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Protesta degli infermieri del Pronto soccorso di Fermo. Lettera alla Procura: condizioni insostenibili, attese troppo lunghe

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Il primario Giostra interviene sui tempi di gestione del paziente: "Le 7ore e 30 minuti non sono il tempo di attesa, ma di permanenza". 

di Raffaele Vitali

FERMO – Il pronto soccorso di Fermo è al centro dell’attenzione mediatica, ma anche del personale che ci lavora e a breve, se lo riterrà opportuno dopo le segnalazioni ricevute, della Procura della Repubblica. Il primario Fabrizio Giostra, commentando i dati forniti dalla direzione dell’Area Vasta in merito al pronto soccorso da lui diretto ha ritenuto necessario precisare cosa significhi passare 7 ore e 30 minuti all’interno della struttura: “Si sta confondendo il tempo di permanenza in Pronto Soccorso (cioè il tempo che intercorre tra l'accettazione in triage e la dimissione, comprensivo di visita, consulenze, accertamenti ecc.) con l'attesa (che rappresenta invece il tempo che intercorre tra la registrazione in triage e la presa in carico nell'ambulatorio medico)”.

Una precisazione dovuta per il primario rispetto all’articolo da noi pubblicato. Una precisazione a cui aggiunge un altro dato: “Bisogna tenere presente che le recenti linee di indirizzo del Ministero della Salute auspicano che il tempo complessivo di permanenza sia di massimo 8 ore (più della nostra media). Ciò non vuol dire che non ci siano giornate in cui i codici minori attendono davvero 7 ore così come è praticamente la norma che si attende un posto letto per quasi una giornata.”. Insomma, Fermo è vicina al massimo accettabile, ma non l’ha raggiunto. Resta il dato: dal 2015 a oggi il tempo di permanenza è cresciuta di 3 ore, passando da 4h40’ a 7h30’. Così come sono cresciuti gli accessi da 17595 a 19910 stando ai primi sei mesi del 2019 rispetto a quelli del 2015.

Questo tempo che per Giostra è di permanenza e non di attesa, differenza semantica e clinica importante che non cambia però il periodo passato all’interno della struttura, per gli infermieri torna a essere attesa. La riprova viene da una lunga lettera inviata da oltre 40 dipendenti che lavorano nel Pronto soccorso. 40 persone che hanno messo il loro nome sotto la missiva scritta per loro conto dall’avvocato Moira Vallati e indirizzata a tutti i vertici politici e sanitari della Regione, oltre che al sindaco di Fermo, alla presidente della Provincia e alla Procura della Repubblica di Fermo.

Secondo gli infermieri la situazione del Pronto Soccorso di Fermo è arrivata a un livello insostenibile: “Lavoriamo in condizioni non più sostenibili, per noi e per il diritto alla salute del paziente”. Parole dure che poi vengono riempite di contenuti, in particolare per chi si trova a lavorare al Triage, che è il cuore della presa in carico del cittadino-paziente. “Il triagista deve identificare le persone che necessitano cure immediate, applicare le procedure in attesa dell’arrivo del medico. Deve poi sorvegliare la persona in attesa e rivalutarne le condizioni periodicamente”. Questo e altro in condizioni normali.

Quindi non a Fermo dove l’organico è sottodimensionato e negli ultimi 4 anni addirittura diminuito: “Il percorso di rivalutazione, fondamentale, diventa impossibile a causa del sovraffollamento del Pronto soccorso di Fermo. E questo. scrivono gli infermieri – comporta conseguenze serie sul piano della qualità delle cure e si riflette negativamente anche sula condizione dei lavoratori”. È qui che gli infermieri differiscono dalla precisazione che Giostra, mai nominato nella lettera dai suoi infermieri, ha ritenuto necessaria rispetto al nostro articolo: “Il sovraffollamento è da imputarsi agli eccessivi tempi di attesa e alla collegata impossibilitò della rivalutazione: questo aumenta il rischio clinico del paziente e quindi anche le conseguenze civili e penali del personale”. Sotto accusa finiscono “le condizioni di lavoro”.

Il finale della lettera è una richiesta rivolta all’Asur: “Servono strumenti idonei e adeguati alla riduzione dei tempi di attesa (e permanenza, ndr) e serve anche una riorganizzazione territoriale che inserisca il pronto soccorso in un contesto ben più ampio. Solo così la professionalità di chi lavora al Triage potrà interagire in modo sinergico coni bisogni del paziente”.

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