata finanziata completamente con i fondi dell’ordinanza commissariale del 2017. “Trecentomila euro, li abbiamo usati tutti. e se vedete le reti che coprono le volte è perché così garantiamo la sicurezza di ogni persona che entra. Sono fatte in modo tale che in caso di nuovi crolli, fermano le pietre. Certo, avremmo potuto ridarvi tutta la chiesa, ma sarebbero serviti molti più soldi” spiega l’ingegnere Massimo conti che ha diretto i lavori.

San Francesco non è solo la casa del frate più amato e patrono d’Italia è anche uno scrigno che durante i lunghi lavori ha regalato soprese, architettoniche e artistiche. Una chiesa con sole sei colonne, “un unicum” ribadisce Massimo Conti, che sono state messe in sicurezza e riempiti ognuna con 40 sacchi di malta. Una chiesa con affreschi francescani non visibili, scoperti durante i lavori, che ha un mondo sotterraneo, numerose le stanze scoperte con il georadar dai tecnici.

Una prova collettiva che è arrivata a buon fine, “la ricostruzione è anche ridare il senso di appartenenza” sottolinea l’assessore regionale Fabrizio Cesetti. San Francesco è una piccola goccia in mezzo a un mare di macerie spalmate in quattro regioni. Lo sa bene Farabollini: “Non possiamo vivere con la paura del terremoto, noi dobbiamo dare alle persone la serenità di potersi sentire sicuri dentro casa. Siamo un Paese che ragiona sempre in termini di emergenza, ma i terremoti hanno un arco ventennale, quindi non possiamo ritrovarci qui tra due decenni. Il Paese deve a vere la forza di dire ‘da casa non bisogna dover uscire, ma bisogna restarci proprio per sentirsi sicuri dopo le scosse’. Ma non è un percorso facile, ci sono 70mila edifici inagibili, 3mila chiese e 100 scuole danneggiate. Mi dispiace se non vi do la sensazione di fiducia nel futuro, ma ce la stiamo mettendo tutta e insieme ci riusciremo”.

Intanto San Francesco è tornata al suo splendore, con la facciata ripulita, i rosoni luccicanti e il 2016, ricordato dal viceprefetto Francesco Martino, sembra un po’ più lontano. “Ma serve velocità, servono procedure più snelle” conclude Cesetti. Non basta più la fede.

r.vit.

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