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Appalti milionari, terremoto nella sanità marchigiana. Indagate dieci persone: dal direttore Marini a Pieroni

I finanzieri hanno eseguito perquisizioni e sequestri di documentazione,” ma nessuna misura cautelare” sottolinea il pm.

sanità

FERMO – Sanità traballante. Carabinieri dentro il Murri, dieci indagati tra i vertici dell’Asur delle Marche e non solo. Questa l’estate bollente di chi gestisce la salute dei cittadini. Il nome che ha fatto più rumore dentro l’indagine sugli appalti della sanità, in particolare quello da 200milioni per la pulizia delle strutture ospedaliere, è quello del direttore generale Alessandro Marini, l’uomo di fiducia del presidente, nonché assessore alla Sanità, Luca Ceriscioli.

I finanzieri hanno eseguito perquisizioni e sequestri di documentazione,” ma nessuna misura cautelare” sottolinea il pm. Al manager Marini sono contestati, per vari episodi, reati che vanno dalla turbata libertà degli incanti, al concorso in corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, turbata libertà di scelta del contraente e abuso d'ufficio. Tra le ipotesi d'accusa il tentativo di favorire una specifica azienda nella gara, ancora in essere, per l'appalto da 200 milioni per le pulizie nei locali Asur Marche. Si tratta ovviamente di addebiti, contenuti nei decreti di perquisizioni, in fase iniziale e tutti da dimostrare. E l’avvocato difensore, Roberto Marini, lo ricorda subito: “Per chi ricopre il suo incarico avere una notizia di reato dopo quattro anni è quasi un record. Nel senso che per quel genere di ruolo si tratta di cose all'ordine del giorno".

Sono sette i capi d'accusa mossi dalla Procura di Ancona nel procedimento. Per l'appalto pulizie Asur con Marini sono indagati - turbata libertà incanti e corruzione per atto contrario a doveri d'ufficio - Norberto Pesarini, Mauro Pieroni, ex sindaco di Lapedona, e Fabio Badiali, sindaco di Castelplanio, in veste di intermediari, e gli imprenditori Michele Magagna e Luigi Posadinu. Al dg Asur viene contestato l'aver affidato il servizio di lava-nolo all'Area Vasta 3 di Macerata nel 2015 in affidamento diretto senza appalto con gara pubblica. Altro appalto nel mirino per l'ipotesi di turbata libertà di scelta del contraente, quello per la ristorazione scolastica e assistenziale a Jesi con stazioni appaltanti pubbliche, a maggio: la Procura chiama in causa oltre a Badiali e Pesarini, Luciano Facchini e Sergio Venditti referenti della società che sarebbe stata favorita. Accusa di traffico di influenze per Badiali, Pesarini e Facchini: mille euro percepiti dal sindaco come contributo elettorale secondo l'accusa sarebbero stati invece il prezzo della mediazione illecita. Altre due contestazioni coinvolgono Marini: la prima di abuso d'ufficio in concorso con Fulvia Dini, rup per la ristrutturazione dell'ex ospedale Umberto I, la seconda di turbata libertà di scelta del contraente, insieme all'imprenditore Alessandro Pedone, per 'pilotare’ l'affidamento del servizio antincendio nelle strutture ospedaliere di Fabriano modificando il bando riguardo al criterio di scelta.

Tutte le accuse vengono rigettate dalle difese, con quella di Marini che fa notare anche una strana coincidenza: “Questa inchiesta cade a pennello con il rinnovo del suo incarico in scadenza il 22 luglio. Una coincidenza che lascia pensare. Il mio assistito è comunque fiducioso del fatto che a conclusione delle indagini emergerà la sua totale estraneità ai fatti. Per quanto riguarda le accuse, in attesa di definire una linea difensiva, possiamo dire che alcuni fatti sono insussistenti ed altri invece non sono a lui addebitabili".

Nel corso delle perquisizioni, la Guardia di Finanza ha sequestrato, oltre a una serie di documenti, il tablet, gli smartphone e i contenuti del pc fisso. "La perquisizione è culminata con un sequestro dei mezzi informatici”. Il presidente Ceriscioli, a caldo, ha detto: “Contiamo che le persone indagate possano dimostrare la totale estraneità a quanto viene loro contestato e che l'intera vicenda riesca a chiarirsi in tempo molto brevi. L’attività sanitaria della Regione prosegue, comunque, in tutte le proprie funzioni, garantendo come sempre ai cittadini la qualità dei servizi offerti".

Ma dalle aule di tribunale a quelle della politica il passo è breve e di attacchi al numero uno Pd della Regione ne arrivano tanti. "Ceriscioli se ne deve andare a casa. È uno scandalo di una gravità inaudita" è l’appello dei parlamentari marchigiani del Movimento 5 Stelle. "Le problematiche della sanità marchigiana le subiamo sulla nostra pelle ogni giorno, poi scopriamo che il motivo è che nel settore sanitario ci si fanno affari d'oro” spiegano Rossella Accoto, Donatella Agostinelli, Roberto Cataldi, Maurizio Cattoi, Mauro Coltorti, Mirella Emiliozzi, Giorgio Fede, Paolo Giuliodori, Martina Parisse, Roberto Rossini, Sergio Romagnoli, Rachele Silvestri e Patrizia Terzoni.

Il timore pentastellati è che il modus operandi contestato dalla finanza a livello centrale sia replicato in ogni Asur: “È plausibile ed auspichiamo la massima attenzione al riguardo da parte degli inquirenti e della Magistratura”. Stessa linea per Forza Italia con il senatore Cangini e i vertici regionali: “Alla condizione disastrata dell’offerta sanitaria marchigiana, di cui unica responsabile è l’Amministrazione regionale a guida Pd, si aggiungono gli scandali giudiziari”.

r.vit.

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